Alfa Romeo, Maserati e le fabbriche di Modena e Cassino: chi può entrare nella “via cinese” di Stellantis in Italia
- Postato il 13 marzo 2026
- Lavoro
- Di Il Fatto Quotidiano
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La Maserati e l’Alfa Romeo sul fronte dei marchi. Quindi Modena e Cassino, se si guarda alle fabbriche. Potrebbe essere questa la traiettoria della “via cinese” di Stellantis, che secondo Bloomberg ha un dialogo aperto con costruttori di Pechino per alleggerire il peso della struttura europea. I riflessi, inevitabilmente, si avrebbero anche in Italia, già diventato fanalino di coda nella produzione del gruppo franco-italiano.
Le interlocuzioni in corso – spiegava giovedì l’agenzia di stampa finanziaria – sono su tre livelli: la possibilità per i cinesi di produrre in stabilimenti sotto utilizzati, la possibilità di acquisire quote di alcuni marchi e l’ingresso nel capitale nel caso di scorporo della divisione europea. “Speculazioni”, le ha definite l’azienda che tuttavia non ha negato il dialogo. Stellantis sarebbe intenzionata a operare questi passi per concentrare i suoi investimenti nel mercato Usa, il più profittevole e quello più stabile sotto il profilo delle regole nel medio-lungo periodo, per il quale ha già annunciato il più grande piano della sua storia.
I primi due punti – marchi e apertura delle proprie fabbriche – portano dritti in Italia, inevitabilmente. Maserati è chiacchierata da tempo, anche se una sua cessione è stata più volte smentita da Stellantis. Alfa Romeo invece non è più tra le stelle del gruppo. I due loghi hanno comunque ancora grande appeal e chance di rilancio. Per quanto riguarda le fabbriche, invece, il discorso è più ampio e variegato, per quanto la storia richiami alla mente i siti, Modena e Cassino, legati alla produzione proprio dei due marchi.
Nell’ultimo anno l’Italia – che ha una capacità installata superiore al milione di auto – ne ha prodotte appena 213.000. Potenzialmente, insomma, ci sarebbe spazio ovunque, da Mirafiori a Melfi. Ma in un’ottica di rilancio già annunciata sulla carta da Stellantis, restano in ballo principalmente Modena e Cassino. La prima fabbrica – che pure avrebbe in canna il “progetto Alta Gamma” – ha prodotto appena 200 unità nel 2025, la seconda 19.364 con un crollo di oltre l’80% rispetto al 2017. Tutto è da verificare, ma la partita è aperta.
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