A processo per le liste elettorali false, tornano in campo per il Sì al referendum (e i partiti di governo “apprezzano”)
- Postato il 20 marzo 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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A volte ritornano. E questa volta lo fanno in uno dei luoghi simbolo della democrazia italiana: la Camera dei Deputati. Protagonisti, ancora una volta, gli esponenti del movimento politico “L’Altra Italia”, già finito al centro dell’inchiesta “Candidopoli”, una vicenda che nel 2021 scosse profondamente il sistema elettorale locale. L’operazione, condotta nel settembre di quell’anno dai finanzieri del comando provinciale di Padova e coordinata dalla Procura di Rovigo, portò alla luce un meccanismo tanto semplice quanto controverso: la candidatura, a loro insaputa, di ignari cittadini in piccoli comuni italiani con meno di mille abitanti, dove la normativa consente la presentazione delle liste senza raccolta firme. L’inchiesta sfociò in sette misure cautelari. Tra i destinatari, il fondatore e segretario nazionale Mino Cartelli, posto agli arresti domiciliari, e il suo stretto collaboratore Franco Merafina. Entrambi sono tuttora a processo davanti al Tribunale di Rovigo per reati in materia elettorale, con particolare riferimento al testo unico che disciplina la composizione e l’elezione degli organi delle amministrazioni comunali.
Nonostante il procedimento giudiziario ancora in corso, Cartelli e Merafina sono riapparsi sulla scena politica sotto una nuova veste: il partito “Sovranisti per l’Italia”. Un cambio di nome che, tuttavia, non sembra segnare una reale discontinuità, né sul piano politico né su quello organizzativo. Le cariche interne, infatti, restano sostanzialmente le stesse: Cartelli è segretario nazionale, mentre Merafina ricopre il ruolo di segretario regionale per la Puglia. Alla presidenza figura Saverio Siorini, esponente già vicino al vecchio movimento ma non coinvolto nell’inchiesta. È in questo contesto che si inserisce la recente partecipazione dei due alla costituzione del “Comitato per il Sì” in vista del referendum, ospitata il 5 marzo scorso nella sala stampa della Camera dei Deputati. L’invito è arrivato da Erica Mazzetti, deputata di Forza Italia. L’incontro ha sancito un accordo tra il Partito Liberale Italiano e l’Unione Liberale, successivamente esteso anche al nuovo soggetto politico guidato da Cartelli.
A suggellare l’iniziativa, anche un plauso politico di rilievo: nella nota stampa diffusa al termine dell’evento si legge infatti dell’“apprezzamento” di Arianna Meloni, figura di primo piano di Fratelli d’Italia. La presenza di esponenti ancora sotto processo per vicende direttamente connesse al sistema elettorale in un luogo istituzionale così rilevante riaccende inevitabilmente il dibattito sull’opportunità e sui criteri di accesso agli spazi della politica. Non è la prima volta, del resto, che la sala stampa della Camera si trova al centro di polemiche. Solo il 30 gennaio 2026, infatti, era stata teatro di forti tensioni, culminate nell’occupazione da parte di deputati di opposizione – dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle, passando per Alleanza Verdi e Sinistra e +Europa – per impedire una conferenza stampa organizzata dal leghista Domenico Furgiuele insieme a esponenti di movimenti di estrema destra.
Il caso “Candidopoli” aveva suscitato a suo tempo un’indignazione trasversale, unendo per una volta maggioranza e opposizione. Determinante fu anche il contributo mediatico di Striscia la Notizia, che con l’inviato Pinuccio portò alla luce le testimonianze di cittadini inconsapevoli di essere stati inseriti in liste elettorali in località remote del Paese. Sull’onda dello scandalo, la Lega propose una riforma normativa per colmare il vuoto legislativo sfruttato dal sistema. La proposta, con relatrice Daisy Pirovano, prevedeva l’introduzione di un numero minimo di sottoscrizioni anche nei piccoli comuni: tra 15 e 30 firme per quelli tra 751 e 1000 abitanti, tra 10 e 20 per quelli tra 501 e 750, e almeno 5 firme per i centri sotto i 500 abitanti. Una riforma che, tuttavia, non ha mai completato il suo iter parlamentare, lasciando di fatto invariato il quadro normativo. E così, a distanza di anni, il rischio di liste “fantasma” resta concreto, così come la possibilità che simili pratiche possano ripetersi. Nel frattempo, la politica sembra aver già riaccolto alcuni dei protagonisti di quella stagione controversa. E il ritorno sulla scena istituzionale, proprio nel cuore del Parlamento, riapre interrogativi mai del tutto sopiti sulla trasparenza, la credibilità e le regole del gioco democratico in Italia.
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