Amt, dopo il bilancio parte l’operazione salvataggio. Bucci: “Entro giugno la Regione entra nel capitale”
- Postato il 31 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. “Questa settimana sarà determinante”. Il vicesindaco Alessandro Terrile guarda avanti all’indomani dell’approvazione del bilancio di Amt con 55,9 milioni di perdite nel 2024 e un deficit patrimoniale di quasi 38 milioni. Venerdì Giovanni Mottura, l’esperto nominato dalla Camera di commercio per gestire la composizione negoziata della crisi, incontrerà tutti gli enti coinvolti nel piano di salvataggio. “Penso che prima della fine di febbraio ci possa essere la definizione di una serie di impegni“, spiega Terrile. Tra gli attori principali c’è la Regione Liguria, che “entro giugno” entrerà nel capitale di Amt, come annuncia oggi il presidente ligure Marco Bucci.
Venerdì sera, dopo la riunione del Cda, si sono ritrovati tutti nella sede di Filse. Un incontro “positivo”, lo definisce Terrile. “Ora ci sono dati ufficiali – osserva Bucci -. Quello che abbiamo è il worst case, il caso peggiore, ma i miei uffici pensano che siano possibili ottimizzazioni per avere numeri migliori. Considerando comunque il worst case come punto di partenza, abbiamo messo assieme un programma in cui la Regione si impegna a contribuire per il capitale sociale e, assieme al Comune, si impegna ogni anno ad aumentare il livello di contribuzione, come da accordi. Il programma lo abbiamo messo in piedi, esiste e sarà presentato all’esperto in maniera tale che possa essere approvato e messo nella procedura di salvataggio. Mi sembra un programma ben fatto“.
Di numeri il governatore non parla: “Non ve li posso dare adesso, però sono numeri notevoli”. Si sa però che ad Amt serve una ricapitalizzazione nell’ordine dei 100 milioni di euro. Una cifra che non sarà tutta a carico della Regione e comunque non andrà versata in un’unica soluzione: “Parliamo di liquidità dilazionata nel tempo – precisa Terrile – però intanto serve a tirare avanti la baracca, perché stipendi e fornitori vanno pagati”.
In ogni caso l’operazione non sembra in discussione: “Penso che entro giugno lo faremo. Andremo assieme al Comune alla Corte dei Conti e faremo questo lavoro”, garantisce il presidente. Non è detto nemmeno che la Regione (cioè Filse, la sua finanziaria partecipata al 100%) debba entrare come socio di maggioranza: “Non necessariamente – conferma Bucci -. Siccome mettiamo i soldi nel capitale sociale, questo ovviamente deve avere un peso, però l’obiettivo non è avere la maggioranza. Se vuole gestirla il Comune la gestisce, cioè non è la lotta a chi gestisce. Noi siamo nell’ottica di collaborare a risolvere il problema, punto”.
E per risolvere il problema servirà non solo un’iniezione di capitale destinata a incidere sull’assetto azionario, ma anzitutto un aumento delle contribuzioni periodiche, ossia una revisione dei contratti di servizio. “Parliamo di una cifra che sta intorno ai 24-25 milioni l’anno, quindi vanno trovate le risorse per adeguarli per ogni anno e non solo per il 2026″, sottolinea Terrile. L’istruttoria è in capo alla Città metropolitana, ma i soldi devono metterceli soprattutto i Comuni e la Regione.
Le ragioni della crisi secondo Bucci: “Si è scelta una gestione di un certo tipo”
Per settimane Bucci ha espresso scetticismo sui numeri della crisi, invocando di vedere il bilancio. Ora che il “buco” è nero su bianco, come se lo spiega? “Ci sono state due cose due cose molto grosse nel 2024 che non c’erano negli altri anni prima: gli ammortamenti, che non c’erano grazie al Covid e sono quotati circa 30 milioni, e una differenza di valutazione sulle multe – risponde il governatore -. Questo dipende dal criterio che si vuole seguire per il bilancio. Lo swing è molto alto, sono 66 milioni: certo, devono poi entrare i soldi, però ci sono anche tanti modi per recuperarli”. L’iscrizione dei ricavi da sanzioni era uno dei principali punti che il nuovo Cda ha contestato all’ex presidente e direttrice generale Ilaria Gavuglio prima di licenziarla.
“Poi c’è una terza ragione – prosegue Bucci -. Quando l’azienda fa un debito per comprare gli autobus, se poi lo Stato ti paga due o tre anni dopo, è chiaro che è un problema. Non si può dire che non c’è stato un problema di gestione. Si è scelto di fare una gestione di un certo tipo rispetto magari a una gestione di un altro tipo. Però poi alla fine il servizio diminuisce: vogliamo dare un servizio ai cittadini o vogliamo metterci al sicuro su tutto? Le due cose talvolta sono molto conflittuali, quindi bisogna decidere, bilanciare le cose”. Sulle cifre ci tiene ancora a puntualizzare: “È ovvio che non ci sono 200 milioni di buco. Il numero dei debiti non ha senso se non c’è il numero dei crediti, quindi è il delta tra debiti e crediti che dà la posizione debitoria”.