Chiara Mazzel, capolavoro d'argento: in quanto tempo e con quali sacrifici si costruisce una medaglia paralimpica

  • Postato il 7 marzo 2026
  • Di Virgilio.it
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La discesa libera delle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 è entrata nella storia dello sci alpino paralimpico italiano. Nella gara dell’Olympia delle Tofane la ventinovenne trentina Chiara Mazzel, guidata da Nicola Cotti Cottini, ha conquistato l’argento, arrivando a 0,48 secondi dall’austriaca Veronika Aigner.

È la prima medaglia italiana della rassegna e arriva dalla portabandiera di casa: per Mazzel è la ricompensa dopo anni di allenamenti, tre ori mondiali e numerosi podi di Coppa del Mondo. La sciatrice ha commentato l’impresa definendola “un grande sogno”: ha spiegato di aver dato tutto e di aver percepito ancor più l’emozione grazie al pubblico che la sosteneva.

Chiara Mazzel, primi passi e irruzione nella Coppa del Mondo

Mazzel ha iniziato a gareggiare con il compagno di guida Fabrizio Casal nel circuito continentale nel 2019; il suo primo podio di Coppa Europa risale al 15 dicembre 2019 a Pitztal, mentre l’esordio in Coppa del Mondo è avvenuto l’11 gennaio 2020 a Veysonnaz. Il sito del CIP individua lo spartiacque della carriera, i Mondiali di Lillehammer 2022:

“Se devo pensare al momento sportivo più bello torno con la mente al momento in cui mi sono presentata davanti al cancelletto di partenza”.

Nel dicembre 2022 a Steinach am Brenner è arrivata la prima vittoria in Coppa del Mondo, un super-G.

Ai Giochi paralimpici di Pechino 2022 Mazzel aveva chiuso al settimo posto nello slalom; l’esperienza nella rassegna orientale le è servita per prepararsi al grande appuntamento casalingo. A DAZN, quell’anno, raccontava: “È stata un’esperienza molto intensa ed emozionante sia da un punto di vista sportivo che esistenziale e sono estremamente orgogliosa di aver potuto rappresentare l’Italia alle Olimpiadi. Ho ripreso a sciare solo da un paio d’anni e non ero mai stata agonista prima che non vedessi, anzi dai quindici ai diciott’anni ho fatto solo snowboard. Così non avevo certo l’aspettativa di arrivare così in alto… Ma poi è arrivato il giusto metodo”.

Nella stagione 2022-23 ha continuato a salire sul podio fino al trionfo ai Campionati del mondo di Espot 2023. Nella località catalana si è imposta in tre discipline (discesa, super-G e combinata) conquistando altrettanti ori; la gara di super-G ha visto addirittura una doppietta italiana con Mazzel e la compagna Martina Vozza. Quest’ultima, riporta il Corriere della Sera, è l’atleta che Chiara ammira di più: “ha già avuto diversi infortuni ma riesce sempre a non mollare”.

Questi successi l’hanno proiettata tra le big dello sci paralimpico. Nelle stagioni successive la trentina ha consolidato la propria posizione: ai Mondiali di Maribor 2025 ha conquistato due argenti nello slalom gigante e nello slalom. Sempre nel 2025 ha conquistato la prima vittoria in slalom di Coppa del Mondo a Saint Moritz e, pochi giorni dopo, si è imposta nella seconda discesa di Santa Caterina dopo aver chiuso la prima gara al secondo posto a 0,19 secondi dalla rivale Aigner. Questa continuità di risultati ha portato Mazzel a vincere trofei di specialità, come la Coppa del Mondo di discesa libera 2023, e a collezionare, in Coppa del Mondo, 18 podi complessivi con otto vittorie. Nel 2024 è entrata a far parte del gruppo sportivo Fiamme Gialle della Guardia di Finanza.

Le caratteristiche tecniche: guida e “corridoio sonoro”

Chiara Mazzel gareggia nella categoria vision impaired e scende in pista seguita da un guida, A Milano Cortina 2026 Chiara si presenta con due guide diverse a seconda delle specialità: Casal nelle discipline tecniche, Nicola Cotti Cottini in quelle veloci. Non è un dettaglio.

