Che sciocchezza la scelta di Ghali, santo protettore dei maranza, per la cerimonia delle Olimpiadi

  • Postato il 30 gennaio 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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Che sciocchezza la scelta di Ghali, santo protettore dei maranza, per la cerimonia delle Olimpiadi

Il caso non esiste. Altrimenti non si spiega perché, a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi invernali, improvvisamente mi sia imbattuta nella foto perfetta per prendere per il naso i fessi che le hanno organizzate. È una foto del 1974 in cui Mick Jagger, in grande spolvero e più allegro che mai, posa per un ritratto con Leni Riefenstahl. Una coppia che è un paradosso: la pietra rotolante della swinging London e la regista del Fuhrer. Lì per lì uno pensa a un tiro mancino dell’intelligenza artificiale, invece pare che sia proprio vera. Sir Jagger dev’essersi divertito un mondo, perché lui sì che sapeva cosa vuol dire infrangere le regole, altroché quel moralista di Lennon. La Riefenstahl era stata al gioco e il suo sorriso era smagliante, quasi come quelli che rivolgeva a Hitler durante la lavorazione di Olympia, il suo capolavoro.

Di lì in poi è stato un tourbillon di immagini che si assommavano per libere associazioni di idee, quindi è apparso Ghali-Sbirulino redarguito dagli agenti allo stadio perché aveva deciso – lui – che il ministro Salvini allo stadio non ci poteva stare, Massimo Boldi tedoforo mancato, le pantegane di Macron, il veterano olimpico dimenticato per strada e tutto quanto il resto. Insomma, una gran confusione con una sola certezza: aveva ragione Lenin, quando diceva «i capitalisti ci venderanno la corda con cui li impiccheremo», perché se togli capitalisti e metti europei il discorso purtroppo funziona anche meglio. Noi la corda a Sbirulino l’abbiamo pure regalata, ma procediamo per ordine. Leni Riefenstahl, genio indiscusso del cinema di ogni tempo, fu incaricata da Hitler di girare un film sulle Olimpiadi di Berlino del 1936 e ne uscì una specie di miracolo, anche di purismo storico.

Fatevi un regalo se avete tempo: guardate Olympia, si tratta di due film dallo stesso titolo con sottotitolo leggermente diverso e sono entrambi visibili gratuitamente su YouTube, ma la versione importante è la più lunga. Perché inizia con un piano sequenza commovente sull’Acropoli di Atene, in cui le rovine sono le vestigia di una grandezza che pulsa tuttora nelle radici europee. Olympia era una dea, ma anche la città cui furono consacrate le olimpiadi, e questo in una civiltà che della salute e della bellezza del corpo aveva fatto un vero culto civile fatto di sport all’aria aperta, corse, esercizi ginnici, danze, con le donne che si esibivano al pari degli uomini, con buona pace dei talebani d’importazione. I primi 15 minuti sono un colpo al cuore per chi sappia da dove viene e perché vive in un posto dove il pensiero è filosofia, e non irrazionalismo alla mercé della teocrazia. Ora, cari signori del comitato olimpico, non siamo qui a chiedervi di cospargervi il capo di cenere perché avete infangato le olimpiadi, cosa peraltro vera, sulla base di quello che finora è trapelato, né di fare esercizi di logica aristotelica o un ripasso sull’iconografia delle divinità elleniche: a questo ci ha già pensato Leni ed è impossibile fare meglio. Ma almeno di considerare chi c’è al governo e come la pensano gli elettori dei partiti di maggioranza.

Giorgia Meloni non può essere messa in ridicolo come Macron ai giochi di Parigi: evitateci almeno il santo protettore dei maranza. È una scelta sciocca, i cantanti mediocri non mancano, basta pescarne dal mazzo uno che almeno rappresenti l’Italia. Non c’è molto altro da dire, di gente che a quanto pare smania per saltare sul carro dei perdenti. Tranne una cosa: fatelo alla chetichella, senza coprirci di ridicolo.

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Libero Quotidiano

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