Cabinovia in Valbisagno, allo studio del Politecnico anche ramificazioni verso le alture
- Postato il 8 marzo 2026
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- Di Genova24
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Genova. Non solo un tracciato sopraelevato lungo il Bisagno per arrivare fino a Prato. Nel dossier del Politecnico di Milano sull’ipotesi di cabinovia alternativa allo Skymetro sarebbero allo studio anche collegamenti con le alture in quella che potrebbe diventare una vera e propria rete di impianti a fune al servizio dei quartieri collinari, collegati tra loro dalla dorsale del fondovalle.
È quanto emerge da ulteriori indiscrezioni sulla proposta che Genova24 ha anticipato negli scorsi giorni, ormai al centro del dibattito politico e fonte di agitazione per la stessa maggioranza della sindaca Silvia Salis. Da quanto si apprende, la presentazione al pubblico avverrà intorno a metà marzo, con un paio di settimane di anticipo rispetto alle intenzioni di Tursi che – in assenza di fughe di notizie – avrebbe aspettato la fine del mese per svelare alla città il risultato dello studio affidato al team del professor Pierluigi Coppola per oltre 100mila euro.
Cabinovia verso le zone collinari, tra le ipotesi c’è il Biscione
Sarebbe stato proprio il Comune a chiedere al Politecnico un approfondimento sulla possibilità di estendere la cabinovia in Valbisagno con ramificazioni a quote maggiori. Secondo i primi riscontri forniti dagli esperti, la tecnologia presa in esame consentirebbe di progettare anche tratti in salita partendo dalle stazioni principali. In questo modo verrebbe sfruttato il vantaggio primario degli impianti a fune, cioè la capacità di superare i dislivelli del terreno.
Ma quali potrebbero essere i collegamenti collinari? L’anno scorso, durante il confronto sul Piano del verde, era tornata in auge la vecchia suggestione di un “impianto verticale” per raggiungere la pineta di Forte Quezzi dalle sponde del Bisagno. Si tratta di un’area incolta su cui l’amministrazione precedente immaginava di estendere il parco geotecnico di via Monte Rosa. Ma è chiaro che un eventuale sistema di risalita lungo il versante che sovrasta corso De Stefanis potrebbe diventare determinante anche per avvicinare il Biscione al centro città, qualora la Valbisagno fosse percorsa da un sistema di trasporto rapido. È del tutto verosimile, perciò, che questa opzione sia stata tra le prime prese in considerazione.
Sul resto, ci si può sbizzarrire con la fantasia: a beneficiare di un collegamento via fune col fondovalle potrebbero essere ad esempio l’area di via Burlando, via Lodi, Montesignano, Sant’Eusebio, i paesi sulle alture di Molassana e di Struppa. Di certo non mancherebbero le difficoltà, anche perché in alcuni di questi contesti i piloni e le cabine dovrebbero insistere in mezzo o sopra le case, replicando i problemi che hanno indotto il centrosinistra a cancellare la funivia del Lagaccio optando per un tracciato ridotto da Granarolo a Forte Begato.
I dubbi da chiarire e l’incognita dei finanziamenti
I dettagli si conosceranno non appena verrà reso noto lo studio elaborato dal Politecnico. I dubbi da chiarire sono numerosi: perché la cabinovia sarebbe vantaggiosa rispetto allo Skymetro o all’ipotetica tranvia su cui spinge il comitato? Sarà davvero più veloce di un autobus, considerando anche i tempi per raggiungere le stazioni? In che modo potrebbe integrarsi con l’asse di forza? Come verranno gestite le raffiche di vento, in Valbisagno ben più forti e frequenti che nella periferia di Parigi dove è stato appena inaugurato un impianto simile?
Risolti i vari interrogativi, la proposta della cabinovia dovrà passare al vaglio del percorso partecipato annunciato da Salis e Terrile, peraltro con la posizione contraria già espressa dal fronte No Skymetro. Dopodiché, qualora il confronto con la cittadinanza si concludesse con esito positivo, bisognerà trovare i finanziamenti. Il viceministro Edoardo Rixi, negli ultimi tempi protagonista di uno scontro a distanza a più riprese con la sindaca, ha precisato che il progetto verrà valutato dai tecnici “come tutti gli altri”, pur esprimendo già alcune perplessità. Tra queste anche il motivo che aveva tagliato le gambe allo Skytram iniziale: la mancata integrazione con la metropolitana esistente. D’altra parte i costi sarebbero notevolmente inferiori (si stimano 200 milioni) e, ulteriore elemento politico, in Regione il presidente Bucci non ha manifestato preclusioni a priori. Insomma, tutto è ancora possibile.