Asl2, l’ex DG Michele Orlando si racconta a IVG: la nuova riforma sanitaria, i progressi della Asl e l’operato dei pronto soccorso

  • Postato il 24 gennaio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Michele Orlando

Savona/Genova. La nuova Azienda tutela salute Liguria ha preso forma e c’è anche un po’ di Savona grazie alla nomina di direttore sanitario di Michele Orlando. Un atto di fiducia da parte del direttore generale della nuova Azienda (che di fatto ha assorbito le cinque Asl) Marco Damonte Prioli che nominato personalmente suo braccio destro Orlando.

Orlando è stato direttore dell’Asl 2 savonese da fine dicembre 2023 al 31 dicembre 2025, dopo esserne stato commissario. Di origine imperiese, era subentrato proprio a Prioli, che all’epoca era direttore generale di Asl 2 prima di essere nominato a capo del San Martino. Un ritorno quasi “alle origini” per Orlando, che dopo aver ricoperto ruoli prestigiosi in Asl 1 imperiese (tra i quali spiccano quelli di direttore del dipartimento di staff, di direttore sanitario, di direttore della struttura complessa di programmazione, pianificazione e organizzazione) era stato nominato direttore sanitario di Alisa.

La redazione di IVG ha voluto contattare l’ormai ex direttore generale di Asl2 per porgli alcune domande.

Che Asl2, ora trasformata in Area2, lascia?

“Dal mio punto di vista una Asl2 cresciuta nelle prospettive aperte verso il futuro, che ha sviluppato progettualità e idee che hanno attirato professionisti di esperienza, che ha coltivato la cultura della prossimità ai territori, specialmente quelli dell’entroterra. Mi riferisco in particolare al traguardo raggiunto di annoverare tra i nostri professionisti due professori dell’Università di Genova che dirigono l’anestesia e rianimazione (il dottor Stefano Muttini) di Ponente e la chirurgia toracica (il dottor Davide Tosi), all’aver reclutato un numero sufficiente di anestesisti e rianimatori che ci hanno permesso in tre anni di incrementare la produzione di oltre 20 milioni, all’aver sostituito grazie ai fondi PNRR 12 grandi apparecchiature (tac, risonanze, mammografia), all’aver attivato due case di comunità, all’aver attivato il camper itinerante per prelievi e altre prestazioni che può raggiungere i comuni più disagiati dell’entroterra, all’aver abbattuto nel corso del 2025 in modo consistente le liste di attesa per le prestazioni diagnostiche”.

Qual è stato il progetto migliore che ha portato a termine nella Asl savonese?

“Almeno mi sento di citarne tre: la riorganizzazione aziendale entrata in vigore a fine 2024 che, tra le principali novità, ha visto l’istituzione del Dipartimento oncologico e l’istituzione di importanti strutture ritenute necessarie per offrire un miglior servizio ai nostri pazienti e cittadini; l’avvio dei primi adempimenti relativi alla costruzione del nuovo ospedale Santa Corona di Pietra Ligure: sono infatti stati predisposti i documenti propedeutici all’avvio della progettazione, è stato definito il finanziamento da Regione e nel 2026 potrà essere completata la fase della progettazione dell’opera che consentirà di procedere con la gara per l’affidamento dei lavori; poi il rinnovo a novembre 2025 del sistema robotico presente in Asl2 da oltre 20 anni; il progetto è stato ampliato sia sotto il profilo della tipologia degli interventi possibili (non solo urologia, ma anche ginecologia, chirurgia toracica e altri interventi chirurgici), sia sotto il profilo dei volumi. Infatti grazie ad accordi stipulati con Asl1 e Asl3, oggi presso l’ospedale San Paolo operano anche professionisti di queste due aree; ciò consentirà anche di aprire un percorso di formazione di ulteriori operatori che possano garantire appieno l’utilizzo di questa tecnologia. In ultimo il mantenimento di tutti i target intermedi e per alcune linee finali, dei progetti PNRR. Ciò è stato possibile grazie al coinvolgimento e al lavoro sinergico portato avanti primariamente dall’ufficio tecnico e dall’Ingegneria clinica in stretta collaborazione con i sanitari ospedalieri e del territorio”.

Qual è stato il momento più difficile che ha dovuto gestire in Asl2?

“Senz’altro non sono mancati momenti duri e imprevisti; giornalmente si affrontano criticità di vario tipo. Forse le più difficili sono state quelle che hanno coinvolto i nostri pazienti e i cittadini. Mi riferisco alle due alluvioni che hanno interessato l’ospedale di Cairo Montenotte avvenuti nell’autunno 2024 e nel 2025. In particolare quello del 2024 ha portato via il laboratorio e altra strumentazione, abbiamo cercato in ogni modo di mitigare il disagio della popolazione con interventi straordinari. In oggi si vede la prospettiva di ripristino del servizio diagnostico, supportato anche dal progetto PNRR e dalla messa in attività della Casa di Comunità e dell’Ospedale di Comunità proprio a Cairo”.

Gli Ospedali di comunità e le Case di comunità saranno un grande aiuto per la provincia, il ruolo dei medici di medicina generale e dei pronto soccorso sarà determinante per lo sviluppo. Però la carenza di queste figure è la difficoltà dei pronto soccorso a gestire certe situazioni potrebbero rallentare il percorso di crescita di queste strutture?

