Capello demolisce il calcio italiano, troppi stranieri, guardiolismo e arbitri le cause della crisi: “Ora copiamo la Norvegia”

  • Postato il 12 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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Un calcio lento, con troppi stranieri e la mania del possesso palla, continuamente spezzettato dagli arbitri: è questa la fotografia che Fabio Capello fa del football in Italia, prendendosela con le scelte dei club, con gli allenatori seguaci del “guardiolismo” e i direttori di gara. Ma indicando anche una soluzione: copiare i campionati giovanili della Norvegia.

Per Capello in serie A troppi stranieri modesti

Nella sua analisi della crisi del calcio italiano, incapace di mandare un club ai quarti di finale di Champions League e che rischia di mancare la terza qualificazione consecutiva ai Mondiali, Fabio Capello ne ha per tutti: società, allenatori, arbitri. La sua invettiva sulla Gazzetta dello Sport parte dal decadimento del valore degli stranieri in serie A: “Ai miei tempi, quando giocavo, studiavo sempre Luis Suarez, il migliore di tutti, oltre a Bulgarelli che aveva qualche anno più di me – dice Don Fabio – Erano esempi. Erano maestri. Quando ero allenatore, avevamo in Italia i migliori del mondo. Oggi ci sono Modric, Rabiot e pochi altri”.

Al loro posto, un esercito di stranieri mediocri che tolgono spazio agli italiani. “Gli stranieri occupano quei posti, anche se modesti. Pensiamo davvero che siano tutti superiori ai nostri?”, si domanda Capello.

Il “guardiolismo”: l’ossessione per il possesso palla

Per l’ex giocatore e allenatore, oggi commentatore per Sky Sport, oltre alla scarsa qualità tecnica dei giocatori, l’altro problema del calcio italiano riguarda il ritmo di gioco, troppo lento. Due i fattori che lo determinano, il primo deriva dal “guardiolismo” che ha contagiato i tecnici della serie A. “Abbiamo preteso di copiare il Barcellona di Guardiola e l’abbiamo fatto male – attacca Capello – , anche perché qualità e tecnica sono inferiori. Pensiamo solo al possesso, dimenticando che il possesso deresponsabilizza: basta l’appoggio a quello accanto”.

Le colpe di arbitri e Var

L’altro fattore che incide in maniera decisiva sul ritmo di gioco riguarda gli arbitri, che per Capello “hanno colpe”. Per l’ex allenatore i direttori di gara fischiano troppo, penalizzando quell’atletismo che invece spopola e rende spettacolare le coppe europee e campionati come la Premier League. “Siamo l’unico paese in cui uno infortunato si butta a terra pestando i pugni e il gioco si ferma subito – sottolinea Capello – . La velocità è frenata dagli arbitri: non esistono più contrasti e gioco fisico, un giocatore appena sfiorato si butta a terra?”.

E per Capello anche la gestione del Var è stata finora totalmente fallimentare: “Al Var spesso non conoscono le dinamiche del gioco, qualche giocatore al video non farebbe male. E un’altra cosa: ci siamo inventati il fallo con il pestone. Ma lei, ai miei tempi, negli anni Settanta, ricorda un fallo fischiato per un pestone? Ma basta”.

Copiare la Norvegia: giovanili senza risultati

Come uscirne? Quale ricetta può adottare il calcio italiano per migliorare la situazione e tornare a produrre giocatori di livello internazionale in quantità? Per Capello un primo passo può essere fatto cambiando la cultura del risultato nei campionati giovanili, dove gli allenatori, per arrivare alla vittoria, spesso privilegiano la tattica rispetto allo sviluppo tecnico dei bambini. Per picconare questa mentalità l’ex tecnico suggerisce di copiare la Norvegia, paese che nel giro di 20 anni ha di fatto sorpassato l’Italia sul piano della produzione di giocatori di alto livello.

“Ora leggo sulla Gazzetta che lì, fino a tredici anni, i risultati sono aboliti e quindi i ragazzi possono giocare per divertirsi. Un lavoro culturale che dà risultati. Da noi, gli allenatori vogliono vincere anche con i ragazzini”. È quindi dalla Figc ma soprattutto dai suoi ex colleghi che Capello si aspetta uno sforzo per riportare il calcio italiano a livelli in linea con la sua storia.

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