Anche Tajani attacca Albanese per le parole non dette: “Comportamenti, affermazioni e iniziative non adeguate all’incarico”

  • Postato il 12 febbraio 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Le posizioni di Francesca Albanese nel suo ruolo di relatrice speciale dell’Onu non rispecchiano quelle del governo italiano. I suoi comportamenti, le sue affermazioni e iniziative non sono adeguate all’incarico che ricopre all’interno di un organismo di pace e garanzia come le Nazioni Unite”. Dopo una giornata di dichiarazioni da parte di Parigi e Berlino, si unisce anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al coro di condanna per le parole non dette (basta ascoltare il video integrale, senza tagli).

Giovedì prima la Francia, poi Germania (oltre a tutta la destra di governo italiana) hanno attaccato la Relatrice speciale dell’Onu per la Palestina. Bersaglio per una frase che, semplicemente, non ha mai detto. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, segue l’esempio del suo omologo francese e chiede le dimissioni della relatrice speciale delle Nazioni Unite: “Rispetto il sistema delle Nazioni Unite basato sui relatori indipendenti. Tuttavia Albanese ha rilasciato numerose dichiarazioni inappropriate in passato. Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele. La sua posizione è insostenibile“, ha scritto Wadephul su X.

Albanese è stata colpita dalle sanzioni degli Stati Uniti e mercoledì il francese Jean-Noël Barrot, intervenendo davanti all’Assemblea nazionale, aveva accusato la giurista di aver fatto “dichiarazioni oltraggiose e colpevoli” durante il forum di sabato 7 febbraio organizzato da Al-Jazeera e di aver “preso di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile”. Un’accusa falsa che non trova riscontro nel messaggio-video trasmesso durante l’incontro e pubblicato su X dalla stessa Albanese. “Il nemico comune dell’umanità”, ha scritto, “è il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina”. E ieri sera collegata con il cinema Anteo di Milano – dopo la proiezione di Disunited Nations – la relatrice Onu aveva replicato: “Mi si accusa di antisemitismo per un video manipolato. Ora il ministro francese chieda scusa”.

La destra in Italia cavalca la polemica

In Italia, intanto, i primi a cavalcare la bufala sono stati i leghisti, seguiti a ruota dal resto della maggioranza. Un gruppo di deputati della Lega ha anche presentato una risoluzione nella quale chiedono che Albanese “lasci immediatamente l’incarico” perché una persona con le sue idee “ha ben poco da dichiararsi super partes e fomenta più che leciti sospetti sul suo antisemitismo“. Per il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri è giusta la richiesta di dimissioni “a seguito delle gravissime dichiarazioni rilasciate”: “Albanese è già nota per posizioni apertamente faziose e segnate da toni antisemiti. Tale figura continua a screditare non solo se stessa, ma l’intera istituzione che rappresenta”, ha aggiunto Gasparri.

Diametralmente opposte le dichiarazioni dai partiti di opposizione: “Ho ascoltato tutto il discorso di Francesca Albanese, due volte: non solo non ho sentito nemmeno una parola che potesse avere anche solo l’ombra dell’antisemitismo, ma non ha neanche pronunciato le frasi che le vengono attribuite”, scrive sui social Nicola Fratoianni di Avs che definisce la richiesta di dimissioni “assurda e incredibile strumentalizzazione politica”.

Tutto questo è “frutto di una campagna di manipolazione politica costruita dal gruppo UN Watch, che fa campagne contro l’Onu e che ha realizzato un video su Albanese tagliato ad arte per attribuirle una frase mai pronunciata”, sottolinea Angelo Bonelli. Per la vicepresidente del gruppo M5S alla Camera, Carmela Auriemma, “siamo di fronte all’ennesimo tentativo di screditare chi osa fare ciò per cui è stata nominata: documentare, denunciare, portare alla luce violazioni del diritto internazionale e possibili crimini di guerra. Colpire Albanese significa mandare un messaggio preciso: chi denuncia, chi documenta, chi non si allinea, verrà isolato e attaccato. È un precedente pericoloso, che riguarda non solo una persona ma l’autonomia delle istituzioni internazionali e la credibilità del diritto internazionale stesso”, conclude

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