Campobasso senza treni da sei anni, M5s e Pd lanciano una petizione: “Non possiamo aspettare fino al 2028”
- Postato il 20 febbraio 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Il Molise si prepara a sbarcare a Sanremo con uno spazio promozionale nel cuore del Festival, per attirare visitatori e rilanciare l’immagine turistica della regione. Però c’è un problema: i turisti non sanno che nel capoluogo di Regione non passano i treni. Pochi giorni fa è stata organizzata una mobilitazione permanente ed è stata lanciata una petizione per chiedere la riapertura della stazione di Campobasso e il ripristino del servizio ferroviario, fermato sei anni fa per consentire i lavori di ammodernamento ed elettrificazione. Nel 2019, infatti, era stato firmato un accordo di programma tra Comune, Rete ferroviaria italiana e Regione per il rifacimento della stazione e l’eliminazione dei passaggi a livello. Da allora la tratta tra il capoluogo e Bojano è chiusa, rendendo impossibile raggiungere in treno grandi città come Roma e Napoli.
L’iniziativa della petizione è stata presentata davanti alla stazione del capoluogo molisano dalla sindaca civica Marialuisa Forte e da un gruppo di consiglieri regionali: Alessandra Salvatore, Vittorio Facciolla e Micaela Fanelli del Partito democratico insieme a Roberto Gravina e Angelo Primiani del Movimento 5 stelle. Obiettivo: sollecitare il completamento dei lavori e riportare i treni in città molto prima dell’ennesima scadenza annunciata. Il problema, denunciano i promotori, è soprattutto la durata dei cantieri. “Nell’ultima seduta ci è stato detto che i treni torneranno a partire da Campobasso, in base alle previsioni, nel 2028”, ha evidenziato Salvatore, capogruppo del Pd in Consiglio regionale.
“Questo per noi è inaccettabile, pretendiamo degli interventi decisi, perché si può lavorare per lotti funzionali in più parti del percorso”, ha ribadito la prima promotrice. Nel frattempo i costi dell’opera sono lievitati in modo significativo, passando dai 120 milioni inizialmente previsti agli attuali 400 milioni. Sui ritardi pesano anche criticità tecniche. Il consigliere regionale ed ex sindaco di Campobasso Roberto Gravina ha sottolineato “i tanti punti interrogativi che pesano sui lavori e sugli imprevisti legati al crollo in una galleria”. E ha aggiunto che “c’è una interrogazione in Parlamento con la quale chiediamo di conoscere i dettagli di quanto accaduto e capire se c’è stata superficialità nella progettazione”.
Per questo è nata la petizione online su Change.org, sostenuta dal centrosinistra locale e dal “Presidio per non morire”, rappresentato da Filippo Poleggi del Movimento Consumatori Molise. Il testo della petizione – che ha raccolto mille firme nelle prime 24 ore – denuncia la situazione e le sue conseguenze come gli enormi danni all’economia del posto e l’impatto sulla vite dei pendolari. Secondo i firmatari, l’assenza di collegamenti su rotaie “aumenta le difficoltà nei collegamenti interregionali e penalizza ulteriormente una regione già svantaggiata dal punto di vista infrastrutturale”.
Il Consiglio regionale del Molise ha già approvato una mozione per chiedere al Ministero dei Trasporti e a Rfi di completare i lavori entro il 2026, ma, si legge ancora nella petizione, “i lavori procedono ancora a rilento e la città e tutto il Molise centrale continuano a soffrire”. Da qui la richiesta di accelerare: “Chiediamo che vengano effettuati sforzi straordinari per accelerare il processo di ammodernamento, con l’obiettivo di ristabilire il servizio ferroviario a Campobasso entro e non oltre il 2026”. I promotori chiedono anche risorse aggiuntive, una migliore pianificazione e una comunicazione più efficace tra le parti coinvolte. La mobilità, sottolineano le opposizioni, è “un diritto fondamentale e costituzionale al pari della sanità e dell’istruzione”.
“Facciamo sentire la nostra voce per porre fine a queste inaccettabili tempistiche di attesa e lavoriamo insieme per un futuro in cui il trasporto ferroviario a Campobasso torni ad essere una realtà”, si legge nell’appello. Una battaglia che, dopo anni di cantieri e ritardi, si allarga a mobilitazioni e iniziative rivolte direttamente alla cittadinanza. Proprio come quelle per la sanità regionale, con il sindaco d’Isernia che da fine dicembre dorme in tenda davanti all’ospedale contro i tagli al servizio pubblico e una fiaccolata che ha fatto scendere in strada migliaia di persone. Tutti segnali di protesta contro la marginalità della Regione.
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