Bruxelles adesso vuole un negoziatore europeo sull’Ucraina. Anche grazie all’Italia

  • Postato il 14 gennaio 2026
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  • Di Formiche
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A Bruxelles si sta pensando sempre più seriamente a nominare un “negoziatore” con l’apposito compito per interfacciarsi con Vladimir Putin e Donald Trump all’interno del processo negoziale sul conflitto in Ucraina. Alcuni esponenti dell’apparato dell’unione, contattati da Politico, hanno rimarcato come gli sforzi di alcuni governi europei (e, in particolare, di Roma e Parigi) in questo senso abbiano trovato una sostanziale ricettività da parte della Commissione Europea, che sembra intenzionata a muoversi concretamente su questo binario.

“Macron ha sostenuto negli ultimi giorni che, in vista dei colloqui bilaterali tra americani e russi, è importante svolgere almeno un ruolo nella discussione”, ha affermato a questo riguardo un alto funzionario francese, aggiungendo poi che “Meloni ha sostenuto con forza questa posizione… non sono ingenui su ciò che si può ottenere attraverso questi colloqui, ma tra il non impegnarsi e l’impegnarsi, in alcune capitali c’è un crescente apprezzamento” verso l’impatto che questa iniziativa potrebbe avere.

Riscontri positivi sull’iniziativa sembrano arrivare anche dall’altra parte dell’Atlantico. “È stato chiarito che Trump continuerà il suo dialogo con Putin sia direttamente che attraverso [l’inviato statunitense Steve] Witkoff. Questo non cambierà. Quindi bisogna avere una propria linea di comunicazione se le trattative proseguono: non si tratta di essere nella stessa stanza con americani e russi, ma di avere un qualche tipo di comunicazione” ha affermato Kurt Volker, rappresentante speciale degli Stati Uniti per i negoziati con l’Ucraina durante il primo mandato di Trump e di ambasciatore presso la Nato nel 2008-2009 sotto la presidenza di George W. Bush.

Ma la strada rimane comunque in salita. In parte poiché la proposta di nominare un negoziatore europeo viene visto in alcune capitali come un’apertura “legittimante” verso Mosca. In parte perché non sarà facile individuare la persona adatta. L’ipotesi di un inviato nominato dalla Commissione rischierebbe infatti di marginalizzare l’Alto rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, mentre allo stesso tempo un ruolo incardinato nel Servizio europeo per l’azione esterna potrebbe non essere considerato dal Cremlino un interlocutore di grado sufficientemente alto. Anche la platea rappresentata dal negoziatore resta indefinita, non essendo chiaro se esso andrebbe a rappresentare solo l’Unione europea o invece la più ampia “coalizione dei volenterosi” (comprendente anche il Regno Unito).

Nel frattempo però, sono già cominciati ad emergere alcuni nomi. Oltre alla già citata Kallas, l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi è stato suggerito (dall’attuale sottosegretario Giovanbattista Fazzolari) come possibile figura di alto profilo da spendere sul piano diplomatico, mentre altri funzionari europei hanno richiamato il nome del presidente finlandese Alexander Stubb, in virtù dei suoi rapporti personali con Donald Trump e dell’esperienza diretta del suo Paese nel confrontarsi con la pressione russa.  Tuttavia alcuni osservatori fanno notare che affidarsi a una figura politica di primo piano, magari un leader in carica, garantirebbe maggiore flessibilità e peso negoziale, ma aumenterebbe anche il rischio di legittimare, forse troppo precocemente, il ruolo del Cremlino in una fase estremamente delicata del dialogo negoziale.

Autore
Formiche

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