Addio al sindacato unico delle toghe. La magistratura si è già spaccata

  • Postato il 12 marzo 2026
  • Di Panorama
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Non so come andrà il referendum sulla separazione delle carriere. Gli ultimi sondaggi dicono che i contrari alla riforma Nordio sono in vantaggio, ma solo se la maggioranza degli italiani diserta i seggi. Tuttavia, a prescindere dal fatto che vinca il “Sì” o il “No”, sono convinto che una separazione comunque ci sarà. Magari non sarà quella tra pm e giudici, ma sono certo che a dividersi saranno i magistrati. Anzi. Si sono già divisi. Basta vedere le prese di posizione, pubbliche, delle scorse settimane. Se l’Anm, ovvero il sindacato che rappresenta le toghe, si è schierato senza se e senza ma contro i due Csm e un’Alta corte disciplinare, tanti colleghi si sono espressi a favore. Presidenti di Cassazione e di tribunali, giudici ordinari e pubblici ministeri, molti dei quali con lunga esperienza, hanno detto chiaro e tondo che vedono nei cambiamenti un’occasione per migliorare la giustizia. Mentre il sindacato non si è fatto scrupolo di adottare slogan propagandistici per il “No” con argomenti che non rispondono neppure lontanamente al vero («Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Vota No»), tappezzando autobus e stazioni, molti magistrati, invece, alcuni dei quali anche provenienti dalla stessa Anm o da alcune delle correnti di sinistra, hanno scelto di esporsi senza timore a favore del “Sì”.

Quando la linea dell’Anm non rappresenta più tutti

Non era mai capitato. Di fronte ad altre riforme o ad altri provvedimenti che riguardassero la giurisdizione, l’ordine giudiziario aveva parlato sempre con una voce sola: quella dell’Associazione nazionale magistrati, associazione apparentemente apartitica ma fortemente condizionata dalle correnti, tra le quali quelle di sinistra. Dunque, fino a prima della riforma Nordio l’unico interlocutore autorizzato a manifestare l’opinione ufficiale delle toghe era il sindacato. Ma adesso qualche cosa è cambiata, anzi si è rotta. Sui giornali sono apparsi interventi di segno nettamente contrario a quello rappresentato dall’Associazione. Di solito, le opinioni di dissenso alla linea ufficiale venivano espresse nelle chat riservate dei giudici, oppure pubblicate sulle riviste di diritto della categoria. Mai era accaduto che decine di giudici e pm dibattessero pubblicamente sulle pagine dei quotidiani, smentendo clamorosamente la linea dell’Anm. Fedeli al principio che i panni sporchi si lavano in casa, o – se preferite – i conflitti interni si risolvono in ambienti riservati, Area, Magistratura democratica, Unicost e Magistratura indipendente, ossia le principali correnti, risolvevano al chiuso le loro controversie. Del resto, anni e anni di lottizzazione all’ombra del Csm, per spartirsi nomine e schivare procedimenti disciplinari, hanno abituato le componenti della magistratura a regolare i conti in privato.

Dopo il voto potrebbe nascere un nuovo sindacato delle toghe

Questa volta, però, le cose non sono andate come al solito. Al di là delle correnti, molti magistrati hanno cominciato a dire la loro, senza rispettare le indicazioni del sindacato, manifestando invece prese di posizione in conflitto con la linea ufficiale dell’associazione. Le conseguenze appaiono abbastanza evidenti. Al di là da quello che sarà il responso del popolo sovrano, a cui compete decidere se la riforma voluta dal governo di Giorgia Meloni ha da essere legge o meno, la spaccatura emersa con il referendum non sarà facilmente sanabile. Troppe le divergenze e troppi i risentimenti che ha innescato. Dunque, la cosa più probabile che potrebbe accadere, una volta chiusi i seggi, è che a fianco del sindacato ufficiale delle toghe ne sorga un altro, molto più indipendente e non condizionato dalle correnti. E questo, dal mio punto di vista, sarebbe un’ottima cosa. Non mi è mai piaciuto il sindacato unico. Non quello dei magistrati, né quello dei giornalisti i quali, pur avendo idee e esigenze diverse, si vedono rappresentati da un’unica sigla, con risultati non sempre entusiasmanti e una deriva conflittuale che spesso non ha portato nulla di buono alla categoria. Anche in Rai per anni, prima che ne nascesse una nuova, è esistita una sola organizzazione, molto simile a un politburo di impronta sovietica. Peraltro, sarebbe come se invece di Cgil, Cisl e Uil, con opinioni anche divergenti su contratti e piattaforme di rivendicazione, ci fosse solo la confederazione di Maurizio Landini.

Oggi con l’Anm siamo al sindacato unico, come ai tempi del fascismo. Domani, chissà… Nel qual caso, comunque vada il referendum, sarebbe un passo avanti: invece del comitato centrale dell’Anm avremmo una delegazione in più e dunque anche maggiori possibilità di discutere seriamente di giustizia senza pregiudizi.

Autore
Panorama

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