Cosa non torna nell’indagine antitrust contro la grande distribuzione

  • Postato il 16 gennaio 2026
  • Di Il Foglio
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Cosa non torna nell’indagine antitrust contro la grande distribuzione

L’indagine conoscitiva avviata dal Garante della concorrenza in merito al ruolo svolto dalla Grande distribuzione organizzata (Gdo) nella filiera agroalimentare appare come un teorema basato su un pregiudizio: difficilmente dirà qualcosa che già non sappiamo. Il punto di partenza è la constatazione che i prezzi dei beni alimentari, nel periodo che va dall’ottobre 2021 all’ottobre 2025, sono cresciuti più rapidamente dell’inflazione generale. Si tratta di un fatto meritevole di approfondimento, ma prima di balzare alle conclusioni è bene ricordare che vi sono spiegazioni ben precise se è successo: infatti, è accaduto in tutta Europa. Non solo: mentre, nel periodo interessato, l’inflazione dei generi alimentari in Italia è cresciuta di 29,3 punti (con base uguale a 100 per i prezzi 2015), nell’Eurozona l’incremento è stato di 32,83 punti e nell’Unione europea di 37,03 punti.

L’Autorità prende atto delle lamentele degli agricoltori e ne sottolinea la “inadeguata crescita dei margini”. Questo introduce una enorme ambiguità nell’indagine: qual è il suo obiettivo reale? Se è valutare l’effetto delle condotte della Gdo sui prezzi per i consumatori finali, allora quello che accade a monte è irrilevante, perché tutto ciò che conta sono i costi sostenuti dai supermercati e i margini che ne ricavano. Se, viceversa, l’obiettivo è studiare se le grandi catene strozzano i contadini, allora bisogna confrontare i prezzi e i margini che questi ultimi riescono a ottenere nei rapporti non solo con la Gdo ma anche con l’industria trasformatrice. L’approccio dell’Antitrust è strabico: nel primo caso guarda troppo lontano, nel secondo troppo vicino.

Non è neppure la prima volta che l’Autorità si interessa al problema. Nelle precedenti – l’indagine svolta tra il 2005 e il 2007 e quella tra il 2010 e il 2013 – erano effettivamente emerse delle criticità. Queste erano legate principalmente al rapporto della Gdo coi fornitori e sono state generalmente superate grazie alla naturale evoluzione del business e, in parte, a modifiche normative. Tuttavia, non c’è alcuna evidenza che le catene di supermercati abbiano gonfiato i prezzi, come d’altronde dimostrano i loro margini tipicamente molto ristretti. Anzi, decenni di studi sulla distribuzione commerciale moderna in tutto il mondo mostrano che essa esercita una forte pressione competitiva (il cosiddetto effetto Walmart), a vantaggio dei consumatori finali, proprio grazie alla migliore organizzazione logistica e alla possibilità di spalmare i costi fissi su volumi molto elevati di prodotti. È precisamente questo il motivo per cui i piccoli esercizi la temono; ed è per questo che può essere competitiva anche in mercati contigui (come quello dei carburanti). È la medesima ragione per cui oggi è la stessa Gdo a sentire sul collo il fiato dei rivenditori online – potremmo chiamarlo effetto Amazon.

Al di là dei dettagli, la sensazione è che questa indagine farà la fine di quella sui trasporti aerei da e per le isole maggiori: l’Autorità l’aveva aperta nel 2023, dopo aver ricevuto dal Decreto Asset il potere di imporre obblighi settoriali senza dover necessariamente provare abusi. Tutto era nato dalle proteste contro il caro voli nei periodi festivi, che erano stati precedentemente oggetto di un procedimento contro le principali compagnie aeree, conclusosi senza addebiti. La stessa indagine dimostrò ciò che era ovvio: dato un certo livello di offerta, l’aumento della domanda non può che comportare un incremento dei prezzi. L’indagine sulla Gdo arriverà probabilmente a un risultato analogo, percorrendo una strada differente: dato un certo livello di domanda, l’aumento dei costi degli input sui mercati internazionali (delle commodity alimentari e dell’energia) non può che comportare un incremento dei prezzi. Semmai, la Gdo ha contribuito a mitigarne i rincari. Lo ha fatto a scapito degli agricoltori? È possibile e, nel caso, occorre capire se si è trattato di un esercizio di potere di mercato o se invece non sia semplicemente l’effetto benefico della concorrenza, che asciuga le rendite ovunque siano. Dati causa e pretesto, difficilmente lo scopriremo da questa indagine.

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Autore
Il Foglio

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