Cosa prevedeva la settimana lavorativa corta che il governo ha deciso di respingere

  • Postato il 5 marzo 2026
  • Economia
  • Di Blitz
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Via libera dell’Aula della Camera, con parere favorevole del Governo, all’emendamento soppressivo della proposta di legge delle opposizioni sulla settimana corta che recepiva il parere contrario della commissione Bilancio sul testo. I sì sono stati 132, 90 i no e 9 gli astenuti. Bocciati anche gli articoli aggiuntivi al testo che è, dunque, di fatto cassato.

Il voto è avvenuto ieri, mercoledì 4 marzo. La proposta era stata presentata da Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico. Prevedeva una riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali a parità di salario. La proposta del campo largo intendeva favorire una progressiva riduzione dell’orario fino a 32 ore settimanali a parità di stipendio facendo leva sulla contrattazione collettiva nazionale. Si prevedeva anche la possibilità di concentrare l’attività in turni di quattro giorni. Per la maggioranza era una proposta che avrebbe avuto dei “costi insostenibili”.

Il Parlamento
Cosa prevedeva la settimana corta che il governo ha respinto (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Le critiche dell’opposizione

Per Nicola Fratoianni di Avs, la decisione della maggioranza esprime una posizione “contro il lavoro, contro i lavoratori e contro i giovani”. Questo il commento di Elly Schlein, segretaria del Pd: “Mi chiedo come mai ogni volta che le opposizioni fanno proposte per migliorare le condizioni di chi lavora le affossate senza nemmeno volerle discutere”. Per Schlein, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario è stata adottata da altri paesi europei e da numerose aziende.

Duro il commento di Giuseppe Conte: “Lo hanno fatto di nuovo. Come sul salario minimo, come sui congedi paritari. Ora affossano anche la ‘settimana corta’. Poco fa alla Camera la maggioranza ha bocciato la nostra proposta di legge per avviare, anche in Italia, la sperimentazione della riduzione orario di lavoro a parità di salario. Una misura su cui oltre il 70% degli italiani è d’accordo. Chiedevamo di ridurre l’orario da 40 a 32 ore settimanali senza tagli di stipendio, il tutto, peraltro, all’interno della contrattazione collettiva e prevedendo esoneri contributivi per quei datori di lavoro che avrebbero utilizzato tale possibilità”.

Il leader del Movimento 5 Stelle, sempre sui social ha aggiunto: “È una misura che avrebbe consentito ai lavoratori di ampliare i tempi per la vita famigliare e gli affetti riducendo le emissioni nocive e i consumi di energia. Ovunque è già stata testata, la ‘settimana corta’ ha aumentato la produttività, creando benessere per i lavoratori e vantaggi per i datori di lavoro. Maggioranza e governo, invece hanno detto ancora una volta no”.

Perché la maggioranza ha detto no alla proposta di riduzione dell’orario di lavoro

Walter Rizzetto, esponente di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Lavoro, ha spiegato che la bocciatura è dovuta all’assenza di coperture economiche adeguate, stimando un impatto di 8,2 miliardi di euro per il 2027 e 8,4 miliardi per il 2028. Rizzetto ha inoltre evidenziato che la “settimana corta” si applicherebbe anche alle pubbliche amministrazioni con ricadute pesanti. L’esponente di FdI ha anche stuzzicato l’opposizione suggerendo che forse bisognerebbe scrivere meglio le proposte di legge. Rizzetto, pur annunciando il voto contrario da parte della maggioranza, si è detto comunque disponibile a sedersi a un tavolo per vedere come procedere in futuro.

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Autore
Blitz

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