Can Yaman rompe il silenzio dopo le notizie sull’arresto a Istanbul

  • Postato il 12 gennaio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Can Yaman rompe il silenzio dopo le notizie sull’arresto a Istanbul

Dalle voci sull’arresto a Istanbul al ritorno a Roma: Can Yaman smentisce le notizie arrivate dalla Turchia e richiama la stampa alla responsabilità.


Dopo ore di voci incontrollate, indiscrezioni rimbalzate sui social e titoli clickbait, Can Yaman è tornato in Italia e ha scelto di metterci la faccia. Lo ha fatto da Roma, la città che lo ha accolto e consacrato professionalmente, per rispondere alle notizie circolate in Turchia su un presunto arresto nell’ambito di un’indagine antidroga. Una vicenda che l’attore ha deciso di chiudere una volta per tutte affidandosi a immagini simboliche — il Colosseo alle spalle, le vie del centro storico come cornice — e a parole nette pubblicate in un post su Instagram che non risparmia critiche alla stampa.

«Cara stampa italiana, da sempre la stampa turca è cattiva con me, ma non è una novità. Però voi no», scrive Yaman. Un messaggio diretto, che è insieme appello e accusa. «Per favore non fate anche voi l’errore di fare copy-paste (copia-incolla) delle notizie che arrivano dal Bosforo».

L’attore, 36 anni, protagonista della serie di successo Sandokan, smentisce con decisione ogni ricostruzione sensazionalistica e invita a usare il buon senso prima ancora delle fonti: «Ma vi pare che vado in giro nei locali con delle sostanze in un periodo in cui la polizia fa indagini a tappeto arrestando molte persone famose?». E aggiunge un elemento chiave: «Se fosse stato minimamente vero, non sarei stato rilasciato in così poco tempo e in grado di tornare in Italia il giorno dopo».

Operazione antidroga a Istanbul: l’arresto e il rilascio di Can Yaman

Secondo quanto riportato dall’Ansa, nella notte tra venerdì 9 e sabato 10 gennaio la polizia antidroga di Istanbul ha condotto un’operazione in alcuni dei night club più noti della città. Tra i sette fermati c’era anche Yaman, presente nella discoteca Ruby di Ortaköy. L’attore è stato ascoltato e rilasciato nella stessa serata: non era indagato, non c’erano mandati di arresto a suo carico e il suo nome sarebbe emerso a seguito di una segnalazione. Dopo le deposizioni e i test del dipartimento di medicina legale, è stato rimesso in libertà.

Il suo caso si inserisce in un contesto più ampio: negli ultimi mesi, numerose celebrità, influencer e imprenditori sono finiti sotto la lente d’ingrandimento della magistratura turca. Ma Yaman respinge ogni ombra di dubbio e rivendica la propria posizione con fermezza, rifiutando di essere trascinato in un racconto che non gli appartiene.

La vicenda di Can Yaman è un monito contro la disinformazione

Il messaggio finale è morbido solo in apparenza: «Vi voglio bene». Perché sotto l’affetto resta un monito preciso da leggere tra le righe. A chi lavora nel mondo dell’informazione – e a chi ne fruisce – emerge un principio semplice e fondamentale: responsabilità. Verificare le fonti prima di rilanciare e amplificare una notizia, distinguere i fatti dalle insinuazioni.

Il suo rientro a Roma, rapido e sotto gli occhi di tutti, smonta il castello di voci costruito in poche ore. Can Yaman riparte da qui, dalla città che lo ha scelto. La vicenda che lo ha travolto lascia una lezione che va oltre il caso specifico: nell’era delle notizie lampo, basta un fermo di poche ore, raccontato senza filtri, per trasformarsi in una condanna mediatica. Verità, pertinenza, continenza. Non sono optional, ma regole fondanti della professione giornalistica. Perché appurare l’attendibilità di una fonte non è solo un dovere deontologico: è l’unico antidoto alla disinformazione.

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