A Capodanno scarcerati altri 88 prigionieri politici in Venezuela. Gli italiani Trentini e Pilieri restano in carcere

  • Postato il 3 gennaio 2026
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In Venezuela si rischia il caos, dopo il blitz col quale gli Stati Uniti hanno arrestato il presidente Nicolas Maduro. E questo rischia di congelare i progressi diplomatici sulla liberazione dei prigionieri politici, tra cui anche il cooperante italiano Alberto trentini. Pochi giorni prima dell’operazione ordinata da Donald Trump, le autorità di Caracas hanno rilasciato 88 prigionieri politici all’alba del primo gennaio, Giornata mondiale della pace. Le scarcerazioni hanno riguardato prigionieri detenuti nel centro penitenziario di Tocorón e ne El Rodeo I, la struttura in cui si trova da più di un anno Trentini. Ma il cooperante di Lido Venezia non è stato ancora rilasciato. E neppure gli altri concittadini detenuti nel Paese sudamericano, tra cui il giornalista Biagio Pilieri e l’imprenditore Daniel Echenaguccia. Tutti loro in cella da più di un anno e mezzo e in condizioni di salute precarie. I rilasci sono stati riferiti a Ilfattoquotidiano.it dai familiari degli ex-detenuti, che hanno beneficiato di un “iter di revisione dei casi” iniziato nei primi mesi del 2025 e che, già in passato, ha prodotto “diverse scarcerazioni”. Sono circa 190 le persone scarcerate nell’ultima settimana e l’amministrazione venezuelana assicura che “potrebbero esserci altri rilasci, a scaglioni, nelle prossime ore”.

Fonti di Caracas interpellate da ilfattoquotidiano.it sulla situazione di Trentini e degli altri connazionali riferiscono che, a differenza delle scarcerazioni precedenti, le autorità italiane erano a conoscenza – con qualche giorno d’anticipo – dei rilasci imminenti. “Ma non sono stati fatti passi in avanti nelle ore precedenti alla misura di grazia”, spiegano. La reazione italiana è arrivata soltanto dopo, con un post su X in cui il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ribadisce “il primato del diritto internazionale e la preminenza della diplomazia nella risoluzione delle controversie”, in riferimento all’escalation Usa nei Caraibi. Posizione analoga a quella con cui il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha ottenuto la liberazione del 41enne Camilo Castro, rilasciato il 15 novembre, nell’anniversario di prigionia di Trentini. La dichiarazione mira a sbloccare lo stallo politico fra Roma e Caracas, constatato anche dall’ambasciatore Oird e osservatore Onu Alberto López, che dal Venezuela assicura a ilfattoquotidiano.it: “Se fossimo in presenza di una vicenda giuridica Alberto sarebbe già stato riportato in Italia, ma non è il suo caso. Lui, innocente, è l’ostaggio che sta pagando la rottura fra Roma e Caracas, che ostacola la sua liberazione”. López, che anche a capodanno ha incontrato diversi esponenti del Chavismo, commenta che “la situazione è peggiorata a seguito di alcune dichiarazioni da parte italiana” e che la vicenda Trentini richiede un intervento decisivo dei “vertici di entrambi i governi”.

I familiari di Pilieri ed Echenaguccia non nascondono la loro frustrazione: “Se i nostri cari fossero stati rilasciati ci avrebbero chiamato un paio d’ore prima, come accade tutte le volte prima dei rilasci”. E aggiungono: “Ci vorrebbe un miracolo, una modifica last minute, ma siamo tutti molto demoralizzati”. Nel frattempo, in Italia, la società si mobilita per il rilascio di Alberto Trentini, chiedendo la sua liberazione durante la marcia per la pace di inizio anno ad Assisi – dove si è parlato anche di Pilieri – e, nello stesso giorno, a Catania. Altro appello per il governo italiano è giunto direttamente da Armanda Trentini, che sul Tg3, in un messaggio di fine anno, ha detto: “Dobbiamo sapere, come cittadini, che i nostri governanti stanno facendo il necessario e anche l’impossibile per liberare al più presto Alberto. Questa attesa è insopportabile”, ha chiosato la madre del cooperante, sottolineando il “bisogno di conoscere le strategie poste in atto e di vedere finalmente, dopo 410 giorni di ingiustificabile prigionia, dei risultati”.

Circa ottocento persone sono ancora recluse nel Paese sudamericano per ragioni politiche: quasi novanta di loro di nazionalità straniera, tra i quali cinque statunitensi – tre di loro affrontano accuse fondate -, detenuti in risposta all’escalation di Washington contro Caracas. Per Maduro un altro punto di forza nelle trattative, mai venute meno, con l’amministrazione Trump.

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