Significa che il suo progetto sportivo si è raffinato al punto da differenziare il lavoro in base al tipo di gara, con una specializzazione molto precisa. Cotti Cottini, ex atleta e tecnico, racconta di poterla aiutare anche a gestire la tensione; Casal, invece, è il compagno di un’intesa affinata in anni di lavoro comune, fatta di linguaggio condiviso, fiducia e correzioni continue. Nello sci per ipovedenti il talento individuale non basta: serve un doppio talento, costruito in coppia.

Il team funziona grazie alla fusione di tecnologia e fiducia: la sciatrice riceve le indicazioni tramite auricolari Bluetooth che le trasmettono in tempo reale la voce della guida. Per mantenere il corretto allineamento sfruttano anche un altoparlante montato sulla schiena del guida che emette un suono scelto da Mazzel, creando un “corridoio sonoro”; l’orecchio della sciatrice capta la posizione del compagno e permette di seguirlo a circa 10-15 metri.Mazzel ha spiegato che la guida parte con mezzo secondo di anticipo e che, non potendo vedere, non percepisce la velocità – così può superare i 100 km/h in discesa senza farsi condizionare dalla paura. La comunicazione è quindi il cuore della performance e richiede totale fiducia.

A DAZN nel 2022 ha spiegato il sistema MAG.00 che le permette di “vedere” tramite i suoni:

“È un metodo costruito su misura per me, che vedo da un foro di un millimetro e da un solo occhio, mentre le atlete che partecipano alla mia categoria hanno un residuo visivo maggiore del mio. Ero considerata come non vedente totale, ma un anno fa mi hanno cambiato classificazione perché l’occhio da cui vedo un millimetro non ha una diagnosi e ciò non mi ha permesso di andare a medaglia. Con MAG.00 sto riuscendo ad affrontare le mie gare con molta più sicurezza e grazie a un suono altamente direzionale, riesco a capire se mi sono spostata di mezzo metro a destra o a sinistra rispetto alla guida che mi precede. Così posso riallinearmi e sono in grado di percepire la profondità tramite la notevole acustica dell’apparato. E se la guida si sta allontanando da me, posso chiederle di rallentare”.

Infanzia e la perdita della vista

Chiara Mazzel è nata il 19 marzo 1996 a Cavalese e cresciuta a San Giovanni di Fassa (Trentino). La sua vita è cambiata bruscamente alla fine del liceo. A 18 anni le è stato diagnosticato un glaucoma giovanile: sul suo profilo Instagram ha raccontato che fino ai 16 anni non aveva mai avuto problemi di vista. Poi, una mattina, mentre era in motorino, si è accorta all’improvviso di non vedere bene, al punto da rischiare di travolgere alcuni pedoni. Nel giro di sei mesi, nonostante un intervento chirurgico, ha perso completamente la vista dall’occhio sinistro. La patologia era già presente da tempo, ma la sua età aveva fatto sì che nessuno la potesse diagnosticare. In seguito anche l’occhio destro ha iniziato a dare segnali preoccupanti. Per due anni, travolta da quella situazione, è rimasta ferma, chiusa in casa.

Ha scritto un libro autobiografico con Dario Ozzimo intitolato La sfortuna, una fortuna! Come fare della propria disabilità una forza, un titolo già eloquente nel raccontare il modo in cui prova a rileggere la propria esperienza. In quelle pagine Chiara racconta proprio questo passaggio: l’operazione fallita, la rapida perdita della vista e la scoperta dello sci paralimpico.

Dopo la diagnosi, Mazzel trascorse circa due anni chiusa in casa, isolata dal mondo e priva di motivazioni. A DAZN ha raccontato che “Scrivere il libro e partecipare alle Olimpiadi sono sul mio percorso d’accettazione della disabilità e ciò che voglio trasmettere è che, nonostante le difficoltà che si possono incontrare, si può tutto: basta volerlo. Vale per lo sci e per la vita: sempre avanti e mai mollare!”

La rinascita grazie allo sport

La svolta avvenne nel 2018: guardando le Paralimpiadi di Pyeongchang in televisione, rimase colpita dalle imprese degli sciatori Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal, con quest’ultimo che diventerà la sua guida: “Ho visto Fabrizio Casal e Giacomo Bertagnolli, ho deciso di provare e da lì tutto è stato molto più facile. Dopo la diagnosi mi ero chiusa in camera per due anni e mezzo, pensavo che la mia vita non fosse più degna di essere vissuta, invece proprio grazie allo sci l’ho ripresa in mano”.

