Busta paga di marzo: quanto aumenta davvero lo stipendio e per chi
- Postato il 9 marzo 2026
- Di Panorama
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La busta paga di marzo porta con sé una delle prime novità concrete della Legge di Bilancio 2026. Nei cedolini di molti lavoratori dipendenti comparirà infatti la nuova tassazione agevolata al 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali. L’effetto, secondo le simulazioni della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, può tradursi in un vantaggio che varia tra circa 190 e 850 euro netti all’anno. Il beneficio riguarda chi ha un reddito annuo lordo fino a 33mila euro e riceve gli aumenti derivanti da contratti rinnovati tra il 2024 e il 2026. I cedolini di marzo sono dunque sono il primo banco di prova delle nuove misure fiscali.
Come funziona la nuova tassazione sugli aumenti contrattuali e chi ci guadagna di più
La misura introdotta dalla Manovra prevede che gli incrementi retributivi legati ai rinnovi dei contratti collettivi firmati tra il 2024 e il 2026 possano beneficiare di una tassazione sostitutiva del 5%. Gli aumenti previsti dai contratti non vengono dunque tassati con l’Irpef ordinaria, che può superare il 30%, ma con un’aliquota molto più bassa. Questo significa che una quota maggiore degli aumenti contrattuali resta effettivamente nelle tasche dei lavoratori. Secondo i calcoli della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro il vantaggio più consistente riguarda i lavoratori del settore commercio. Per un dipendente di livello II con una retribuzione annua lorda di circa 31.400 euro e un aumento previsto nel 2026 di 2.698 euro, la nuova tassazione consente un risparmio fiscale che può arrivare fino a 851 euro netti nell’arco dell’anno. Segue il comparto delle telecomunicazioni, dove un dipendente di livello 6 con una retribuzione annua lorda di circa 30.248 euro e un incremento contrattuale di 1.709 euro potrà ottenere un vantaggio fiscale di poco superiore ai 500 euro annui. Più contenuto l’effetto per i metalmeccanici, per i quali gli aumenti previsti per il 2026 sono inferiori. Le simulazioni indicano che un dipendente di livello B1 con una retribuzione di circa 30.529 euro e un incremento di 841 euro potrà risparmiare circa 250 euro l’anno, mentre per un lavoratore di livello D1 con una retribuzione annua di 22.989 euro e un aumento di 634 euro il beneficio si aggira intorno ai 188 euro. E nei cedolini di marzo si vedranno i primi incrementi concreti.
Quanto aumenta davvero la busta paga a marzo
Se si spalma il vantaggio fiscale su dodici mesi, l’effetto nel cedolino mensile sarà mediamente tra circa 15 e 70 euro netti in più al mese, a seconda del contratto e dell’importo dell’aumento contrattuale. Nei casi più favorevoli, come alcuni profili del settore commercio, il risparmio fiscale stimato di circa 850 euro annui equivale a poco più di 70 euro netti al mese. In situazioni intermedie, come quelle del comparto telecomunicazioni, il vantaggio di poco superiore ai 500 euro annui si traduce in circa 40-45 euro netti al mese. Per i metalmeccanici, dove gli aumenti contrattuali sono più bassi, il beneficio fiscale stimato tra 188 e 250 euro annui significa in media 15-20 euro netti al mese.
Non solo aumenti: sconto fiscale anche su turni, notti e festivi
E arriva anche una tassazione agevolata del 15% sui trattamenti accessori, cioè sui compensi legati a lavoro notturno, turni e attività svolte nei giorni festivi o di riposo settimanale. Secondo le simulazioni della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro nel caso di 1.500 euro di compensi accessori tassati con l’aliquota ridotta, il vantaggio fiscale può variare da poco meno di 80 euro all’anno per chi guadagna circa 12 mila euro lordi fino ad arrivare a circa 690 euro per chi ha una retribuzione di 40 mila euro. Se si ha diritto a mille euro di trattamenti accessori, il risparmio si riduce ma resta comunque significativo: si va da circa 52 euro annui per i redditi più bassi fino a 417 euro per quelli più vicini alla soglia massima prevista dalla norma.