Anatomia del discorso senza certezze di Donald Trump. Scrive D’Anna
- Postato il 2 aprile 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Impossibile rassicurare senza essere rassicuranti. E Donald Trump non lo é stato affatto. Che fiducia può suscitare, infatti, un discorso televisivo incentrato sull’escalation piuttosto che sulle prospettive di conclusione del conflitto? Retorico e reticente, tradendo bugie, sottovalutazioni e contraddizioni, il tycoon si é presentato con la giustificazione in mano davanti al popolo americano, come uno scolaretto davanti alla maestra. Ha continuato a ripetere che é tutta colpa dell’Iran, che lui non voleva la guerra. Un conflitto, ha scandito, che però ora “dobbiamo portare a termine infliggendo agli ayatollah il colpo di grazia”.
Dall’inizio alla fine ha ripetuto che “non c’è alcun dubbio che abbiamo già vinto, ma è essenziale finire gli ayatollah e fare in modo che non ritentino di costruire missili balistici e atomiche”. Non il solito vanaglorioso e narcisista Trump, ma una versione dimessa di un Presidente degli Stati Uniti, inquadrato in un momento di estrema delicatezza per l’amministrazione, segnato da un calo dei consensi e da una pressione internazionale crescente. Un intervento appannato dall’esigenza di tranquillizzare gli americani alle prese con l’aumento dei prezzi che da una reale necessità di aggiornamento strategico.
Un tentativo di trasformare l’indeterminatezza delle prospettive belliche in un’immagine di imminente vittoria duratura e di stabilità ritrovata. Scomponendo la retorica dall’impostazione del discorso e analizzando i singoli passaggi, é sembrato tuttavia che Trump cercasse di preparare l’opinione pubblica americana ad una delicata svolta strategica, un’opzione rischiosa ma necessaria. Il tutto giustificato dal leitmotiv: abbiamo attaccato per proteggere i nostri figli.
Analiticamente il passaggio chiave riguarda infatti il tentativo di legittimare l’inevitabile costo umano ed economico della guerra, proiettando cause ed effetti in una dimensione storica e paragonando l’attacco all’Iran ai grandi conflitti del passato. Analisi confermata dall’affermazione “È molto importante che manteniamo questo conflitto nella giusta prospettiva”, e dalla definizione dell’intervento come “un vero investimento per il futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti”. Narrazione che fra le righe, evidenzia come la Casa Bianca stia cercando di forzare una chiusura rapida delle ostilità prima che il logoramento politico ed economico diventi irreversibile. Se si vuol valutare una persona, sostiene la saggezza popolare, non bisogna ascoltare quello che dice, ma concentrarsi su quello che fa. E Trump fa il contrario di quello che dice.