Allevamento abusivo di cani nel Chivassese: sei indagati, chiesto il rinvio a giudizio
- Postato il 10 marzo 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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CHIVASSO – Un presunto allevamento abusivo di cuccioli scoperto in un casolare della frazione Boschetto di Chivasso è al centro di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Ivrea. Il pubblico ministero Daniele Piergianni ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone: una donna di 65 anni e i suoi due figli, oltre a tre veterinari.
Secondo gli investigatori, la famiglia avrebbe gestito per anni una sorta di “fabbrica di cuccioli”, con animali allevati in condizioni precarie e poi venduti online come cani di razza. Nel casolare, tra il 2018 e il 2023, sarebbero passati 396 animali, per un giro d’affari stimato in circa 229mila euro.
Le accuse
I tre familiari sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, maltrattamento e abbandono di animali e truffa nella vendita di cuccioli. Nell’inchiesta compaiono anche tre veterinari – Emanuele Peccioli e i coniugi Maurizio Lanfranco e Renata Robotti – che secondo l’accusa avrebbero falsificato alcune registrazioni nell’anagrafe canina.
Nei confronti di madre e figli vengono inoltre ipotizzati altri reati, tra cui estorsione, usura e furto aggravato. Gli inquirenti sostengono che avrebbero costretto una conoscente a pagare il mutuo della cascina, a consegnare parte dello stipendio e a svolgere vari lavori per loro. La donna, secondo l’accusa, avrebbe persino sottratto pacchi dal centro di recapito delle Poste Italiane di via Reiss Romoli, a Torino, dove lavorava.
L’indagine
L’allevamento abusivo è stato scoperto nell’ottobre 2023 dai Carabinieri CITES, che hanno ricostruito l’attività partendo dalle vendite e risalendo fino al 2018. L’indagine è stata soprannominata “Banda Bassotti” e negli atti la madre viene indicata come la figura centrale del gruppo, con i figli che avrebbero eseguito i suoi ordini.
Il casolare non aveva alcuna autorizzazione per l’allevamento. Ufficialmente i cani risultavano registrati a un indirizzo di Torino, ma in realtà venivano tenuti nella cascina, spesso in stanze buie, poco ventilate e in condizioni igieniche precarie.
Animali malati venduti come cani di razza
Secondo gli investigatori molti animali si sarebbero ammalati a causa delle condizioni in cui vivevano. Alcuni sarebbero morti per infezioni come giardia e parvovirus, mentre altri erano già malati o con problemi gravi, in alcuni casi anche ciechi.
Nonostante questo, i cuccioli – spesso meticci – venivano messi in vendita online su portali come Subito.it e Usato.it, presentati come esemplari di razza, tra cui labrador, bassotti, pinscher e maltesi.
Dalle indagini emerge inoltre che, dopo i primi sequestri dei carabinieri, alcuni cuccioli sarebbero stati dichiarati falsamente morti per poter essere venduti comunque. In altri casi gli animali sarebbero stati registrati a nome di persone decedute.
L’udienza preliminare è fissata per il 5 maggio. In quella sede diverse associazioni animaliste – tra cui ENPA, LEAL e la Lega Nazionale per la Difesa del Cane – potrebbero chiedere di costituirsi parte civile.
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