185 battiti e un finale esplosivo: Romele a un soffio dalla medaglia nella 10 km di fondo paralimpica
- Postato il 11 marzo 2026
- Di Virgilio.it
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Il quarto posto di Giuseppe Romele nella 10 km paralimpica dello sci di fondo lo racconta l’azzurro al termine di una prova con finale gagliardo, che gli è valsa solo applausi: “Gara intensa perché ho messo in gioco tutto: più di questo non potevo dare, i tre secondi che mi tengono giù dal podio pesano ma sono felice della prestazione. Stimo tantissimo Ivan Golubkov, mi fa piacere che sia rientrato, è un atleta come tutti noi”.
L’oro alla Russia – che a Pechino non c’era – ha spinto giù dal podio l’azzurro in una prova che ha ricordato – nella gestione, nell’andamento, nelle posizioni finali – quella di quattro anni fa. Stavolta argento e bronzo alla Cina con Mao e Zheng ma anche per loro è un dejavù rimodulato dalla presenza russa: nella precedente edizione dei Giochi paralimpici avevano conquistato oro e argento.
Al Tesero Cross-Country Skiing Stadium, Romele ha chiuso in 24:28.0, a poco più di 22 secondi dal russo. A tre secondi dal podio. Romele ha gestito la prima parte e aumentato il ritmo negli ultimi chilometri. Prestazione in rimonta: esaltante ma non abbastanza per arrivare a insidiare la coppia cinese. Gli altri italiani: Michele Biglione decimo, Giuseppe Spatola 23esimo
Quale e quanta stima nel percepire una soddisfazione forte – esserci e aver dato tutto -, capace di andare oltre il rammarico di un quarto posto. Ha rimandato ogni discorso alla 20 km di domenica, Romele e, con la consapevolezza di aver consumato ogni pozione di energia e forza, ha fatto sapere che il cuore è arrivato a 185 battiti al minuto. È anche questo, la storia dell’azzurro: una trama in capitoli in cui il cuore e la fatica hanno fatto spesso la differenza.
- I successi recenti di Giuseppe Romele
- Dall’acqua alla neve, passando per l’atletica
- Atletica, maratone e ricerca del salto di qualità
- La 20 km paralimpica
- Oltre la neve: dalle automobili a... Los Angeles 2028
I successi recenti di Giuseppe Romele
Quando si racconta Giuseppe Romele, il rischio è fermarsi alla medaglia e perdere il quadro: perché dietro al bronzo paralimpico, alle aspettative e agli ori iridati c’è un atleta che, negli anni, ha costruito una carriera “a incastro”, passando dall’acqua alla neve, dalla carrozzina alle gare di sci nordico, fino al paratriathlon. Oggi la sua rappresenta una delle storie più riconoscibili dello sport paralimpico italiano.
Nasce in provincia di Bergamo, a Lovere il 12 febbraio 1992, ma vive a Pisogne, in provincia di Brescia. È nato con ipoplasia femorale bilaterale, che impedisce lo sviluppo completo degli arti inferiori. Il Romele “da copertina” nasce sulla neve: il suo profilo internazionale esplode soprattutto tra Pechino 2022 e i Mondiali 2023, due tappe che – in prospettiva Milano-Cortina – restano i riferimenti più solidi per misurarne ambizioni e specialità.
Alle Paralimpiadi Invernali di Pechino 2022, Romele sale sul podio nello sci di fondo: bronzo nella 10 km Sitting, in una gara raccontata dalle cronache come un duello serrato per il terzo posto.
L’anno successivo, ai Mondiali di sci nordico paralimpico a Ostersund, arriva la consacrazione piena: oro nella Long Distance 18 km e oro nella Middle Distance 10 km (categoria Sitting).
È in quel contesto che una sua frase diventa quasi una chiave narrativa: “Mi piace la fatica”, ha detto alla Gazzetta. Una dichiarazione che, più che uno slogan, sintetizza bene un atleta costruito su tenuta mentale e resistenza: “Amo molto gli sport che richiedono grande resistenza, per questo oltre al nordico pratico triathlon, un multisport che mi favorisce e allena anche per la disciplina invernale”, riporta il sito del comitato paralimpico.
Nel 2025 Romele compare anche tra i volti e gli “ambassador” legati al percorso di avvicinamento ai Giochi, con interviste in cui parla apertamente di prospettive e di come immagina il proprio futuro sportivo dopo l’appuntamento italiano.
Dall’acqua alla neve, passando per l’atletica
Pisogne è tra il lago d’Iseo e le nevi della Valcamonica. E il Romele atleta ne incarna lo spirito, con una traiettoria che parte dall’acqua e approda sulla neve: è un atleta partito dal nuoto già da giovanissimo, fino ad arrivare a risultati di rilievo in età adolescenziale vincendo anche nel 2006 il Campionato italiano nei 50 stile.
