Bari, in carcere per l’omicidio della moglie, viene ucciso in cella: due arresti

  • Postato il 15 gennaio 2026
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Bari, in carcere per l’omicidio della moglie, viene ucciso in cella: due arresti

Giuseppe Lacarpia, in carcere per l’omicidio della moglie, non si suicidò: l’uomo è stato ucciso in cella a Bari. La Polizia ha arrestato due uomini per omicidio.


BARI – Una verità sconcertante emerge a distanza di oltre un anno dalla morte in carcere di Giuseppe Lacarpia, il 65enne di Gravina di Puglia accusato dell’atroce omicidio della moglie, Maria Arcangela Turturo. Quello che era stato archiviato come un suicidio per impiccagione si è rivelato, in realtà, un omicidio. Questa mattina, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due uomini, ritenuti responsabili di una scia di violenza all’interno della casa circondariale barese tra il 19 e il 22 ottobre 2024.

IL CASO LACARPIA: DALL’ORRORE DI GRAVINA ALLA MORTE IN CELLA

Giuseppe Lacarpia era finito in carcere il 6 ottobre 2024 con un’accusa pesantissima: aver tentato di dare fuoco alla moglie in auto e averla poi uccisa a mani nude. La sua morte, avvenuta nel carcere barese nella notte tra il 22 e il 23 ottobre, era stata inizialmente interpretata come un gesto estremo, accolto con amara esultanza dai familiari della vittima sui social. Tuttavia, le indagini della Squadra Mobile hanno riscritto la storia di quella notte. Lacarpia non si è tolto la vita: è stato ucciso da chi condivideva con lui quegli spazi angusti.

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DUE ARRESTI: OMICIDIO E TENTATO OMICIDIO

Gli indagati sono due baresi, già detenuti all’epoca dei fatti per altri reati. Si tratta di Saverio Scarano (45 anni) e Vincenzo Guglielmi (24 anni). Scarano è accusato di omicidio nei confronti di Lacarpia e di tentato omicidio nei confronti di un altro detenuto. Per lui è stata disposta la custodia cautelare in carcere. Guglielmi invece è accusato del tentato omicidio del compagno di cella salentino. Per lui il GIP ha disposto gli arresti domiciliari.

OMICIDIO NEL CARCERE DI BARI: UNA CELLA TRASFORMATA IN TRAPPOLA

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due avrebbero agito con ferocia. Pochi giorni prima della morte di Lacarpia, il 19 ottobre, gli agenti della Penitenziaria erano intervenuti per salvare un detenuto salentino di 28 anni, trovato nel bagno della cella con un cappio al collo. Quello che sembrava un tentativo di autolesionismo era invece il primo atto di una strategia criminale. Tre giorni dopo, la stessa sorte è toccata a Lacarpia. In questo caso, però, l’azione di Scarano è stata letale. Le indagini hanno dimostrato che entrambi gli episodi erano messinscene orchestrate per simulare suicidi e coprire atti di brutale violenza interna.

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