Ciclone Harry, le aziende travolte rischiano di perdere gli aiuti per colpa delle polizze green

  • Postato il 25 gennaio 2026
  • Di Panorama
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Secondo le prime stime, il ciclone Harry che si è abbattuto sulla Sicilia, devastando porti, stabilimenti balneari, attività produttive e ricettive, infrastrutture e strade localizzate soprattutto lungo la fascia costiera ionica e quella che si affaccia sul Canale di Sicilia, ha provocato danni per oltre 1 miliardo di euro. Una cifra ben superiore alla valutazione di 741,5 milioni effettuata dalla Protezione civile regionale. A questo ammontare vanno infatti ad aggiungersi i mancati redditi delle attività produttive che dovrebbero ricevere ristori e contributi.

La richiesta di emergenza e il ruolo della prevenzione

Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha spiegato che la richiesta per lo stato di emergenza «è stata deliberata. Abbiamo chiesto al governo 300 milioni per i danni alle infrastrutture e per ristorare i danni dei privati».
Il ministro della Protezione civile, Nello Musumeci, durante il sopralluogo a Santa Teresa di Riva, nel Messinese, uno dei luoghi più colpiti, ha sottolineato che grazie all’azione di prevenzione non si sono registrate vittime né feriti.

Commercio e turismo in ginocchio

Ma se si sono evitati lutti, il bilancio resta drammatico sul piano economico. Le attività commerciali hanno subito un colpo che rischia di compromettere la stagione primaverile ed estiva, tradizionalmente di forte richiamo turistico. Confcommercio ha chiesto «interventi rapidi per il ripristino delle infrastrutture e per sostenere le attività economiche danneggiate affinché possano tornare quanto prima a operare in condizioni di normalità».
Piangono soprattutto le attività turistiche. «Le mareggiate eccezionali che hanno colpito il litorale hanno devastato stabilimenti, danneggiato gravemente le infrastrutture e compromesso attrezzature che rappresentano il frutto di anni di investimenti e lavoro», ha dichiarato Cna Sicilia. «Ci troviamo di fronte a un’emergenza che rischia di mettere in ginocchio un pilastro dell’economia turistica regionale», ha aggiunto Mario Fazio, presidente di Cna Balneari Sicilia.

Il nodo delle polizze catastrofali

Un aiuto, almeno sulla carta, dovrebbe arrivare dalle polizze catastrofali, lo strumento pensato per proteggere le imprese e alleggerire lo Stato dal peso dei ristori. In questa situazione, però, il meccanismo rischia di non funzionare. I decreti attuativi hanno introdotto una distinzione tra grandi imprese e Pmi. Per le grandi aziende l’obbligo di sottoscrizione è scattato il 31 marzo 2025, per le medie l’1 ottobre 2025 e per le piccole e micro imprese, incluse le ditte individuali, dal 1° gennaio di quest’anno. La normativa tutela maggiormente le realtà più piccole, imponendo limiti rigidi alle compagnie assicurative, mentre lascia maggiore libertà di negoziazione alle grandi.

Un Mezzogiorno fatto di micro imprese

Il problema è strutturale. Il tessuto imprenditoriale del Mezzogiorno è quasi interamente composto da micro e piccole imprese. Secondo Istat e Censis, nel Sud operano circa 1,25 milioni di imprese, oltre il 27% del totale nazionale. Quelle micro, anche con nove addetti, superano il 96%, pari a circa 1,2 milioni di ditte spesso a conduzione familiare. Le piccole, con 10-49 addetti, sono circa 40.000, mentre medie e grandi non raggiungono l’1%. I settori prevalenti sono commercio, servizi, turismo e agricoltura.

Il rischio doppio: niente ristori e credito negato

È proprio questo universo di imprese minuscole ad aver subito la parte più consistente dei danni del ciclone Harry. Sono le stesse che avevano l’obbligo di dotarsi della polizza catastrofale dal 2026. Lo avranno fatto? La legge è chiara: in caso di evento catastrofale, l’impresa non assicurata non potrà accedere a ristori o contributi pubblici. L’imprenditore dovrà coprire i danni di tasca propria. Inoltre, senza polizza, l’azienda viene considerata fragile, con il rischio concreto di vedersi negare l’accesso al credito bancario. Un danno che si somma al danno del maltempo.
E anche per chi ha sottoscritto le polizze, il percorso non è semplice. «Alcuni imprenditori», ha denunciato Musumeci, «mi hanno raccontato che le compagnie cominciavano a fare bizantinismi: “questo non è ciclone, è mareggiata, mareggiata di serie A o di serie B”. Un linguaggio che non accetto». Lunedì è previsto un Consiglio dei ministri per deliberare lo stato di emergenza e un primo stanziamento destinato alle necessità immediate.

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Panorama

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