Cosmici complotti. Addio a Erich von Däniken, il guru dei cospirazionisti

  • Postato il 2 febbraio 2026
  • Di Il Foglio
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Cosmici complotti. Addio a Erich von Däniken, il guru dei cospirazionisti

Lo sbarco sulla luna non c’è mai stato”, “in Ucraina la Nato aveva installato biolaboratori per fabbricare soldati mutanti”, “il covid è un complotto di Big Pharma”, “L’Aids è stato creato dalla Cia”, “gli americani si sono fatti esplodere le Torri Gemelle da soli”, etc. Sono solo alcune delle più martellanti “verità alternative” che nell’epoca dei social hanno iniziato a rimbalzare dappertutto, e ormai influenzano addirittura la politica. Ma hanno in realtà un lungo retroterra. E un campione importante ne è stato appunto Erich von Däniken: lo svizzero appena deceduto il 10 gennaio, tre mesi prima di compiere 91 anni. Cinque secoli prima di lui, un altro caposaldo ne era stato, ad esempio, quel Malleus Maleficarum con cui nel 1487 il domenicano Heinrich Kramer contribuì a scatenare la caccia alle streghe, diffondendo presso il grande pubblico idee per le quali le autorità ecclesiastiche lo avevano in realtà emarginato. Nel suo ultimo libro Nexus. Breve storia delle reti di informazione dall’età della pietra all’IA Yuval Noah Harari lo ha usato come esempio per spiegare come anche l’invenzione della stampa ebbe alcuni effetti di impazzimento collettivo simili a quelli che abbiamo visto con i social su Internet. “La storia dell’ossessione per le streghe nell’Europa moderna dimostra che la rimozione delle barriere al flusso di informazioni non porta necessariamente alla scoperta e alla divulgazione della verità. Può portare altrettanto facilmente alla proliferazione di bugie e fantasie e alla creazione di sfere informative tossiche. Più precisamente, un mercato delle idee del tutto libero può incentivare la diffusione dell’indignazione e il sensazionalismo a scapito della verità. Non è difficile capire perché. I tipografi e i librai hanno guadagnato molto di più con le farneticanti teorie del Martello delle streghe che con la noiosa matematica contenuta nel De revolutionibus orbium coelestium (Le rivoluzioni delle sfere celesti) di Copernico”, ha spiegato. E ha osservato che “ancora oggi le sue idee continuano a influenzare il mondo e molte teorie attuali su una cospirazione satanica globale, come QAnon, attingono alle sue fantasie e le perpetuano”.

 

 

 

Un’altra pietra miliare di questo percorso furono i Protocolli dei Savi di Sion: inventati nel 1903 dal servizio segreto zarista Okhrana, e alle origini delle moderne teorie sulla cospirazione ebraica che controlla il mondo. Ma una tappa fondamentale nella seconda metà del XX secolo è stata rappresentata appunto dall’idea che Gli extraterrestri torneranno: titolo impostosi in italiano del libro del 1968 che lanciò appunto Erich von Däniken, che è stato presentato in varie lingue anche col titolo I carri degli dei, e che nell’originale tedesco era Erinnerungen an die Zukunft: “Ricordi del futuro”. Primo di una serie di oltre 60 best-seller (dei quali l’ultimo uscito nel 2024) che, tradotti in una trentina di lingue, hanno venduto 65 milioni di copie diffondendo la teoria secondo la quale gli alieni sono stati sulla Terra e hanno dato inizio alla storia umana. Così von Däniken ha sfidato gli studiosi ufficiali e scatenato una passione di massa per quella che è stata definita “archeologia aliena” o “archeologia spaziale”. Cioè, l’idea che in reperti antichi o preistorici possa trovarsi la prova di questa presenza. La sua influenza è stata massiccia, tra fumetti, cinema e videogiochi. Magari non particolarmente in un personaggio dei comics bonelliani come Martin Mystère, che in effetti era più derivato da Peter Kolosimo: un predecessore italiano di von Däniken, il cui Pianeta sconosciuto è del 1957, ma che muore nel 1984, a soli 61 anni. Ma sono, ad esempio, trame massicciamente ispirate a von Däniken quelle di Stargate: la “porta delle stelle” per un pianeta su cui si è rifugiato l’alieno ispiratore della civiltà egizia. O Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo: dove in Amazzonia si nasconde una creatura infradimensionale, venuta sulla Terra in tempi remoti a studiare la nostra civiltà. O Prometheus: prequel di Alien, sul viaggio di una astronave verso una destinazione indicata da un’antica mappa stellare dipinta in una grotta. Film del 1994, 2008 e 2012, a riprova di quanto queste suggestioni continuino a ispirare sceneggiatori e registi.

