Alla Paris Fashion Week la moda va avanti per combattere il brutto con il bello
- Postato il 11 marzo 2026
- Moda
- Di Artribune
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Non per fare i populisti, ma a chi interessano le sfilate quando c’è in atto l’ennesima guerra a qualche chilometro di distanza da noi? È la domanda che mi sono posto seguendo le sfilate della Paris Fashion Week, ovvero la settimana della moda che segue quella di Milano e mette fine al cosiddetto “fashion month”. Alcune delle più grandi maison presentano le loro nuove collezioni, mentre addetti ai lavori e celebrità affollano la capitale francese. Questa volta, però, il sistema è sembrato più scollato che mai dalla realtà.

Paris Fashion Week Autunno/Inverno 2026-2027
In realtà, la vera domanda che ci si dovrebbe porre non è tanto a chi interessi, ma se il mondo debba fermarsi per gli scontri tra certi Paesi. E la risposta, ahimè, è no. Può sembrare immorale continuare a mostrare abiti e accessori lussuosi dai prezzi proibitivi, eppure c’è un settore che deve andare avanti. Un settore che già arranca a causa della situazione geopolitica e delle relative crisi economiche che l’hanno affossato. Perciò, “the show must go on”, come ha confermato la fashion week di Parigi, dove alcune creazioni hanno dimostrato che la moda è ancora un’arte.
Dior
Dior ha messo in scena una serra all’interno dei Giardini delle Tuileries, commissionati a suo tempo da Caterina de’ Medici e poi ridisegnati su richiesta di Louis XIV. Lì bisognava vestirsi secondo il proprio rango sociale, valorizzando l’abito come in poche altre occasioni era successo. Jonathan Anderson, infatti, si attiene al dress code parigino e ha immaginato per l’autunno inverno 2026-2027 un guardaroba fatto di fronzoli e sofisticate decorazioni. Le ninfee diventano scarpe, le rane borsette, la flora un dettaglio immancabile. Per qualche minuto, lo spettatore ha pensato di trovarsi in una favola. Di quelle con il lieto fine, le principesse e i castelli incantati.

Chanel
Da Chanel, Matthieu Blazy ha dato forma ai propri sogni. Il tweed si impreziosisce, le borse diventano camaleontiche e gli abiti si stratificano in un gioco di re-immaginazione del guardaroba pensato in principio da Gabrielle “Coco” Chanel. Così rivive in passerella la moda degli Anni ’20, adattata però alle necessità del ventunesimo secolo. E se Blazy ha dato inizio alla “Chanelmania” subito dopo l’arrivo dei suoi capi nelle boutique della maison, un motivo ci sarà: il direttore creativo comprende quanto possano essere affascinanti materiali e silhouette quando vengono rilavorati.
Tom Ford
Di sensualità, più che di creatività, si è parlato da Tom Ford. E va benissimo così, perché bisogna trovare un bilanciamento durante la Paris Fashion Week. Lo stilista Haider Ackermann ne è consapevole, al punto da incarnare meglio dello stesso Ford la sexiness da sempre associata a questo nome e brand. Ma non la mostra sfacciatamente; piuttosto, la sussurra tramite fianchi scoperti, camicie infilate in gonne trasparenti di PVC, intimo usato come indumento, pelle che spunta fuori all’improvviso. È una moda fatta di piccolezze a cui qualcuno deve pur pensare.

Miu Miu
Miu Miu, invece, riflette sul corpo e più in generale sulle dimensioni degli abiti. Che siano striminziti o scultorei, hanno sempre a che fare con noi. Miuccia Prada riflette in questo modo su identità e valore, di cui lo stesso corpo è affermazione. L’attenzione è dedicata al fisico, alla mente e all’essere che richiedono considerazione. Ma sono palesi anche i riferimenti a un minimalismo Anni ’90 estremamente colto, che strizza l’occhio all’“ugly chic”, quindi al brutto reso sofisticato. Emblema dei nostri tempi e, insieme, una lezione su come ottenere il bello anche quando sembra assente.
Giulio Solfrizzi
L’articolo "Alla Paris Fashion Week la moda va avanti per combattere il brutto con il bello" è apparso per la prima volta su Artribune®.