8 nuovi libri per iniziare il 2026 con ottime letture 

  • Postato il 20 gennaio 2026
  • Editoria
  • Di Artribune
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Questa selezione mette in fila libri che non si limitano a documentare: smontano i dispositivi dell’immaginario e ne mostrano gli ingranaggi. Dalla seconda ondata post-grunge fotografata da Bootsy Holler alla bussola critica di Silvia Camporesi sulla fotografia, dall’alleanza progettuale Vignelli–Feudi di San Gregorio all’Atlante dei videogiochi come mappa di linguaggi, fino alla genealogia mediale di Muybridge riletta da Rebecca Solnit. In mezzo, i confini porosi tra danza e performance tracciati da Teresa Macrì e l’ordigno televisivo riacceso dal caso Carmelo Bene. Musica, design, visual culture e corpo: otto libri per capire come le culture contemporanee si fanno — e come ci formano.

Dario Moalli

Bootsy Holler, Making it
Bootsy Holler, Making it

Bootsy Holler – Making it 

Non è l’ennesimo album da fan, è un taccuino di vita in presa diretta. In Making it la fotografa Bootsy Holler entra e esce dai club di Seattle tra 1992 e 2008 come si attraversa casa: palchi bassi, backstage striminziti, pavimenti appiccicosi e una comunità che si riconosce a vista. Il risultato è un inventario affettivo della “seconda ondata” post-grunge, quando la città smette i panni del mito e diventa officina: Death Cab for Cutie prima dei teatri pieni, i Fleet Foxes agli inizi, Modest Mouse, Gossip, i passaggi di Interpol, Beck, Moby, Yeah Yeah Yeahs, Foo Fighters.
Holler non scatta da cronista esterna: fotografa amici, promoter, buttafuori, pubblico. Il suo è un punto di vista laterale e intimo che preferisce la cerniera rotta della sera giusta alla posa ufficiale del giorno dopo. E mentre il mondo passa dalla pellicola al digitale, dalle telefonate ai messaggi, queste immagini trattengono l’energia a corpo libero di una scena che ancora si costruisce dal vivo, una data alla volta.

Bootsy Holler 
Making it: an intimate documentary of the Seattle indie, rock & punk scene, 1992-2008 
Damiani, 2025 
pag. 208, € 55 

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Silvia Camporesi, Una foto è una foto è una foto
Silvia Camporesi, Una foto è una foto è una foto

Silvia Camporesi – Una foto è una foto è una foto 

Non è un manuale né un memoir, è una bussola. In Una foto è una foto è una foto Silvia Camporesi entra nelle pieghe della fotografia contemporanea senza nostalgie e senza facili entusiasmi: dall’alba analogica al flusso digitale ininterrotto, dove tutti scattano e tutti pubblicano, prova a rimettere ordine. Ogni capitolo è un piccolo laboratorio: esperienze di campo, riferimenti storici, citazioni necessarie, aneddoti che illuminano questioni spinose, verità e messa in scena, memoria e manipolazione, autorialità in tempi di piattaforme.
Il titolo, che echeggia Gertrude Stein, diventa un metodo: ribadire che la fotografia è un “ente strutturato”, con regole, ambiguità e responsabilità, anche quando viaggia leggera su uno schermo. Camporesi non semplifica: mostra come leggere un’immagine, riconoscerne i codici, capire quando un’immagine lavora su di noi (e perché).

Silvia Camporesi
Una foto è una foto è una foto 
Einaudi, 2025 
pag. 120, € 13

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Domitilla Dardi, Lella e Massimo Vignelli e Feudi di San Gregorio 
Domitilla Dardi, Lella e Massimo Vignelli e Feudi di San Gregorio 

Domitilla Dardi (a cura di) – Lella e Massimo Vignelli e Feudi di San Gregorio 

Non un catalogo celebrativo, ma la storia di un’alleanza. Lella e Massimo Vignelli e Feudi di San Gregorio, a cura di Domitilla Dardi con Eleonora D’Alessandro, ricostruisce il quarto di secolo in cui due maestri del design hanno aiutato un’azienda del vino a diventare marca culturale. Il libro segue l’incontro tra Ella e Antonio Capaldo e i Vignelli, e mostra come da quell’intesa sia nata un’identità visiva coerente e riconoscibile: logo, bottiglie, etichette, interni, fino alla messa in scena del prodotto. La chiave è semplice e radicale: usare l’immagine per dare a ogni bottiglia un racconto, un oggetto che porta significati prima ancora del gusto. Il volume alterna documenti, immagini d’archivio e analisi per far emergere il metodo Vignelli: rigore tipografico, misura formale, funzionalità senza orpelli. Ma soprattutto chiarisce un punto: quando il design è pensiero, il brand non “vestisce” il vino, lo interpreta. Nel quarantennale di Feudi di San Gregorio, queste 112 pagine sono anche un promemoria per chi progetta oggi: identità è continuità di scelte, non collezione di effetti.

