Capello choc: "Gli arbitri sono una mafia, è una cosa che mi fa impazzire"
- Postato il 5 gennaio 2026
- Di Virgilio.it
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A ruota libera. Sulla Liga, i problemi di Xabi al Real, il rapporto con i grandi campioni e i problemi della nazionale italiana. Intervistato da Marca Fabio Capello parla di tutto ma riserva un capitolo bollente a Var e arbitri, usando parole forti.
- Capello: gli arbitri sono una mafia
- Quando cacciò Ronaldo
- I problemi del Real Madrid
- La crisi dell'Italia
Capello: gli arbitri sono una mafia
La domanda sul Var arriva a metà dell’intervista, l’ex tecnico appare subito infastidito (“Lascia perdere, lascia perdere… Questo è un argomento che mi fa molto arrabbiare”) e quando gli chiedono se è possibile esportare lo stile di arbitraggio inglese che convince tutti e portarlo nel campionato spagnolo o in quello italiano, esplode: “No, no. Gli arbitri sono una mafia. Non vogliono usare ex giocatori per il VAR, giocatori che conoscono i dettagli del calcio, i movimenti che un giocatore fa per fermarsi, per aiutarsi... E molte volte prendono decisioni sbagliate perché non hanno giocato e non conoscono quei movimenti. Un giocatore viene toccato in faccia, cade a terra e loro fischiano. Ma perché fischi?! Se io sono alto 1,90 metri e l’altro è 1,75, quando muovo il mio braccio è all’altezza del suo viso, perché fischi? Tutta questa storia mi sta facendo impazzire, completamente impazzire”.
La soluzione per Capello è quindi mettere un calciatore in sala Var: “Uno! Mettine uno lì che possa dire all’arbitro: “Beh, non credo che sia rigore, o forse sì”. Con la UEFA, abbiamo analizzato 20 situazioni in cui sono stati assegnati rigori, esaminate da ex giocatori e allenatori, e 6 di queste erano rigori e 14 no”.
Quando cacciò Ronaldo
Alla domanda sul miglior giocatore che abbia mai avuto risponde secco: “Ronaldo, il brasiliano. E dopo di lui, Van Basten, subito dietro. Quando allenavo Ronaldo, non era infortunato, ma non era nemmeno entusiasta. Non gli piaceva perdere peso, gli piaceva la vita… E l’ho cacciato dal Real Madrid. Ma se mi chiedete chi fosse il migliore, è facile: Ronaldo, di gran lunga. Ronaldinho? Il suo problema non era l’allenamento, era perdere peso. Al Real Madrid pesava 94 chili e gli ho chiesto: “Quando hai vinto la Coppa del Mondo nel 2002 in Giappone, quanto pesavi?” “84”, mi ha risposto. “Beh, non puoi avere altri 10 chili adesso, Ronnie”, gli ho detto.
I problemi del Real Madrid
Si passa al momento difficile del Real Madrid: “Dico sempre che bisogna fare il vino con l’uva che si ha. Se vuoi fare lo champagne ma non hai l’uva da champagne, non farai champagne… Quando arrivi in un posto nuovo, devi sapere dove andrai a lavorare. Xabi Alonso conosce benissimo quel club, ma lo conosce come giocatore, che non è la stessa cosa che come allenatore. Come giocatore, la cosa più importante è allenarsi, vivere la vita di un atleta e, il giorno della partita, giocare. Come allenatore, devi pensare molto; hai 25 giocatori e devi capire dove posizionarli affinché possano dare il massimo”.
Dopo un passaggio sul Modric versione Milan (“Luka è stanco, un po’ stanco, anche se sta giocando molto bene”) Capello parla del caso Negreira in Spagna. Tra il 2001 e il 2018, il Barcelona ha pagato circa 7–8 milioni di euro a società legate a José María Enríquez Negreira, che all’epoca era vicepresidente della commissione arbitri spagnola (CTA). I pubblici ministeri sostengono che questi pagamenti fossero destinati a influenzare o assicurare un trattamento favorevole da parte degli arbitri, mentre il club insiste che fossero per “rapporti tecnici” e servizi di scouting sugli arbitri e sui giovani giocatori: “Ma non ha pagato nessuno. E con questa storia di Negreira non è successo niente.In Italia con Calciopoli abbiamo preso provvedimenti. Ho vinto due titoli con la Juventus, ho entrambe le medaglie a casa, ma la squadra è retrocessa in B”.
La crisi dell’Italia
Ultima riflessione sulla crisi del calcio italiano: “Nell’undici titolare del Milan c’è un italiano; alla Juventus solo due; l’Inter quattro o cinque; alla Roma due o tre. Questa è la chiave. Guardando al futuro, non abbiamo molte opportunità. Il sistema di allenamento è fallito; c’è molta tattica e poco calcio. Questo è il problema dell’Italia. A 12 anni, i bambini fanno già tattica: perché tattica adesso? Bisogna passare, passare, passare, controllare la palla e conoscere l’ABC del calcio. Ho vissuto in Spagna e vedo che ai bambini piace passare e passare. Tecnica, tecnica… Ora il calcio è più veloce, e se non hai tecnica, dove vai?”