Arianna Fontana chiude con 14 medaglie e saluta col giro d'onore. La Storia scolpita nel ghiaccio: irripetibile

  • Postato il 20 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
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Arianna Fontana chiude quinta nella finale dei 1500 metri di short track: la medaglia numero 15 non arriva. Con la 14 ha scritto la storia, ma oltre la storia cosa c’è? Sicuramente un giro d’onore con cui ha archiviato la sua Olimpiade 2026 e salutato tutti: che sia il commiato definitivo? Possibile. Il romanzo scolpito nel ghiaccio resta indelebile. Irripetibile? Forse sì. Nelle interviste a caldo del post gara non ha detto basta, s’è presa del tempo. La finestra sul 2030? Avrebbe 40 anni, resta un miraggio.

La lingua fuori perché inizia la festa

C’è un modo semplice per raccontare Arianna Fontana nel febbraio di Milano Cortina: guardare la tabella delle medaglie e poi alzare gli occhi verso le immagini. Perché i numeri – già giganteschi – non bastano, e i fotogrammi dicono il resto: la lingua fuori in una festa che sembra un gesto da ragazzina, l’espressione tesa di chi “morde” la curva, la compostezza da portabandiera, il fiato corto dopo l’ennesimo traguardo. E poi quel dato che, comunque vada oggi, non cambia: Fontana è già entrata nel cuore dei Giochi di casa con 14 medaglie olimpiche complessive, diventando l’atleta italiana più medagliata di sempre nella storia olimpica, tra Estate e Inverno.

Poteva arrivare a quota 15: il 1500 era l’ultimo appuntamento di short track nel suo programma a Milano Cortina. Ma la signora delle Olimpiadi è già qui: nelle tre medaglie conquistate in questi Giochi – oro nella staffetta mista, argento nei 500, argento nella 3000 di staffetta – e nel modo in cui ha trasformato la pista in un palcoscenico familiare.

Chi è Arianna Fontana e perché lo short track

Arianna Fontana nasce a Sondrio il 14 aprile 1990 e cresce nella frazione di Polaggia, nel comune di Berbenno di Valtellina. Inizia a muovere i primi passi sui pattini alla pista di Lanzada e poi si trasferisce alla ASD Bormio Ghiaccio. La passione per lo short track sboccia presto: a soli 15 anni partecipa alla Coppa del Mondo e sale sul podio ai Campionati europei di Krynica Zdrój 2006.

La pattinatrice valtellinese non è solo una campionessa. Ama il calcio (è tifosa dell’Inter grazie al fratello) e colleziona scarpe, tanto da confessare di acquistarne più di quante ne usi. Nel tempo libero pratica la pesca con il marito Anthony Lobello, ex pattinatore italo-americano conosciuto alle Olimpiadi di Torino e sposato il 31 maggio 2014. Lobello è diventato anche il suo allenatore, accompagnandola nelle trasferte all’estero e nelle fasi complicate della carriera.

Una carriera da record: sei Olimpiadi e 14 medaglie

Fontana esordisce ai Giochi di Torino 2006 e conquista il bronzo nella staffetta 3000 m, diventando l’atleta italiana più giovane a vincere una medaglia olimpica invernale (15 anni e 314 giorni). Quattro anni più tardi, a Vancouver 2010, porta a casa il bronzo nei 500 m, prima medaglia individuale olimpica italiana nello short track.

Dal salto di qualità all’oro di PyeongChang

A Soci 2014 ottiene tre medaglie: argento nei 500 m e bronzo nei 1500 m e nella staffetta 3000 m. È l’inizio di un periodo di dominio che la porterà a vincere due Coppe del Mondo di specialità. Nel 2018 viene nominata portabandiera dell’Italia a PyeongChang 2018 e conquista l’oro nei 500 m, l’argento nella staffetta 3000 m e il bronzo nei 1000 m. Nello stesso anno l’Associazione dei Comitati Olimpici (ANOC) la premia come miglior atleta femminile dei Giochi di PyeongChang.

