Cos’è lo skeleton, come è fatta la slitta, qual è l’equipaggiamento e come funziona una gara

  • Postato il 6 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
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Lo skeleton è uno sport invernale di scorrimento su pista ghiacciata: un atleta solo, una slitta, posizione prona e testa avanti. Si corre sulle stesse piste “combinate” usate anche da bob e slittino, e il verdetto è sempre lo stesso: vince chi somma il tempo migliore su più discese.

Detta in breve: è una gara a cronometro in cui la differenza tra una discesa “pulita” e una sbavatura si misura in centesimi. L’atleta parte spingendo la slitta, poi ci sale sopra in un gesto rapidissimo e passa il resto della run a guidare con un controllo quasi impercettibile del corpo.

Cos’è lo skeleton

Lo skeleton è uno degli sport invernali più veloci. In contesto olimpico si parla comunemente di velocità nell’ordine di 130-140 km/h, e la federazione internazionale indica che, in condizioni particolari, si possono toccare punte ancora più alte. In pista non è solo “velocità”: contano anche le forze subite in curva, che possono diventare molto importanti.

Sull’origine del nome circolano due spiegazioni: una lega il termine all’aspetto “scheletrico” delle prime slitte metalliche, l’altra a un possibile collegamento con una parola norvegese (“Kjaelke”) poi trasformata nell’uso. La verità storica non è univoca, ma il punto resta: è uno sport nato in un’epoca in cui l’attrezzatura era molto più spartana.

Lo skeleton cresce sulle piste di St. Moritz, con la tradizione della Cresta Run come riferimento storico. A livello olimpico compare proprio a St. Moritz nel 1928 e nel 1948, poi sparisce dal programma per decenni prima di tornare nell’era moderna. La differenza con lo slittino? Nello slittino si scende supini e piedi avanti; nello skeleton proni e testa avanti. Cambia anche la partenza: nello skeleton c’è una vera fase di corsa e spinta.

La slitta: com’è fatta e perché è così “bassa”

La slitta da skeleton è un guscio a profilo basso che scorre su due pattini d’acciaio lucidati (i runners). Non ci sono freni: il progetto è tutto orientato a stabilità, scorrevolezza e aerodinamica. L’arresto avviene nel tratto finale di rallentamento (outrun), sfruttando pendenza e spazio di decelerazione predisposto dalla pista.

Per dare un ordine di grandezza:

  • lunghezza: 80-120 cm;
  • distanza tra i runners: 34-38 cm;
  • peso massimo della slitta “da sola”: 45 kg uomini, 38 kg donne.

C’è un dettaglio che spiega molto di ciò che succede in discesa: la parte che “lavora” sul ghiaccio è estremamente sensibile. Anche piccole imperfezioni possono costare centesimi. La guida non avviene con un volante o tramite comandi. Si sterza con micro-correzioni di assetto: spalle, ginocchia e punte dei piedi diventano il modo per “convincere” la slitta a seguire una linea. È un equilibrio delicatissimo: la regola d’oro è che “sterzare troppo” costa: ogni correzione aggressiva tende a rubare velocità. Sterzare troppo poco, però, significa uscire dalla traiettoria ideale e rischiare contatti con le sponde e lasciare alla pista l’ultima parola.

Scarpa chiodata, casco, tuta: l’equipaggiamento

Anche lo skeleton è tra le discipline in programma nel corso delle Olimpiadi invernali 2026 di Milano Cortina ma come funziona? Resta uno sport dove il regolamento entra in dettagli molto concreti: ogni componente può diventare un vantaggio aerodinamico o un rischio. Il primo tema è il peso complessivo (atleta + slitta + equipaggiamento), che non può superare 120 kg (nelle donne 102 kg). Come detto, la slitta ha un limite massimo: 45 kg per gli uomini, 38 kg per le donne. Il controllo del peso fa parte delle verifiche tecniche, insieme ad altre procedure che riguardano la slitta e i pattini.

Casco: è obbligatorio in allenamento e gara; deve avere superficie liscia, niente spoiler o sporgenze “aerodinamiche”, e dal 2026/2027 le regole IBSF richiedono certificazioni specifiche (ASTM 2040 ed EN 1077 Classe A, con un test aggiuntivo).

Scarpe chiodate. Servono per la fase di spinta: i chiodini hanno limiti dimensionali e quantitativi precisi. In pratica, sono progettate per “mordere” il ghiaccio nei primi metri. Le regole IBSF indicano che gli spikes devono essere “a spazzola” e fissano limiti precisi: diametro massimo 1,5 mm, lunghezza massima 5 mm, almeno 250 spikes per scarpa; la scarpa (tolta la piastra chiodata) deve essere un modello commerciale e non può essere modificata, e l’IBSF può controllarla in qualunque momento

Tuta: niente maniche o pantaloni corti; deve seguire la forma naturale del corpo e non può contenere inserti o dispositivi per cambiare profilo o creare vantaggi aerodinamici.

La pista e la gara

Lo skeleton si corre su piste refrigerate e ghiacciate in cemento (le stesse usate da bob e slittino), con lunghezze tipiche nell’ordine dei chilometri. Non avendo freni, dopo il traguardo si entra nell’outrun e si rallenta con lo spazio e la conformazione del tratto finale. È una parte fondamentale della sicurezza dell’impianto.

Una gara di skeleton è composta da più manche. Il formato dipende dall’evento: molte gare si disputano su 2 manche, mentre gli appuntamenti più importanti possono essere su 4 manche. Il principio non cambia: i tempi si sommano e la classifica finale è il totale complessivo.

Anche l’ordine di partenza è regolato e può cambiare tra 2 e 4 manche. Nelle 4 manche, IBSF prevede un’inversione ‘parziale’ (top 25) in 2ª e 4ª manche, mentre 1ª e 3ª seguono l’ordine ‘in avanti’ determinato da sorteggio/ranking e poi dalla classifica provvisoria.

Prima delle gare ci sono sessioni di allenamento e procedure di ammissione pensate per la sicurezza. Un riepilogo ufficiale delle modifiche regolamentari IBSF cita, ad esempio, requisiti minimi di discese di training senza incidenti per poter essere ammessi a una gara (logica: “prima la sicurezza, poi il cronometro”).

La gara inizia con una spinta: l’atleta corre spingendo la slitta tramite le maniglie e poi sale rapidamente, distendendosi in assetto. Il cronometro, però, non parte “sotto al blocco”. L’IBSF descrive anche un dettaglio tecnico del cronometraggio: è consentita solo la guida in posizione prona a testa avanti (sdraiati a pancia in giù).

C’è una fotocellula a 15 m (start beam), ma il tempo ufficiale di manche parte allo Start-Time (50 m): dopo la partenza (quando il cronometraggio inizia al punto dei 50 m), durante la manche di gara, l’atleta non può perdere il contatto con la slitta. Questo rende la partenza una fase decisiva: i migliori arrivano già a velocità elevate nei primi secondi.

L’ordine di partenza segue regole che tengono conto di ranking e risultati delle manche precedenti. Nelle competizioni a più discese, l’ordine viene aggiornato in base alla classifica provvisoria, con logiche pensate per equilibrio competitivo e gestione dell’evento.

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Virgilio.it

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