Borgio Verezzi, il Mulino Fenicio è monumento storico. Il sindaco Dacquino: “Un tesoro culturale, ora recupero e valorizzazione”

  • Postato il 30 gennaio 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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mulino fenicio borgio

Borgio Verezzi. I risultati delle indagini recentemente eseguite sul Mulino Fenicio a Borgio Verezzi, grazie ad un finanziamento del Ministero della Cultura, costituiscono un approfondito strumento di conoscenza dell’edificio, base imprescindibile per la futura progettazione. Tramite le ricerche storiche, lo scavo archeologico e i rilievi che sono stati effettuati sarà possibile attuare opere di messa in sicurezza, consolidamento, restauro e valorizzazione dell’immobile, per renderlo visitabile e fruibile da parte della comunità.

Ora, all’orizzonte l’atteso progetto di recupero per il monumento storico situato nei pressi del crinale dell’Orera: un’altra potenziale attrattiva a livello culturale e turistico.

Pochi anni fa l’edificio è stato acquisito dal Comune (grazie alla generosità della famiglia Luca Mapelli Finocchio), ed è stato poi – insieme al Castellaro – oggetto di studi da parte della Soprintendenza Archeologica: “Oggi finalmente abbiamo le conoscenze, base indispensabile per programmare le prossime tappe di recupero e valorizzazione di questo straordinario manufatto” ha evidenziato il primo cittadino Renato Dacquino.

“Per la nostra comunità si tratta di un tesoro culturale ormai certificato dagli scavi e dagli studi, un tesoro da conoscere, tutelare e valorizzare al meglio. Per questo abbiamo coinvolto le scuole, gli operatori turistici e la stessa rete museale finalese: abbiamo bisogno di un turismo che individui le esperienze territoriali e il Mulino Fenicio si unisce al meglio nel contesto di promozione dei paesaggi naturali, dei sentieri e nel filone specifico dell’archeotrekking” ha concluso.

mulino fenicio borgio

STORIA E VALORE CULTURALE – Le prime notizie relative al Mulino di Verezzi sono riportate sul “Libro della Magnifica Comunità di Verezzi” conservato presso l’Archivio Storico del Comune. Tra il 1643 e il 1660, più volte l’anno, il rappresentate della Magnifica Comunità di Verezzi versava al Podestà della Pietra – Repubblica di Genova il pagamento della “Gabella per la Macina”

Il Mulino è poi rappresentato nel Catasto Napoleonico (primi anni dell’800) e definito come “Mulino a vento in rovina di proprietà dei fratelli Cucco”.

Le indagini condotte sull’edificio hanno consentito di verificarne l’attendibile utilizzo come mulino a vento con pale orizzontali, fondato tra i primissimi decenni del XVII secolo ed in uso fino alla fine del XVIII secolo. Il ritrovamento nel corso dello scavo archeologico eseguito al suo interno di una moneta messa in luce proprio sul suo pavimento originario, permette di confermare questa ipotesi dedotta dai documenti d’archivio: si tratta infatti di un “soldino genovese in mistura”, datato tra 1572 e 1618.

La definizione di “mulino fenicio” è generalmente assegnata a edifici, originari e diffusi nell’Oriente Mediterraneo, muniti di pale interne attivate da venti che penetrano attraverso una serie di aperture laterali.

A differenza dei mulini di Celle, Laigueglia, Campiglia, Levanto, Portovenere tutti attivati da pale esterne, la conformazione strutturale del Mulino di Verezzi, caratterizzata dalla presenza di otto aperture e dall’assenza di altri varchi, esclude la possibilità che l’impianto fosse attivato mediante un ingranaggio esterno con trave passante nella muratura. Sul territorio ligure, il seicentesco edificio verezzino trova confronto solo con l’ottocentesco mulino di Vernazza, munito di 12 aperture ed attivato da pale orizzontali.

Della copertura originaria del Mulino di Verezzi non esistono più tracce strutturali evidenti. Un attento confronto con impianti eolici ad asse verticale ancora oggi in uso (mulini di Nashtifan, Iran), consente di ritenere che in origine l’edificio potesse essere scoperto. Lungo il profilo esterno superiore si conservano una serie di ganci in metallo, allineati e rivolti verso il basso forse utilizzati per tendere un telone ombreggiante, impermeabile, antivento o funzionale alla forza eolica. L’aria, incanalata all’interno dell’edificio attraverso le ampie aperture al primo piano, verosimilmente azionava il continuo movimento delle pale motrici, anche con venti deboli. Nel Mulino di Verezzi, tre aperture provviste di particolari sguinci definiscono e accompagnano l’andamento rotatorio della corrente; ciò presuppone anche la chiusura di alcuni varchi, a seconda della forza eolica del momento.

Le pale rotanti, presumibilmente costituite da una robusta intelaiatura lignea, su cui forse venivano anche tirate vele di tela, erano incastrate nel lungo albero verticale centrale, rotante nel foro strutturale del solaio tamponato in epoca recente. Si ipotizza che quest’ultimo venisse bloccato superiormente in una travatura orizzontale ben alloggiata sulla cresta muraria priva di solaio. Tale conformazione strutturale consentiva l’eventuale agevole ricambio del palo nel caso di rotture e/o usure, mentre con una copertura chiusa sarebbe stato impossibile issarlo e sostituirlo, se non a pezzi. Alla base, l’impianto eolico si incastrava e faceva leva su una macina orizzontale di pietra che girava sopra ad un’altra identica fissata sul terreno.

Nel caso specifico di Verezzi, considerando le specifiche fasi logistiche di lavorazione associate alle dimensioni interne dell’edificio (Ø ca. 4.95 m) e alla posizione dei due incavi messi in luce con lo scavo effettuato esattamente al centro del piano pavimentale, si esclude altresì la presenza di una ruota dentata centrale che trasmettesse il movimento rotatorio ad una macina laterale, si presume invece che l’intero impianto fosse verticale e semplice. La tramoggia era probabilmente posiziona lateralmente nella zona nord, opposta all’ingresso e alimentata a mano; sotto la ruota era verosimilmente collocata una vasca in legno per la raccolta della farina.

Autore
Il Vostro Giornale

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