“Questa problematica è comune a tutto il territorio nazionale e va affrontata con decisione e con soluzioni organizzative anche innovative e sperimentali. Ritengo fondamentale lavorare per rendere attrattiva l’attività delle case di Comunità e degli Ospedali di comunità per i professionisti. Senz’altro due buone carte sono quelle di poter lavorare in strutture nuove e con strumentazione in parte rinnovata e di collaborare ad un progetto che nasce, che lascia spazio ai professionisti di esprimere e provare setting che ad oggi non hanno potuto essere implementati. Proprio l’avvio di queste nuove strutture territoriali, se interpretate come settore emergente, potranno permettere di portare risposte alle difficoltà innegabili che manifestano i pronto soccorso. Per quanto concerne il percorso con i medici di medicina generale è sfidante, ma la loro professionalità e il loro apporto va valorizzato in quanto sono uno snodo fondamentale della riforma sull’assistenza sanitaria territoriale introdotta dal DM 77/2022″.

Cosa si aspetta dalla nuova riforma?  

“Il sistema sanitario ligure aveva senz’altro bisogno di un nuovo paradigma organizzativo per affrontare la realtà così mutata sia sotto il profilo dei fabbisogni della popolazione, delle nuove frontiere tecnologiche attuali e della priorità che la prevenzione deve avere rispetto quale fattore critico di successo per una sanità sostenibile e rispondente alle esigenze odierne. Questa riforma può rappresentare senz’altro l’opportunità di una risposta. Esaminandola si possono infatti rintracciare alcuni elementi di fondo. L’importanza di creare sinergie tra i vari territori che garantisca omogeneità di erogazione: ciò è senz’altro nel tempo più agevole se si opera in un’unica azienda territoriale rispetto a cinque aziende. La reingegnerizzazione dei processi no-core: il percorso può mettere a frutto economie di scala che riqualificando alcune funzioni aziendali (bilancio, programmazione e gestione risorse umane, acquisti di beni e servizi, logistica, ecc.) possono aprire anche percorsi di professionalizzazione e specializzazione dei nostri operatori tecnici e amministrativi. Trovarsi infatti a gestire processi o parte di essi in una delle due attuali grandi aziende (ATS Liguria, AOM) permette di acquisire conoscenze e competenze altamente qualificanti”.

Le chiedo un commento su Monica Cirone, che adesso è diventata la nuova direttrice di Area2.

“Più che su Monica Cirone vorrei fare un commento sulla Direzione strategica che ha guidato e gestito insieme a me Asl2, una squadra che ha fatto squadra. Ognuno con le proprie peculiarità e differenze che hanno portato una contaminazione positiva. A partire dal direttore Sanitario, Bruna Rebagliati, molto preparata, di grande esperienza e molto determinata a migliorare e rendere sempre più sicuri i nostri ospedali; dal direttore Amministrativo, Laura Lassalaz che ci ha garantito (grazie anche alla sua variegata esperienza in vari ambiti sia del settore pubblico, sia di quello privato) un approccio metodologico al lavoro, con attenzione alla programmazione di tutte le molte e complesse attività di una grande azienda con Asl2. E infine il direttore Sociosanitario Monica Cirone, esperta conoscitrice del territorio e delle sue problematiche che, con la sua visione positiva ed il suo immancabile entusiasmo ha implementato il radicamento dell’azienda nel tessuto sociale della provincia savonese. Il suo nuovo ruolo di coordinatore di Area mette in luce e a fattor comune per tutto il territorio del savonese queste sue importanti skills, in questo percorso di integrazione che abbiamo di fronte”.

Secondo lei, conoscendo bene il nostro territorio anche a livello geografico, centralizzare tutto su Genova potrebbe creare grossi disagi soprattutto al nostro entroterra?

Non credo che l’obiettivo sia centralizzare su Genova. Potrebbe essere il cambio di un paradigma organizzativo, un percorso che preveda organi centrali sì, ma coniugati con la necessità di implementare la sussidiarietà dei territori, passando da una organizzazione strettamente piramidale ad una organizzazione a rete. Ciò comporta un processo anche formativo e culturale importante e necessario”.

In ultimo le chiedo un commento sui nostri due pronto soccorso, soprattutto quello savonese che fa grandi numeri e ha tempi di risposta importanti e veloci.

“Il modello dei pronto soccorso in Asl2 ha senz’altro trovato soluzioni organizzative funzionali a risposte veloci o almeno accettabili nei momenti di picco. Il lavoro fatto è a monte del pronto soccorso, cioè nei percorsi di ricovero presso le strutture dell’ospedale (in particolare nei reparti di medicina dove il turn over è veloce) e nell’agevolare l’accesso ad altre strutture per le sintomatologie non gravi (ambulatori di prossimità). L’aver puntato su questi due fattori ha portato i pronto soccorso dell’Asl 2 ad avere fenomeni di boarding più contenuti rispetto ad altre aree. Devo menzionare il dottor Gastaldi, la dottoressa Gnerre e il dottor Bellone tre direttori di dipartimenti che hanno lavorato affinché si potessero ridurre i tempi d’attesa. Hanno fatto un lavoro incredibile poi anche i pronto soccorso che hanno qualità ottima, tempi d’attesa invidiabili da tutta Italia”.

 

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Il Vostro Giornale

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