Biathlon, Giacomel trionfa a Oberhof e dedica la vittoria all'amico Bakken: "Ho vinto tra rabbia e tristezza"
- Postato il 8 gennaio 2026
- Di Virgilio.it
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Doveva vincere per se stesso, ma soprattutto per l’amico scomparso durante le feste. E Tommaso Giacomel è stato di parola: ha dominato la 10 km Sprint di Oberhof e quando è arrivato al traguardo ha indicato il cielo, lì dove ora riposa il norvegese Sivert Bakken, trovato senza vita in una stanza d’albero al passo Lavazé durante le festività natalizie. “Questa vittoria è tutta per te, mio caro amico”, ha esclamato Giacomel appena tagliato il traguardo. Dove però la gioia si è mischiata rapidamente con la sensazione di vuoto che solo la morte di una persona cara può lasciare, nell’anima ancor prima che nella mente.
- La dedica all'amico scomparso: "Provo rabbia e tristezza"
- Il grande sforzo del mondo del biathlon per ripartire
- Dietro Giacomel c'è tanta Italia: Hofer chiude ottavo
La dedica all’amico scomparso: “Provo rabbia e tristezza”
Giacomel a Oberhof ha dimostrato di essere in condizioni fisiche strepitose, vincendo la terza gara stagionale (in precedenza aveva conquistato la vittoria nella Sprint di Hochfilzen e nella Mass Start di Annecy) e soprattutto mettendo nel mirino la leadership di Coppa del Mondo, attualmente di proprietà del norvegese Johan-Olav Botn, assente però nel fine settimana sulle nevi tedesche (l’azzurro è a soli 39 punti di ritardo: c’è la possibilità concreta di mettere la freccia nei prossimi giorni).
La crescita esponenziale del talento della Valle di Primiero è anche direttamente conseguenza delle motivazioni che solo un appuntamento come quello a cinque cerchi, da vivere peraltro sulle nevi di casa, può dare. Ma ad Oberhof di motivi per salire sul gradino più alto del podio ce n’erano tanti, soprattutto uno. “Provo sensazioni molto contrastanti”, ha commentato al termine della gara, vinta nonostante un errore al poligono a terra nella prima sessione di tiro.
“Ammetto che è uno dei giorni più tristi e più belli a livello sportivo. Vincere una gara di Coppa del Mondo è qualcosa di speciale, ma non ho nulla di cui essere felice oggi, a parte il fatto di aver gareggiato veramente bene e di aver offerto una prestazione notevole. Ma ho tante sensazioni in testa, soprattutto rabbia e tristezza. Perché quando viene a mancare una persona molto speciale, ti si stravolge un po’ il tuo stesso vissuto quotidiano”.
Il grande sforzo del mondo del biathlon per ripartire
Giacomel e Bakken erano rivali ma grandi amici. Spesso si allenavano insieme e anche quella maledetta mattina in cui il norvegese è stato trovato privo di vita nella stanza d’albergo che lo ospitava si erano dati appuntamento per sciare assieme.
“Tornare a lavorare è stata una delle cose più difficili che potessi fare, anche se purtroppo la vita in certi momenti ti mette di fronte a situazioni nelle quali non puoi scegliere. Io so soltanto che Sivert sarebbe stato fiero di me, anzi, di noi tutti che abbiamo gareggiato qui a Oberhof, pesando anche a quando lo facevamo assieme. Tutti hanno dato il massimo per onorarne al meglio la memoria”. Giacomel è andato oltre, e adesso non vuole smettere di sognare.
Dietro Giacomel c’è tanta Italia: Hofer chiude ottavo
La vittoria dell’atleta trentino è stata schiacciante, pensando anche all’errore commesso nel primo poligono. Giacomel ha vinto perché ha ottenuto il secondo miglior tempo nel range time e soprattutto il terzo sugli sci, legittimando una condizione atletica notevole che lo proietta giocoforza tra i grandi favoriti nella lotta per le medaglie alle olimpiadi. Alle spalle dell’italiano hanno chiuso il tedesco Nawrath (staccato di 13 secondi) e il norvegese Dale-Skjevdal (a 25 secondi).
Buona la prova complessiva degli italiani: Lukas Hofer ha chiuso ottavo a 43 secondi da Giacomel, Braunhofer 24esimo (e senza errori al poligono), Bionaz 36esimo (ma con tre errori a referto). Segnali più che incoraggianti in vista degli appuntamenti del fine settimana, dove Giacomel potrebbe andare a indossare il pettorale giallo di leader di Coppa del Mondo, cosa che non si verifica per un italiano dal 1988.