Pechino 2022: nuovi contrasti e nuovi trionfi

Il ciclo olimpico successivo è turbolento. La campionessa, dopo divergenze con la Federazione e rapporti tesi con alcuni compagni, si trasferisce all’estero per allenarsi con il marito. Fontana arrivò persino a valutare di gareggiare per gli Stati Uniti, dove viveva e si allenava, a causa di incomprensioni con la federazione. La pace con la federazione, raggiunta prima di Pechino, le permette di presentarsi ai Giochi cinesi e di scrivere un’altra pagina di storia: oro nei 500 m, argento nei 1500 m e argento nella staffetta mista 2000 m.

Milano Cortina 2026: la leggenda continua

L’Olimpiade di casa è un trionfo di resilienza. Il 12 febbraio 2026 la “freccia bionda” conquista l’argento nei 500 m, quinto podio olimpico consecutivo sulla distanza e 13ª medaglia complessiva, eguagliando il primato dello schermidore Edoardo Mangiarotti.

Il 18 febbraio, trascina insieme a Chiara Betti, Elisa Confortola e Arianna Sighel la staffetta femminile 3000 m al secondo posto, raggiungendo la 14esima medaglia olimpica della carriera: tre ori, sei argenti e cinque bronzi. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano sottolinea che questo risultato la rende l’atleta italiana più decorata di sempre, superando di una lunghezza i 13 podi di Mangiarotti.

Il record la proietta inoltre ai vertici mondiali: Fontana eguaglia i 14 podi del biatleta norvegese Ole Einar Bjorndalen e resta a una sola medaglia dal primato assoluto di Marit Bjorgen (15 medaglie).

Fontana, curiosità e tratti distintivi

Oltre ai numeri, Arianna Fontana affascina per la sua personalità. Nel corso delle gare è spesso stata ripresa dalle telecamere con smorfie e grida liberatorie al traguardo, trasformate dai social in meme e gif. Dopo l’oro nella staffetta mista, la celebrazione è teatrale e insieme autoironica – Fontana solleva la medaglia e mima una faccia con la lingua fuori, accostandosi a un cartonato con la sua stessa immagine.

È un gesto da meme, ma racconta un tratto chiave: la capacità di stare al centro senza irrigidirsi, di “reggere” il peso del simbolo con la leggerezza di un attimo.Nel 2018, dopo l’oro nei 500 m a PyeongChang, il suo grido di gioia e le lacrime sul podio sono diventate una delle immagini simbolo dei Giochi. Le sue passioni extratagonistiche includono la moda (adora i tacchi e ha lanciato una linea di merchandising) e la pesca; il corpo è decorato da diversi tatuaggi, tra cui una grande manta sulla schiena. Ama la definizione “freccia bionda”, soprannome coniato dai tifosi per la velocità e la chioma dorata.

La campionessa è anche protagonista di un episodio controverso: nel 2021, dopo anni di tensioni con la Federazione, si trasferisce negli Stati Uniti per allenarsi con il marito. La stampa italiana riferisce che avrebbe persino pensato di cambiare nazionalità sportiva, ma alla fine ritrova l’intesa con la Fisg e torna a gareggiare per l’Italia.

Il romanzo dei 500 metri: cinque Olimpiadi di fila sul podio

Se c’è una disciplina che fa da “filo rosso” al personaggio Fontana, è il 500 metri. A Milano-Cortina, con l’argento, Fontana ha centrato cinque podi olimpici consecutivi nei 500: bronzo a Vancouver 2010, argento a Sochi 2014, oro a PyeongChang 2018, oro a Pechino 2022, argento a Milano Cortina 2026.

La “Signora di Milano Cortina”

L’Olimpiade di Milano Cortina rappresenta la chiusura del cerchio. Fontana si era affermata come testimonial della candidatura italiana già nel 2021 e nel 2022 aveva fatto da madrina a varie iniziative legate all’evento. Nel 2026, davanti al pubblico di casa, ha sfilato come portabandiera dell’Italia e ha subito confermato la sua competitività con un oro e due argenti. A quasi 36 anni dimostra che esperienza, tecnica e preparazione mentale possono bilanciare il calo di freschezza.