 

 

 

Fantasie divertenti, in teoria. Ma, malgrado l’irrisione del Premio Ig Nobel per la Letteratura che ai Ricordi del futuro è stato conferito nel 1991, nella pratica è nata davvero una sorta di comunità di credenti che “scrutano lo Spazio” - per citare la finale battuta cult dell’altro classico cinematografico fantascientifico del 1951 La cosa da un altro mondo - nella convinzione non solo che “non siamo soli”, ma che questa “compagnia” è stata fondamentale per lo sviluppo della civiltà umana durante migliaia di anni. Per molti di loro von Däniken fu una sorta di anti-Indiana Jones del dopoguerra fredda, che, invece di cercare reperti per i musei o nasconderli al pubblico, li presentava nei suoi libri, e addirittura ci fece un parco a tema. E questa idea è, ad esempio, alla base di un popolare programma di History Channel come “Ancient Aliens”. Ma soprattutto, fu lui a difendere il principio che “la scienza è corretta finché qualcosa non la dimostra sbagliata; quindi, la scienza può sempre essere falsa, anche se al momento non può dimostrare il contrario”. Esattamente il punto di vista che oggi dilaga sui social, all’insegna dell’“uno vale uno”. Quando nel 2003 von Däniken inaugurò il Parco Jungfrau a Interlaken, in Svizzera, Antoine Wasserfallen, membro dell’Accademia svizzera delle scienze tecniche, lo definì una “Chernobyl culturale”. Vero che il parco chiuse nel 2006, per mancanza di visitatori. Ma riaprì tre anni dopo, sia pure solo per la stagione estiva. Peraltro, la sua formazione era stata quella. Nato il 14 aprile 1935 a Zofingen, nel cantone di Argovia, aveva abbandonato la scuola, dopo essere stato condannato, all’età di 19 anni, a quattro mesi di carcere per un piccolo furto. Ma poi, in compenso, fece carriera in un hotel a cinque stelle, e nelle pause del lavoro iniziò a scrivere attorno all’idea che l’umanità, fin dai suoi primordi, fosse stata visitata da esseri provenienti da altri mondi, che avrebbero influenzato in modo decisivo lo sviluppo delle antiche civiltà e che in seguito sarebbero stati considerati divinità. Come si vede per l’alieno di Stargate, che si incarna in un giovane egizio e diventa così il dio del sole Ra; alla forma della sua astronave si ispirano le piramidi, dalla forma del dispositivo con cui rinnovava i tessuti del corpo nascono i sarcofaghi.

 

 

