Angelo Pagotto in esclusiva: “Ad Arezzo anni bellissimi, con Bucchi in B”. E Buffon gli faceva da riserva in U21
- Postato il 24 gennaio 2026
- Di Virgilio.it
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Angelo Pagotto in esclusiva: “Ad Arezzo anni bellissimi, tifo per Bucchi e per la B”. Quando Buffon gli faceva da riserva in Under 21
Angelo Pagotto è già alla seconda o terza vita nel mondo del calcio. Campione d’Europa con l’Italia Under 21 di Cesare Maldini, poi alla Samp e al Milan, dopo anni difficili tornò alla grande con l’Arezzo, conquistando l’ultima promozione in Serie B degli amaranto, ora nuovamente in vetta al proprio girone di Lega Pro. L’ex portiere ha ricordato il suo passato, quando Buffon gli faceva da riserva in Nazionale, fino agli anni d’oro vissuti in Toscana.
- L’Arezzo insegue la B, a 22 anni dall’ultima promozione
- Pagotto, l’Arezzo e la promozione nel 2004
- Pagotto esalta Bucchi e lancia l’Arezzo
- Samp, Milan e lo scivolone di Gaucci
- L’Under 21, Buffon, Cesare Maldini e Atlanta 1996
L’Arezzo insegue la B, a 22 anni dall’ultima promozione
Dopo anni tormentati, due fallimenti (nel 2013 e nel 2018), e una brutta retrocessione in Serie D nel 2021, l’Arezzo torna a respirare l’aria pulita d’alta quota, dal punto più alto della classifica del girone B di Lega Pro, accarezzando con mano la possibilità di cimentarsi nuovamente in Serie B, a 22 anni di distanza dall’ultima promozione.
[iol_placeholder type="gated" terms="articoli"/]Era la stagione 2003-2004, in quell’Arezzo guidato alla vittoria del campionato da Mario Somma, figuravano talenti pronti ad esplodere (vedi Manuel Pasqual), calciatori di categoria (da Gelsi a Testini, da Kyriazis a Javorcic), bomber affamati di gol (Abbruscato e Serafini, in due segnarono 34 reti) e un portiere desideroso di buttarsi alle spalle qualche anno complicato: Angelo Pagotto.
Pagotto, l’Arezzo e la promozione nel 2004
Arrivò dalla Triestina, con la quale non si lasciò benissimo, in rotta con il presidente Amilcare Berti: “Ad Arezzo ho vissuto due anni bellissimi, per me è stata un’esperienza indimenticabile, in una città meravigliosa che ti permette di vivere bene e giocare senza assilli”, esordisce così Pagotto.
A fine anno arrivò subito la promozione in Serie B, l’ultima conquistata dall’Arezzo: “Eravamo un grandissimo gruppo, molto affiatato, c’era voglia, ogni giorno, di recarsi al campo per allenarsi. Si creò un bellissimo rapporto con la città, con i tifosi amaranto, diventammo un tutt’uno imbattibile. Nel nostro stadio era difficile per qualsiasi avversario”.
Un gruppo solido, coeso, ancora oggi unito: “Mi sento spesso con Abbruscato, arrivammo ad Arezzo insieme dalla Triestina e poi ci ritrovammo a Torino. Ma ho ancora rapporti con Pasqual, d’altronde io abito a Firenze e ogni tanto ci vediamo, ci siamo incrociati pure in Nazionale. Abbiamo una chat di gruppo su whatsapp dove regolarmente ci sentiamo e ricordiamo quei momenti. Mi è dispiaciuto non essere tornato ad Arezzo per il centenario: ero ad Avellino per lavoro. Spero possa esserci un’altra occasione per rivederci, tutti assieme”.
Dopo la promozione in Serie B arrivò una salvezza e poi le strade dell’Arezzo e di Pagotto, che in quella stagione disputò 41 partite su 42, si divisero: “Non partimmo benissimo. In panchina c’era Pasquale Marino, un ottimo allenatore, ma facevamo fatica ad assorbire i suoi dettami tattici, le sue idee. Fu esonerato (e sostituito da Marco Tardelli per 5 giornate, ndr), poi quando tornò iniziammo a carburare e avemmo strada libera verso una salvezza tranquilla”.
Pagotto esalta Bucchi e lancia l’Arezzo
Dal passato al presente. Un altro grande gruppo potrebbe riportare l’Arezzo in cadetteria: “Me lo auguro, perché alle spalle c’è una società importante e poi con quella tifoseria, che ti trascina dal primo all’ultimo minuto, Arezzo non merita di giocare in Lega Pro. E poi mi fa molto piacere per Cristian, che conosco benissimo…”.
Con Bucchi, Pagotto ha giocato a Perugia: “Onestamente, non immaginavo per lui un futuro in panchina, perché un allenatore deve essere prima di tutto un oratore e deve gestire un gruppo composto da tante persone. Cristian, però, è maturato benissimo, è diventato un grande uomo, sapendo entrare nella testa di ogni singolo giocatore. Al netto di qualche stagione andata storta, ha fatto sempre bene come allenatore. Spero riesca a riportare l’Arezzo dove l’ho lasciato io. Anche perché, con 7 punti di vantaggio sul Ravenna, solo gli amaranto possono buttare via questo campionato…”.
Samp, Milan e lo scivolone di Gaucci
Prima di volare in B con l’Arezzo, la carriera di Pagotto aveva toccato vette ancora più elevate. Le giovanili al Napoli, la “spallata” a Walter Zenga tra i pali della Sampdoria, la chiamata del Milan e soprattutto la vittoria
degli Europei Under 21 nel 1996.
Sul suo cammino ha incontrato un giovanissimo Gianluigi Buffon, l’indimenticato Cesare Maldini, suo allenatore in azzurro, e il vulcanico Luciano Gaucci, che suo malgrado contribuì con qualche dichiarazione azzardata, dopo la sconfitta per 4-3 in casa contro la Juventus nel 1999, a frenare la carriera di Pagotto: “Ora non c’è più, ma l’ho perdonato, pace all’anima sua – ricorda ancora con un pizzico di amarezza -. Mi ha creato dei problemi, ma ormai quel che è stato, è stato. Devo ringraziarlo, però, perché sono diventato l’uomo che sono adesso”.
L’Under 21, Buffon, Cesare Maldini e Atlanta 1996
Di Buffon e Maldini, invece, conserva ricordi decisamente migliori: “Gianluigi era un talento cristallino e poi lo ha dimostrato. Sento dire che era la mia riserva in Under 21, ma era pur vero che era un fuori quota, aveva quattro anni meno di me e Maldini puntava molto sul blocco dei 1973 e 1974 per quel biennio indimenticabile. Il ct ebbe coraggio, difese le sue scelte e grazie a questo vinse tre Europei. L’ultimo, quello in cui c’ero io, forse è stato quello più bello, la sua vittoria più esaltante: il trionfo in casa della Spagna, ai rigori, dopo aver chiuso la partita in 9 uomini. E chi se lo dimentica…”.
C’è anche una puntualizzazione, in chiusura di intervista, che Pagotto fa, ricordando Buffon e Maldini: “Purtroppo Gianluigi visse due anni in Under 21 poco fortunati, però poté consolarsi. Alle Olimpiadi di Atlanta, nell’estate del 1996, Maldini portò lui e Pagliuca e tenne fuori me…”.