Con gare ancora da disputare, la possibilità di raggiungere la quindicesima medaglia (e agganciare il record mondiale di Marit Bjorgen) resta aperta, ma il suo mito prescinde dal numero dei podi: Fontana è diventata il simbolo di Milano Cortina e ispira la nuova generazione di pattinatori italiani.

Johann Hosflot Klaebo: il re della neve

Se Arianna Fontana è la faccia del ghiaccio di Milano Cortina, Johann Hosflot Klaebo è quella della neve: due modi diversi di “prendersi” i Giochi, uno tra le curve strette del corto e l’altro sulle linee lunghe del fondo, ma con la stessa sensazione addosso, quella di assistere a un atleta che non si limita a vincere, riscrive il confine di ciò che sembra poss18ibile. Klaebo, nato a Trondheim il 22 ottobre 1996, arriva a questo appuntamento da dominatore del suo sport anche fuori dal recinto olimpico, con un palmarès che include titoli mondiali e successi in Coppa del Mondo, e con l’idea – ormai evidente – che la sua grandezza non sia solo “da sprint”, ma da fondista completo.

A Milano Cortina 2026, fino a oggi 20 febbraio, la sua Olimpiade è stata una sequenza di colpi ben assestati: l’oro nello skiathlon (10 km + 10 km) dell’8 febbraio ha aperto il suo percorso, poi è arrivato l’oro nello sprint classico del 10 febbraio, quindi la vittoria nella 10 km a cronometro in tecnica libera del 13 febbraio; il 15 febbraio, nella staffetta 4×7,5 km, ha fatto da ancora alla Norvegia portando a casa un altro oro che lo ha spinto oltre i grandi record storici, e il 18 febbraio ha completato la cinquina in queste Olimpiadi vincendo anche la team sprint insieme a Einar Hedegart, con un duello serrato che ha lasciato gli Stati Uniti a 1″4 e ha consegnato alla coppia norvegese il successo in 18’28″9. Con quell’oro, Klaebo è salito a quota 10 ori olimpici in carriera, cifra che lo rende l’atleta con più ori ai Giochi invernali.

Il parallelo con Fontana regge perché anche lei, in casa, sta vivendo un’Olimpiade che somiglia a un bilancio di carriera scritto sul filo dei centesimi e della pressione. È qui che “regina del ghiaccio” e “re della neve” finiscono per parlarsi: Fontana ha costruito la sua leggenda restando fedele a un’identità tecnica nitida – nei 500 m ha messo due ori consecutivi nel 2018 e nel 2022 e oggi, 20 febbraio, ci arriva con l’argento del 2026 – mentre Klaebo ha fatto il percorso opposto, partendo dallo sprint e allargando il dominio fino a prendersi anche prove più lunghe e tattiche come skiathlon, 10 km e staffetta.

E in entrambi c’è un dettaglio che vale più di mille statistiche: la capacità di trasformare ogni frazione di gara in racconto, che siano le espressioni e la gestualità di Fontana sul ghiaccio o la sicurezza con cui Klaebo gestisce finali e volate, come se la parte più difficile fosse sempre riuscire a stupirsi ancora.

Per sempre Milano Cortina

Arianna Fontana, con 14 medaglie e una storia costellata di ostacoli, è già entrata nel mito. Dal bronzo ottenuto a 15 anni alla staffetta d’argento del 18 febbraio 2026, la “regina del ghiaccio” ha portato l’Italia sul gradino più alto delle statistiche olimpiche, ha superato leggende come Mangiarotti e si trova a un passo dal record mondiale di Marit Bjorgen. Il pubblico di Milano Cortina l’ha eletta signora dei Giochi di casa, indipendentemente dall’esito delle ultime gare.

Se fosse riuscita a conquistare la quindicesima medaglia, avrebbe raggiunto Bjorgen e portato l’Italia a un record assoluto. Non è riuscita: resterà comunque un’icona. Le smorfie, la volontà di ferro e l’amore per il ghiaccio continueranno a ispirare generazioni di atleti. In ogni caso, Milano Cortina le appartiene per sempre.

Autore
Virgilio.it

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