In realtà, l’idea non era affatto originale. Kolosimo a parte, il francese Robert Charroux aveva già scritto Centomila anni di storia sconosciuta degli uomini nel 1963, mentre è del 1960 Il mattino dei maghi di Louis Pauwels e Jacques Bergier (pure loro francesi). Più che degli antichi astronauti, però, questi due avevano scritto di civiltà scomparse, del nazismo mistico come chiave di lettura dell’intero fenomeno hitleriano e delle potenzialità dell’uomo. E la loro chiave di un mito come Atlantide allude più al tipo di terrore che si diffuse dopo le bombe di Hiroshima e Nagasaki. Più in generale, il loro è un approccio che richiama l’esoterismo o gli scrittori horror come Howard Phillips Lovecraft o Arthur Machen, piuttosto che la fantascienza. Quanto a Charroux, dopo la minaccia di una causa per plagio, l’editore dei libri di von Däniken lo mise in bibliografia. Ma a sua volta morì nel 1978, e come nel caso di Kolosimo la sua influenza immediata emerse più nei fumetti che a Hollywood. In particolare, nelle storie di Tintin e Topolino. Prima che degli antichi astronauti, si era occupato di Graal e Priorato di Sion, contribuendo alla genesi del Codice Da Vinci: best-seller e poi film, in cui però Dan Brown, per non complicare troppo le cose ai lettori statunitensi con temi francesi, tolse l’idea che da Gesù e Maddalena fosse venuta la dinastia dei Merovingi, per lasciare solo l’elemento di una discendenza di Gesù. Un po’ più tardo è Charles Berlitz, nipote del fondatore della famosa scuola di lingue, che nel 1976 esordì con un best-seller in cui lanciò il tormentone sul Triangolo delle Bermude. A sua volta fu un teorico degli antichi astronauti, ma tutto sommato se ne occupò meno che non di altre cose come Atlantide, Arca di Noè, l’Esperimento Filadelfia o gli alieni di Roswell. Morto nel 2003, anche lui fece in tempo ad approdare nell’èra di Internet. E anche a sopravvivere per quattro anni all’Apocalisse del 1999, che aveva previsto in un libro del 1982. Ma, tornando a von Däniken, lui stesso in un’intervista raccontò che il suo primo manoscritto fu rifiutato da una ventina di editori. Ma infine la Econ-Verlag di Düsseldorf si convinse. Come lui stesso ha raccontato, fu “merito del caso e di Thomas von Randow, all’epoca redattore scientifico del Die Zeit”. “Alloggiava nel mio hotel, un uomo adorabile che fumava la pipa. Ne parlavamo spesso al bar e lui diceva: ‘Dovrei davvero scrivere un libro’. Gli risposi: ‘L’ho fatto, ma non riesco a trovare un editore’. Il giorno dopo, nel mio ufficio, prese il telefono e chiamò il capo della Econ Publishing, che conosceva molto bene. Mi disse: ‘Senti, ho qui un ragazzo che ha scritto un libro completamente folle, ma non è pazzo. Dovresti dargli un’occhiata’”. E il libro divenne il suo primo best-seller. Il successo lo decise a lasciare il settore alberghiero, per dedicarsi interamente a scrivere. In teoria, l’anno della sua fortuna avrebbe anche potuto essere quello della disgrazia. Proprio nel novembre 1968, infatti, fu arrestato per frode, falsificazione di documenti alberghieri e fornitura di false referenze creditizie, al fine di ottenere prestiti per un totale di 130 mila dollari in un periodo di dodici anni. Si difese sostenendo la negligenza degli istituti di credito. Ricevette una condanna a tre anni e ne scontò uno, utilizzando quel tempo in prigionie per scrivere il suo secondo libro: Ritorno alle stelle. Ma intanto col primo aveva incassato talmente tanto da poter saldare debiti e spese legali.

 

 

Nella stessa intervista in cui si pronunciò sulla scienza si disse anche “assolutamente certo che molto al di sotto della Grande Piramide d’Egitto ci siano ancora delle stanze, e in queste stanze troveremo la letteratura dei tempi antichi”. “Gli extraterrestri hanno visitato la Terra molto tempo fa, hanno manipolato geneticamente i primi esseri umani e un giorno riappariranno. Tutte le culture e le religioni nel corso della storia hanno il concetto del loro ritorno” è la summa che lui stesso fece delle sue teorie in un’altra intervista. All’inizio, cercare gli Ufo non faceva parte di questa ipotesi. “Ormai ci ho rinunciato. Sembrano sempre sparire non appena compare Däniken”, ammise nel 2005. Ma nel 2015 diceva di averci ripensato, “da cinque o sei anni”. Alla domanda se davvero fosse stato per 40 anni “il guru di tutti gli esoteristi, ufologi e teorici della cospirazione sparsi per il mondo” rispondeva con forza: “Assolutamente no. Voglio mettere tutti i pazzi di questa terra al loro posto, punto e basta. Qui si tratta di conoscenza, non di fede!”. Che diceva di non avere: “Il giovane Erich era cattolico: credeva nella morte di Gesù, nella redenzione, nella Vergine Maria. Poi ho perso quella fede. Mi dico: l’universo esiste, e la scienza ci dice che tutto è iniziato con il Big Bang”. Il modo in cui confrontava testi religiosi di diverse origini come il Popol Vuh Maya, la Bibbia ebraico-cristiana e il Mahabharata indiano per collegare le narrazioni a esseri “celesti” che istruiscono l’umanità era a suo modo un approccio laicista. “Nella religione tradizionale, un angelo discende dal cielo, ha le ali, gli angeli hanno un’aureola intorno alla testa, a volte portano un’arma. Ora si dimentica la parola ‘angelo’ e la si sostituisce con ‘extraterrestre’. Facendo questo, si cambia l’intero testo”, spiegava.