Domitilla Dardi (a cura di) 
Lella e Massimo Vignelli e Feudi di San Gregorio 
Sole 24 Ore Cultura, 2025 
pag. 120, € 30 

Andrea Cuman e Cristian Confalonieri, Atlante dei videogiochi
Andrea Cuman e Cristian Confalonieri, Atlante dei videogiochi

Andrea Cuman, Cristian Confalonieri – Atlante dei videogiochi 

Non l’ennesima lista nostalgica, ma una mappa ragionata. Atlante dei videogiochi attraversa mezzo secolo di culture ludiche, dagli arcade al mobile, selezionando 100 titoli-soglia e collegandoli, per affinità di genere, tema o pubblico, ad altri cinque ciascuno: 600 rimandi che trasformano l’indice in rete. Le schede non si limitano a dati e crediti: raccontano origini, meccaniche, incidenti felici di progettazione, spiegando perché Tetris, Pac-Man, Minecraft o Super Mario siano diventati lingua franca, e perché certe “chicche” restino ancora oggi decisive per capire il medium. 
La grafica di Marta Signori aggiunge un valore iconografico non puramente illustrativo: immagini originali che sintetizzano atmosfera e sistema di gioco, aiutando a ricordare a colpo d’occhio universi e dinamiche. Il risultato è un compendio utile a due letture: quella verticale, titolo per titolo, e quella orizzontale, per percorsi trasversali (platform, survival, puzzle, JRPG, indie). Per chi insegna, progetta, colleziona o semplicemente gioca, è una bussola che tiene insieme storia, design e immaginario pop, ricordando una verità semplice: i videogiochi sono architetture di regole, ma anche macchine di narrazione.

Andrea Cuman, Cristian Confalonieri 
Atlante dei videogiochi 
Topic Edizioni, 2025 
pag. 256, € 39

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Rebecca Solnit, Un fiume di ombre. Eadweard Muybridge, un fotografo nel selvaggio, tecnologico West 
Rebecca Solnit, Un fiume di ombre. Eadweard Muybridge, un fotografo nel selvaggio, tecnologico West 

Rebecca Solnit – Un fiume di ombre. Eadweard Muybridge, un fotografo nel selvaggio, tecnologico West 

Non è soltanto la biografia di un fotografo eccentrico: Un fiume di ombre ricostruisce come, nel giro di pochi anni, l’America dell’Ottocento abbia imparato a vedere il movimento e quindi sé stessa in modo nuovo. Rebecca Solnit usa Eadweard Muybridge come perno di un sistema più ampio: l’accelerazione tecnologica (ferrovie, telegrafo), la finanza che la sostiene (Leland Stanford), il paesaggio trasformato in veduta e capitale (Yosemite, San Francisco “scuoiata” in panorami), le fratture del continente (la violenza sui nativi, la corsa all’oro), fino all’ombra lunga che arriva al cinema e alla Silicon Valley. 
Il libro mostra come la cronofotografia, l’ossessione di “spaccare il secondo”, non sia un esercizio tecnico ma un cambio di paradigma: isolare sequenze invisibili all’occhio per addomesticare il tempo, anticipando l’immagine in movimento e l’industria mediatica che ne deriva. Attorno, la figura di Muybridge resta indecifrabile e magnetica: paesaggista monumentale, sperimentatore instancabile, uomo in bilico tra genio e zona d’ombra. Solnit ne segue le traiettorie senza mitizzarlo, mettendo in relazione laboratorio e contesto: il mecenatismo interessato, l’estetica come braccio secolare dell’espansione, l’invenzione che diventa potere.