Quei successi la spinsero a reagire; contattò la Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici (FISIP) e iniziò a cercare un guida. Nei primi mesi si allenò con il tecnico Willi Piller, poi formò il sodalizio con Casal. Mazzel ha affermato più volte che accettare la propria disabilità è stato il primo passo per rinascere “Il momento in cui ho capito che potevo diventare un’atleta di livello internazionale è stato quando ho finalmente accettato la mia disabilità: da lì la mia strada è stata in discesa”; come ricorda in un intervento all’Università Cattolica, capì che lo sport poteva diventare la sua “seconda vita” e che poteva aspirare ai massimi livelli una volta accettata la propria condizione. Ha trasformato la “sfortuna” in energia positiva, facendo propria la frase-motto “Se si vuole si può tutto, sempre avanti e mai mollare”.

Intervenendo in incontri pubblici e nelle scuole, trasmette ai giovani il messaggio che lo sport può restituire dignità e autonomia anche in presenza di disabilità. Come portabandiera della delegazione italiana a Milano Cortina 2026, insieme a René De Silvestro, ha svolto un ruolo istituzionale che le ha permesso di promuovere l’inclusione e la visibilità degli atleti paralimpici. Come riporta il Corriere della Sera, Chiara vuole “diventare una motivatrice di altri atleti. Io mi motivo da sola ma non per tutti è così”.

Passioni e curiosità extra-sportive di Chiara Mazzel

Oltre allo sci, Mazzel coltiva numerosi interessi. Ama la musica classica e suona il corno francese nella banda locale; le sue attività includono anche la lettura, la scrittura, la pittura, il running e l’escursionismo in quota. Nel 2023 ha raggiunto il campo base dell’Everest e i laghi Gokyo durante un trekking. Pratica arrampicata e ciclismo tandem con il fidanzato. Ha anche scritto il libro già menzionato che racconta come trasformare una situazione negativa in una fortuna, confermando la sua predisposizione alla scrittura. Ha più volte sottolineato che la musica e la scrittura l’hanno aiutata a superare il periodo in cui si sentiva isolata. Il sito del CIP riporta che, se avesse un biglietto omaggio per una meta turistica non saprebbe dove andare, perché: “Un posto in cui non ci siano ingiustizie non esiste”.

Il Corriere della Sera ricostruisce anche due piccoli rituali scaramantici a cui non rinuncia mai. Il primo è una maglietta azzurra da indossare sotto la tuta da gara: sempre la stessa, quella che portava già alla sua prima competizione e che aveva addosso anche a Espot, in Spagna, nel 2023, quando infilò tre ori consecutivi. Il secondo scatta invece pochi istanti prima della partenza: davanti al cancelletto, per trovare il massimo della concentrazione, batte i bastoncini uno contro l’altro. un gesto che segna il passaggio definitivo all’ingresso in gara.

Allenamento, infortuni e preparazione

Lo sviluppo di un atleta paralimpico di livello mondiale richiede una preparazione specialistica. Mazzel si allena sulla neve in diverse località alpine (Val Senales, Stubai, Saas Fee) e nei mesi invernali sulle piste di casa, a Val di Fassa e Fiemme. Il lavoro fisico avviene in palestra con un preparatore personale; la sincronizzazione con la guida è fondamentale e viene curata in sessioni mirate. Nel 2024 un grave infortunio – rottura del legamento crociato anteriore e del menisco della gamba sinistra – l’ha costretta a un lungo recupero, ma grazie alla fisioterapia e al lavoro con lo staff medico è tornata sulle piste entro la fine dell’estate. L’abilità di gestire gli infortuni e di programmare con attenzione il calendario delle gare è stata sottolineata anche da Mazzel: per evitare l’usura e mantenere la forma decide con la federazione quali tappe di Coppa del Mondo disputare.

L’argento conquistato alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 consacra Chiara Mazzel come uno dei volti più rappresentativi dello sci alpino paralimpico italiano. Dietro al risultato ci sono anni di allenamenti, titoli mondiali, podi di Coppa del Mondo, un percorso di accettazione della propria disabilità e un carattere poliedrico. Mazzel ha trasformato una malattia improvvisa in una nuova esistenza fatta di sport e passioni, dimostrando che la determinazione può superare barriere fisiche e mentali. Il suo motto – “Se si vuole si può tutto, sempre avanti e mai mollare” – sintetizza la filosofia con cui continua a ispirare chi vive difficoltà simili.

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Virgilio.it

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