“Lo sport mi ha permesso di crescere. Ho sempre avuto una testa da battaglia in tutto, praticare attività sportiva mi ha aiutato a incanalare l’esuberanza che avevo e trasformarla in qualcosa di positivo”, si è raccontato al Corriere della Sera, aggiungendo che “Ero molto vivace. Forse anche per la condizione in cui sono nato. Comunque, fin da allora cercavo di far capire agli altri che la disabilità non mi poneva limiti”.
I successi nel nuoto nascono dalla sua voglia di reagire: “Facevo di tutto per dimostrare di poter fare qualsiasi cosa, a volte spingendomi oltre il limite delle mie capacità”, ha detto a Gazzetta prima di Pechino. E nel nuoto sembra arrivare anche la grandissima occasione. Nel 2016 Giuseppe, nei 100 rana va fortissimo e vince il titolo italiano. All’orizzonte ci sono le Paralimpiadi di Rio, ma Romele, per un soffio, non rientra tra i convocati della spedizione azzurra.
Atletica, maratone e ricerca del salto di qualità
Negli anni successivi, il percorso si allarga, ai lanci dell’atletica, agli sport in carrozzina e all’endurance, un tratto che ritorna spesso nei suoi racconti: l’idea di “provare discipline diverse” finché non trovi quella che ti restituisce davvero la sensazione di poterti esprimere al massimo. Un’altra tappa fondamentale arriva nella Polisportiva Disabili Valcamonica con l’incontro con le “anime” della Polisportiva Gigliola Frassa e Angelo Martinoli: “Mi hanno aiutato a provare diverse discipline, anche il tennis e la vela”.
E, grazie ad Angelo, “Beppe”, come lo chiamano tutti, ammette di essere “cresciuto come sportivo e come persona”. Poi, un altro di quegli incontri che ti cambiano la vita: con lo sci di fondo e l’amico-compagno di squadra Cristian Toninelli: “Nel 2017 mi ha fatto provare questa disciplina e ho subito sentito dentro di me una grande sensazione di libertà. Mi piacciono la sofferenza, l’impegno e la determinazione che servono per raggiungere l’obiettivo. La mia struttura me lo permette”. Il resto, sono medaglie: 10 in Coppa del Mondo, un argento ai Mondiali e a Pechino il bronzo alle Paralimpiadi.
La 20 km paralimpica
Per capire dove e come fa la differenza, bisogna entrare nel dettaglio delle specialità e del format di gara. Nel fondo paralimpico esistono categorie diverse (Standing, Sitting, Visually Impaired): Romele compete nel Sitting, quindi in gare dove la componente di spinta e gestione dello sforzo sugli arti superiori diventa centrale.
E Romele, tra il bronzo paralimpico di Pechino sulla 10 km, l’oro Mondiale nei 10 e nei 18 a Ostersund, punta forte sulla ruota delle Paralimpiadi: “Quanto a Milano Cortina, i Giochi rappresentano il mio sogno sportivo più grande: vincere una medaglia in casa”.
Resta la 20 km che gli apparecchia esattamente le distanze che preferisce. Più sono lunghe, meglio è: “Cerco fatica e continuità”.
Oltre la neve: dalle automobili a… Los Angeles 2028
In un profilo-intervista della Gazzetta che ripercorre i Mondiali 2023, emerge un dato molto concreto: l’hobby per l’automobilismo: “Quando ho un po’ di tempo libero mi piace montare e smontare auto”.
Anche questa una passione diventata vita: ha studiato e lavorato come operatore meccanico d’auto, e la passione per le auto ritorna come hobby costante, compatibilmente con allenamenti e gare. Romele, in varie interviste, indica spesso nella compagna Nadia e nella nonna Carla due presenze decisive nel suo quotidiano e nel sostegno al percorso sportivo.
Romele non è solo un fondista che ogni tanto fa altro: il paratriathlon è una seconda strada reale, riconosciuta e praticata ad alto livello. Lo dimostrano sia le dichiarazioni pubbliche sia la presenza in eventi ufficiali, come a Parigi dove ottiene un quarto posto poi cancellato per una irregolarità in occasione per errore nella transizione durante l’handbike, anche per la presenza ravvicinata della moto di giuria.
In un’intervista Rai del 2025, il messaggio è esplicito: dopo l’orizzonte di Milano Cortina, l’idea è di utilizzare lo sci come divertimento e “provare a puntare tutto sul discorso triathlon in vista di Los Angeles 2028”.
Dall’acqua alla neve, dalla neve all’acqua: dal lago d’Iseo di Pisogne alla Valcamonica, dal bianco di Milano Cortina al nuoto di Los Angeles. Ma in fondo, a dominare la scena, è sempre lo stesso elemento: “Come dico sempre, la neve prima o poi si scioglie e si torna all’acqua”.