Rebecca Solnit
Un fiume di ombre. Eadweard Muybridge, un fotografo nel selvaggio, tecnologico West 
Johan & Levi Editore, 2025 
pag. 352, € 40 

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Teresa Macrì, Stato di incanto
Teresa Macrì, Stato di incanto

Teresa Macrì – Stato di incanto. Danza, non-danza, post-danza e performance art 

Stato di incanto mette in mappa il territorio ibrido dove danza, non-danza, post-danza e performance art si sono contaminate fino a scardinare generi, sedi e aspettative. Il punto d’avvio è lo Judson Dance Theater: non un mito fondativo, ma una leva per leggere una trasformazione che porta il gesto quotidiano al centro della scena e apre la coreografia al pensiero critico. Da lì il libro segue autori e pratiche che, in modi diversi, hanno lavorato sul “grado zero” della danza: sottrazione, ripetizione, istruzioni semplici, dispositivi relazionali. Il filo non è la cronologia, ma la postura: la danza come forma di dissenso, come politica dei corpi prima che spettacolo. 
Portare la coreografia nel museo (e viceversa) non è solo un cambio di indirizzo: modifica il contratto con il pubblico, i regimi di attenzione, la possibilità stessa della presenza. L’“incanto” del titolo non è un’illusione estetizzante: è la forza magnetica di pratiche che sanno spiazzare, accendere attrito, intercettare l’umore del presente (fragilità, euforia, ansia) senza rifugiarsi nel virtuosismo.

Teresa Macrì
Stato di incanto. Danza, non-danza, post-danza e performance art 
postmedia books, 2025 
pag. 272, € 26

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Annalisa Presicce, Carmelo Bene, Maurizio Costanzo. Nessuno contro tutti
Annalisa Presicce, Carmelo Bene, Maurizio Costanzo. Nessuno contro tutti

Annalisa Presicce (a cura di) – Carmelo Bene, Maurizio Costanzo. Nessuno contro tutti 

Non un semplice reperto televisivo, ma un dispositivo critico. Carmelo Bene – Maurizio Costanzo. Nessuno contro tutti, a cura di Annalisa Presicce, riporta integralmente in pagina le due celebri puntate di Uno contro tutti (1994 e 1995) dal Teatro Parioli e le affianca a un commentario analitico che ne decifra ritmo, lessico, strategie di sabotaggio. Il volume mostra come Bene usi la televisione per disinnescarne i codici: l’intervista diventa tritacarne linguistico, il contraddittorio una coreografia dello scarto, la morale da salotto un bersaglio mobile. Ne esce una radiografia dell’“apparato” TV negli Anni Novanta, colto mentre prova a normalizzare l’eccezione e finisce per amplificarla. 
L’edizione, autorizzata, è pensata come archivio e come guida: trascrizioni integrali, apparati, capitoli d’approfondimento, fino alla postfazione di Cristante che legge quell’evento come una battaglia contro la rappresentazione di Stato. A trent’anni di distanza, il libro serve per riascoltare l’anomalia Bene senza filtri nostalgici e per misurare quanto il suo cortocircuito – contro senso comune, pedagogie dell’audience, comfort del talk – resti attuale nell’ecosistema mediale di oggi. 

Annalisa Presicce (a cura di) 
Carmelo Bene – Maurizio Costanzo. Nessuno contro tutti 
Luni Editrice, 2025 
pag. 288, € 25 

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Elton Koritari, Concrete Albania
Elton Koritari, Concrete Albania

Elton Koritari (a cura di) – Fabrizio Bellomo. Concrete Albania 

Non è un fotolibro “sui Balcani”, è un atlante visivo su come un Paese si racconta col materiale più banale e più politico: il cemento. In Concrete Albania Fabrizio Bellomo mette in fila vent’anni di osservazioni tra Tirana, la costa e le periferie, seguendo scivoli improvvisati sulla Piramide, balconi nel vuoto, scale che non portano da nessuna parte, fino agli esiti scintillanti del nuovo skyline. Il volume, curato da Elton Koritari e sostenuto dall’Italian Council, alterna serie fotografiche e testi (Koritari, Bellomo, l’artista Ardian Isufi) in tre lingue, costruendo una lettura che tiene insieme memoria socialista, transizione e turbocapitalismo. L’idea chiave è limpida: in Albania il cemento non è solo struttura, è linguaggio e mitologia; ieri odore di sopravvivenza, oggi lucido di resort e grattacieli. Le immagini – dal bus sospeso sul fiume trasformato in ponte pedonale alla partita al “Mulino” incisa su un blocco di macerie – mostrano come l’ingegno popolare e la speculazione urbana convivano nello stesso fotogramma, mentre i dati riportati nel libro misurano la portata del boom edilizio recente. Ne esce un “catalogo” di forme e fratture che, più che denunciare, mette il lettore davanti a un fatto: il cemento è l’archivio di una nazione, ciò che copre e ciò che ricorda.

Elton Koritari (a cura di) 
Fabrizio Bellomo. Concrete Albania 
Italian Council, 2025 
pag. 150 

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Autore
Artribune

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