 

 

Però, ammetteva che alla fine il modo in cui la gente si accostava ai suoi libri poteva anche corrispondere a un bisogno di fede. “Da quando esistono le religioni, le persone sono in guerra tra loro. Se improvvisamente ricevessimo un segnale chiaro dall’esterno, un’astronave che appare nel cielo o qualcosa del genere: questo influenzerebbe improvvisamente tutti noi, tutta l’umanità. Ci renderemmo conto all’improvviso che c’è qualcosa là fuori che è più grande di noi e che dobbiamo restare uniti. Tutta questa guerra finirebbe in un colpo solo”. E qua sorge un curioso confronto con Peter Kolosimo, che era un comunista convinto. Disertore della Wehrmacht dove durante la Seconda guerra mondiale era stato arruolato in quanto residente a Bolzano – anche se nato a Modena da padre calabrese e madre newyorkese – era stato partigiano in Boemia, corrispondente dell’Unità, presente alla fondazione della Ddr, direttore di Radio Capodistria rimosso da Tito in quanto filo-sovietico. E tra un’astronave nella preistoria e l’altra nei suoi libri non mancava di elogiare l’Urss a tutto spiano. Däniken, invece, nel blocco orientale fu proibito fino alla caduta del Muro di Berlino. “Ora, quando tengo conferenze nell’ex Germania dell’Est, un signore anziano potrebbe venire a presentarmi il mio primo libro da firmare, che all’epoca aveva fotocopiato illegalmente. Un’altra persona aveva persino copiato a mano il mio primo libro”, raccontò. Sul perché di questo interdetto, una volta aveva chiesto lumi a un funzionario ungherese. “Erich, non hai capito niente: Karl Marx e Friedrich Engels scrissero che Dio era morto. E poi arrivi tu e inventi nuovi dei”.

 

 

Aveva inventato anche di essere sceso nella sezione principale di una grotta per ottenere un effetto drammatico, confessò già nel 1978 a Playboy. E a metà anni 80 avrebbe anche pubblicato un testo dal titolo “Dove ho sbagliato?”. Ma insistendo di essere uno studioso serio. “Mi sbagliavo su molti dettagli, ma è normale nella scienza. Quando si indaga su molte cose, si scopre in seguito che la propria interpretazione può essere errata, quindi bisogna ammettere che in alcuni casi ci si è sbagliati, ma non sulle cose più importanti”, Cioè, appunto, “che gli extraterrestri erano qui migliaia di anni fa, hanno creato l’intelligenza umana attraverso la manipolazione genetica e hanno aiutato i nostri antenati con determinate tecnologie”. “Gli alieni ci conoscono perché siamo parte del loro Dna. La Bibbia parla di incontri intimi tra le figlie degli uomini e questi visitatori, e molti miti e leggende in tutto il mondo ripetono la stessa storia. Queste storie dicono sempre che gli alieni torneranno da noi”.

Nel 2005 aveva ribadito che una data per questo ritorno sarebbe potuta essere il 2012. “La data non proviene dal mio misterioso cervello, ma dal calendario Maya, e questo è corretto al cento per cento”. Come noto, nel 2012 non è successo nulla. In compenso un’Apocalisse ispirata alle teorie Maya fu effettivamente rappresentata in un film che si intitolava 2012 e che uscì nel 2009, col Roland Emmerich, stesso regista di Stargate, oltre che di una quantità di altri film apocalittici. Era quello in cui si vedeva un terremoto distruggere San Pietro e uccidere il Papa in preghiera assieme a un presidente del Consiglio italiano (identificato da molti con Silvio Berlusconi). Ma Emmerich puntualizzò che non era lui, e comunque Berlusconi sarebbe stato l’ultima volta presidente del Consiglio nel 2011.

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