Biathlon, Giacomel: "Non accetto la morte di Bakken. Ho vissuto tante annate in una, ma ho avuto anche paura"

  • Postato il 10 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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La rinascita è un percorso lungo, fatto anche di strade accidentate. Ma Tommaso Giacomel può dire per ora di aver trovato solo tratti in discesa: dopo il grosso spavento della Mass Start dei giochi olimpici, con il malore che l’ha costretto a fermarsi dopo la prima parte di gara quando era in testa e in piena lotta per le medaglie, il 26enne della Valle di Primiero ha potuto trovare subito una risposta pronta e immediata al problema al cuore che ha rischiato di comprometterne la carriera. E alla televisione norvegese NRK ha raccontato le sue sensazioni dopo essere uscito dalle stanze del Galeazzi di Milano, dove ha subito un intervento di ablazione al cuore, perfettamente riuscito.

L’amico Sivert Bakken e quel dolore che non passa

Non inganni che a cercare Giacomel sia stata una televisione norvegese: oltre a essere una sorta di sport nazionale, il biathlon nei Paesi scandinavi trova sempre ampio risalto nelle cronache sportive, anche se in questo caso i giornalisti locali sono arrivati all’atleta azzurro pensando anche alla sua amicizia con Sivert Bakken, lo sfortunato atleta deceduto in un albergo di Passo Lavazè poco prima delle vacanze di Natale, in circostanze che invero non sono state chiarite del tutto (indossava una maschera ipossica quando è stato rinvenuto nella propria stanza).

“Quest’anno il destino è stato piuttosto crudele con me. A dicembre ho dimostrato di poter essere fortissimo nel biathlon, ma ho perso un grande amico. Ancora oggi fatico ad accettare che Sivert non sia più tra noi, e onestamente non riesco a darmi pace per tutto questo. A gennaio, poi, è andato tutto alla grande in termini agonistici, poiché ho indossato il pettorale giallo. Alle olimpiadi sono partito forte con l’argento conquistato con la staffetta mista, poi però il finale non è stato dei migliori”.

Il ritiro nella Mass Start: “Chi mi stava intorno era terrorizzato”

Da quel finale, Giacomel è ripartito per provare a capire cosa sia successo. “Ricordo che stavo andando a tutta sugli sci quando ho cominciato ad avvertire una fitta al costato. Mi sono spaventato e mi sono fermato appena ho potuto, quando ho trovato alcuni tecnici pronti ad aiutarmi. La paura è aumentata quando ho visto che tutte le persone che in quel momento si trovavano attorno a me si sono preoccupate.

È stata un’esperienza senza precedenti. Il mio corpo mi ha aiutato tante volte, ma durante la Mass Start delle olimpiadi ha deciso di lasciarmi così, di punto in bianco. Semplicemente, ho sentito che il mio ritmo cardiaco è aumentato esageratamente. Ho capito che non era normale, poi mi sono sentito soffocare. Ho provato a rallentare, ma la situazione non migliorava. Così ho deciso di fermarmi e chiudere le mie gare olimpiche mentre i miei avversari s’involavano verso gli altri poligoni”.

La scelta di tornare la prossima stagione: “Meglio così”

Il biathleta trentino ha voluto far sapere una volta di più di aver apprezzato tanto il sostegno di tutto l’ambiente, oltre a ringraziare i medici che l’hanno prontamente preso in cura. “I medici mi hanno spiegato che si è trattato di un problema latente che era comunque già riscontrabile sin dalla nascita, ma che generalmente emerge tra i 25 e i 29 anni. Oggi di anni ne ho 26, e puntualmente mi ha presentato il conto.

Mi è stato detto che, forse, avrei potuto gareggiare a Oslo. Però, rimanendo fermo due settimane, non sarei stato in forma. Ecco perché ho deciso di chiudere anticipatamente la mia stagione. Non sono interessato a gareggiare sapendo che il mio corpo non è al top. Di certo, non sono frustrato, non sono quel genere di persona e farò il tifo per tutti coloro saranno impegnati a Oslo, dando appuntamento a tutti nella prossima stagione”.

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Virgilio.it

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