Baseball, "tu vuo fa l'americano?". L'Italia batte le stelle USA al World Classic e scrive una pagina di storia

  • Postato il 11 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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C’è qualcosa nell’aria in questo marzo che si tinge ogni giorno che passa di più d’azzurro. Perché dopo l’impresa della nazionale di rugby, capace di battere per la prima volta nella storia l’Inghilterra in una partita ufficiale (dopo 32 sconfitte filate), nella notte è arrivata quella della selezione italiana di baseball contro i maestri statunitense nel World Baseball Classic, una sorta di mondiale della disciplina tanto cara agli americani. Una partita clamorosa, di quelle destinate davvero ad essere tramandate ai posteri, con l’Italia avanti 8-0 e i padroni di casa (perché si giocava a Houston) andati a un passo da una clamorosa rimonta, ma costretti ad arrendersi nell’ultimo inning, piegati per 8-6.

Le stelle MLB ammutolite: che razza di impresa è stata fatta?

Per dare contezza della portata dell’impresa basterebbe citare qual è stato l’ultimo statunitense andato alla battuta, vale a dire Aaron Judge. Che è la stella dei New York Yankees, la squadra (probabilmente) più iconica della MLB, valutata circa 70 miliardi di dollari e da sempre capace di suggestionare intere schiere di appassionati. Judge, capitano della selezione a stelle e strisce, in banca ha un conto decisamente a sei zeri: guadagna circa 40 milioni di dollari a stagione (gli Yankees gliene garantiscono 9), cifre che coloro che l’hanno battuto potrebbero concorrere a mettere assieme in un’intera carriera se decidessero di sommarle ad una ad una (e forse non basterebbe).

Debita è la premessa: contro gli USA l’Italia aveva già vinto in altre 4 occasioni, ma affrontando sempre selezioni statunitense piene di giocatori universitari e dilettanti. Stavolta in campo c’erano le stelle della MLB, professionisti pagati profumatamente, icone riconosciute a livello universale: gente come Aaron Judge e Kyle Schwarber, Bobby Witt e Gunnar Henderson, Paul Goldschmidt, Pete Crow-Armstrong e Roman Anthony, fino a Bryce Harper. Per gli addetti ai lavori, una sorta di dream team contemporaneo. Battuto da un manipolo di paisà, “avventurieri” e impavidi giocatori cresciuti col mito americano, ma che di quell’America in una notte indimenticabile si son fatti un sol boccone.

Gli italiani d’America con la macchinetta da caffè nel dugout

L’Italia di Francesco Cervelli di “italiano” non ha molto, nel senso che la selezione che è andata a giocarsi il World Baseball Classic (un torneo a inviti che in pratica ha sostituito quello che fino al 2011 era il mondiale vero e proprio, del quale è una sorta di ente depositario) è composta interamente da ragazzi nati negli USA o dintorni, figli o nipoti di emigrati che pure hanno voluto tenere ancora intatto il filo che li lega alla storia delle loro famiglie.

Con i loro cognomi si potrebbe comporre una nazione intera, da Nord a Sud, perché i loro avi provengono da ogni parte d’Italia. E dell’Italia hanno spesso saputo raccogliere anche usi e consuetudini che li hanno resi ancora più simpatici agli occhi degli appassionati.

Un esempio vale per tutti: nel dugout, cioè quella che tutti chiamerebbero “panchina” (ma se lo dici a un addetto ai lavori ti guarderebbe storto), fa bella mostra di sé una macchinetta di caffè espresso, perché la regola vuole che dopo ogni home run (fuoricampo) il capitano Vinnie Pasquantino accolga il compagno di rientro nel dugout con un espresso bello caldo e un abbraccio ancora più caloroso, con due baci sulla guancia a corredo. I tre fuoricampo di ieri sera hanno prodotto tre espressi di bontà inaudita, alla faccia dei milioni di dollari intascati dagli avversari.

La partenza a razzo, la sofferenza finale, l’epilogo da cinema

La partita è stata una giostra di emozioni, con l’Italia capace di imprimere il proprio marchio per larghi tratti. Kyle Tyler al secondo inning ha trovato il primo home run di serata, seguito poco dopo da Antonacci per il 3-0 che ha fatto capire agli USA l’aria (brutta, per loro) che tirava. Il terzo fuoricampo, targato Caglianone, ha fatto scendere il silenzio sugli spalti (5-0). Con l’umore degli statunitensi annerito ulteriormente da un clamoroso errore di Brad Keller, che ha mancato l’eliminazione di Caglianone nel quinto inning, regalando il sesto punto all’Italia, e poi altri due, sempre su situazioni che il lanciatore non avrebbe dovuto sbagliare.

Sull’8-0 gli italiani hanno sognato ad occhi aperti, ma gli americani in qualche modo si sono destati: fuoricampo di Henderson (8-1), altro fuoricampo di Crow-Armstrong e 8-4 nel settimo inning. Partita riaperta, con ottavo inning tiratissimo che ha prodotto un altro punto a stelle e strisce. L’ingresso di Bryce Harper, stella dei Phillies, è parso lo snodo cruciale della serata: lui tre punti avrebbe potuto recuperarli in un amen, ma la difesa italiana ha fatto il miracolo.

E dopo l’home run di Crow-Armstrong nel nono inning, il finale da film: Greg Weissert sul monte di lancio, Judge sul monte di battuta, la stella che tutto può e nulla deve chiedere. Arrivano due strike out, il terzo lo lascia passare, il quarto è un altro strike out e l’impresa è servita. L’Italia vede i quarti di finale e tiene “in scacco” gli USA: battendo il Messico nell’ultima sfida garantirebbero loro il passaggio del turno, altrimenti in caso di ko. azzurro si andrebbe alla conta dei punteggi concessi e degli out difensivi (l’Italia dovrebbe subire massimo 4 punti per essere certa di qualificarsi, al netto di possibili extra inning).

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Virgilio.it

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