“A trippa no se tocca”, la Casa del Consumatore a fianco dei trippai assediati da burocrazia e normative
- Postato il 16 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. In un’epoca di sostenibilità e “chilometro zero”, la cieca mannaia della burocrazia si abbatte su un simbolo della nostra tradizione: la trippa alla genovese. “Le recentissime sanzioni inflitte dalla ASL ai trippai genovesi di via Torti e vico Casana, la cui unica colpa è seguire e tramandare una ricetta secolare invece di asettici protocolli industriali – dichiara l’avvocato Marco Biso, vice presidente di Casa del Consumatore attraverso una nota stampa diffusa questa mattina- è il segnale preoccupante di un’Europa che, nel tentativo di normare tutto, rischia di soffocare le nostre tradizioni”.
Il consumo delle frattaglie ha radici medievali documentate nelle ricette di tutta Italia. La ricetta tradizionale della trippa alla genovese prevede l’uso di sette parti del quinto quarto bovino: cordone, centopelle, cuffia, groppo, gola, riccetto e castagnetta. Cotta a fuoco lento con un soffritto di cipolla, sedano e carota, arricchita da pinoli, funghi secchi, patate e poco pomodoro, è un piatto semplice che racconta la Genova operosa che non spreca nulla e sa nutrire con intelligenza.
“Mentre la normativa europea ignora la specificità delle ricette locali, sembra chiudere un occhio (o entrambi) sull’invasione di cibi industriali ultra-processati – continua la nota della Casa del Consumatore – Se mettiamo a confronto la trippa con il cibo dei fast food o certi kebab di dubbia provenienza e composizione, il risultato è il seguente: la trippa è povera di grassi e ricca di collagene, elastina e sali minerali, è un alimento pulito, naturale e privo di conservanti chimici. Il junk food è invece zeppo di grassi idrogenati, eccesso di sodio, salse industriali cariche di zuccheri e carni dalla tracciabilità quantomeno nebulosa. La vera minaccia alla salute pubblica non è il paiolo di un artigiano, ma l’omologazione del gusto che ci abitua a artificiali e piatti pronti privi di anima oltre che per nulla salutari”
“La questione – prosegue Biso – è addirittura paradossale. La parte incriminata è la castagnetta (l’utero bovino che in altre regioni è conosciuto come “matrice”), mentre fino a ieri la ASL genovese non aveva mai sanzionato la vendita di tale frattaglia (sebbene la norma europea risalga al 2004), in altre regioni come Lazio, Toscana e Campania, i trippai la vendono liberamente, addirittura un ristorante romano vicino al Parlamento la prepara e serve quotidianamente ai clienti. Quali sono le ragioni di tale eccesso di zelo? Pretendiamo coerenza e discrezionalità nell’azione amministrativa e combatteremo tali assurdi atteggiamenti in ogni sede competente. In questo modo, invece di proteggere i consumatori, li si impoverisce sia a livello nutrizionale sia culturalmente. Si nega loro il diritto ad accedere a una dieta varia e legata al territorio per spingerli al consumo di prodotti industriali standardizzati, decisamente meno salutari della cucina tradizionale”.
Casa del Consumatore annuncia un’iniziativa a tutela della trippa alla genovese, una battaglia non solo giudiziaria: “Ci rivolgeremo alla Regione Liguria e al Comune di Genova depositando un’istanza affinché la ricetta tradizionale della trippa alla genovese venga inserita nei disciplinari a tutela del nostro preziosissimo patrimonio gastronomico. Contestare queste sanzioni significa lottare per un’Europa che sia un’unione di popoli e tradizioni, non una truppa di consumatori omologati e ignoranti”.
Foto Di K.Weise – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=77776446