Caro carburanti, Meloni prende tempo. Ma il governo può attivare subito il taglio delle accise finanziandolo con la maggior Iva incassata
- Postato il 5 marzo 2026
- Economia
- Di Il Fatto Quotidiano
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In attesa di capire se e quanto l’escalation in Medio Oriente causata dagli attacchi di Israele e Usa all’Iran impatterà sulle tasche delle famiglie attraverso rincari delle bollette, il rialzo dei prezzi del petrolio si è già tradotto in un’impennata del costo del pieno. Il gasolio in modalità self è rincarato in media del 5,5% rispetto alla settimana scorsa, la benzina di oltre il 3%. In autostrada vengono segnalati picchi fino a 2,5 euro al litro per il diesel. “Il ministro Urso ha attivato ‘Mister Prezzi‘, cioè il sistema di monitoraggio che viene attivato per verificare se ci sono aumenti anomali e ingiustificati dei prezzi”, ha detto Giorgia Meloni giovedì mattina parlando a Rtl 102.5. Ma, se volesse calmierare gli aumenti ed evitare la stangata per gli automobilisti in vista di Pasqua, il governo potrebbe intervenire azionando una leva ben più efficace.
Si tratta della cosiddetta accisa mobile, un meccanismo introdotto con la legge finanziaria per il 2008 – quando al ministero dello Sviluppo c’era Pier Luigi Bersani – e modificato proprio dal governo Meloni nel gennaio 2023, dopo i rincari causati dalla decisione di non confermare il taglio delle accise voluto dal governo Draghi. La norma consente al ministro dell’Economia, di concerto con quello dell’Ambiente, di ridurre temporaneamente le accise sui carburanti quando l’aumento del prezzo del petrolio genera maggiori entrate Iva per lo Stato. Il principio è semplice: se il greggio sale e le compagnie ritoccano i listini di benzina e gasolio, cresce automaticamente anche il gettito dell’imposta. Una parte dell’incasso extra può essere restituita ai consumatori attraverso una riduzione delle accise.
A valle della revisione del 2023 non è più necessario che le quotazioni internazionali del petrolio salgano di almeno il 2%: è sufficiente che il prezzo aumenti, sulla media del precedente bimestre, rispetto al valore di riferimento indicato nell’ultimo Documento di finanza pubblica. Il Dpfp dello scorso ottobre stimava che il barile di Brent si sarebbe fermato quest’anno a 66,1 euro. Visto che negli ultimi mesi è stato scambiato stabilmente sopra i 70 dollari e negli ultimi giorni è salito oltre gli 80, la condizione risulta già verificata: Giancarlo Giorgetti potrebbe quindi agire subito. Lo strumento del resto era stato pensato proprio per gestire le fasi di forte volatilità dei mercati energetici, perché permette di attenuare l’impatto dei rincari senza incidere direttamente sui conti pubblici.
Era stata proprio Fratelli d’Italia, quando era all’opposizione del governo Draghi, a chiedere a gran voce l’attivazione dell’accisa mobile dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la conseguente impennata dei prezzi energetici. L’esecutivo intervenne proprio in quella direzione, con un taglio temporaneo delle accise sui carburanti che ridusse il prezzo alla pompa di circa 25 centesimi al litro tra accise e Iva. Meloni, arrivata a Palazzo Chigi a fine 2022, decise subito di ridurre il taglio e non lo prorogò per il 2023. Scontati gli attacchi delle opposizioni visto che, durante la campagna elettorale, il suo partito aveva promesso di “sterilizzare le entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti” e disporre una “automatica riduzione di Iva e accise”. Quest’anno ulteriore ripensamento: con la legge di Bilancio è stata alzata l’accisa sul gasolio per unificarla a quella sulla benzina. Solo un riallineamento, peraltro obbligato perché il trattamento di favore per il gasolio era un sussidio ambientalmente dannoso, la spiegazione della maggioranza. Ma la novità ha portato più entrate nelle casse dello Stato perché i consumi di gasolio sono superiori a quelli della benzina. Insomma: il risultato è un guadagno netto per le casse pubbliche, con buona pace delle promesse elettorali.
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