Crans-Montana, il buco nero dei video cancellati: l’inchiesta svizzera (ri)parte dalle prove sparite

  • Postato il 9 gennaio 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 1 Visualizzazioni

Il cuore dell’inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans-Montana – che ha visto oggi l’arresto di Jacques Moretti, titolare del Costellation – non è più soltanto l’incendio che ha ucciso 40 persone e ferito oltre cento giovani. È anche ciò che sarebbe successo dopo. Nelle ore immediatamente successive al rogo del locale in cui stavano festeggiando per lo più giovanissimi, secondo quanto denunciato dagli avvocati delle vittime, video, fotografie e contenuti digitali sarebbero stati cancellati o resi irraggiungibili. Un’azione che oggi rischia di pesare quanto le fiamme che hanno trasformato una notte di festa in una tragedia senza precedenti.

A puntare il dito è Sébastien Fanti, legale di diversi familiari delle vittime, che all’emittente pubblica svizzera Rts ha parlato di un errore gravissimo da parte delle autorità. “I gestori del locale avrebbero dovuto essere fermati immediatamente – ha spiegato – così da impedire qualsiasi manomissione delle prove”. Secondo Fanti, il fatto che i titolari siano rimasti inizialmente liberi avrebbe consentito loro di disattivare parti del sito web del locale e cancellare contenuti dai social network, materiali che avrebbero potuto fornire elementi cruciali sulle condizioni di sicurezza del bar, sull’allestimento degli interni e sull’uso di dispositivi pirotecnici.

Non si tratta di dettagli marginali. Video promozionali, storie Instagram, immagini di serate precedenti potevano documentare la presenza di materiali fonoassorbenti altamente infiammabili, la disposizione delle luci, delle candele pirotecniche e persino l’affollamento del locale. In un’inchiesta che dovrà stabilire se ci sia stata solo negligenza o una consapevole accettazione del rischio, la scomparsa di queste prove digitali apre lo scenario inquietante di un possibile inquinamento probatorio.

È anche per questo che Fanti aveva definito nei giorni scorsi “un rischio enorme” la scelta iniziale di lasciare i gestori in libertà. “Se queste persone lasciassero la Svizzera – ha detto – le famiglie rischierebbero di non avere mai il processo che è loro dovuto”. Un timore che, con il passare dei giorni, si è tradotto in una crescente pressione sull’autorità giudiziaria che oggi ha portato al fermo dell’uomo che dovrà essere convalidato nelle prossime 48 ore.

La procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud, aveva difeso l’operato della magistratura, spiegando che nelle prime fasi non erano emersi indizi concreti di fuga, collusione o recidiva, pur assicurando che la situazione è “costantemente monitorata”. Una posizione che non aveva convinto tutti, soprattutto dopo le polemiche sulla gestione delle audizioni, dalle quali gli avvocati delle vittime sono stati inizialmente esclusi.

Oggi, però, il quadro è cambiato. L’arresto segna un passo in vanati dell’inchiesta. Le accuse restano formalmente da definire, ma sul tavolo ci sono ipotesi pesantissime già contestate: dall’omicidio con dolo eventuale alle lesioni personali gravi, fino all’incendio colposo aggravato. La cancellazione dei video potrebbe diventare un elemento centrale anche per valutare eventuali responsabilità aggiuntive, legate alla distruzione o all’occultamento di prove.

A rendere ancora più delicata la posizione dei Moretti c’è poi un altro filone, al momento basato su indiscrezioni giornalistiche ma potenzialmente ulteriore aggravante. Secondo quanto riportato da Bastion Media, un filmato delle telecamere di sorveglianza comunali mostrerebbe Jessica Moretti fuggire dal locale subito dopo l’inizio dell’incendio con la cassa contenente l’incasso della serata. Denaro pagato, di fatto, da ragazzi che in quei minuti stavano lottando per uscire vivi dal bar in fiamme. L’informazione non è stata ancora confermata ufficialmente, ma se trovasse riscontro aggraverebbe ulteriormente il quadro, sul piano penale e simbolico. I coniugi Moretti, arrivati dalla Corsica nel 2015, avevano costruito in pochi anni un piccolo impero della nightlife a Crans-Montana, gestendo tre locali in una delle stazioni sciistiche più esclusive della Svizzera. Un’ascesa rapida e sorprendente.

L'articolo Crans-Montana, il buco nero dei video cancellati: l’inchiesta svizzera (ri)parte dalle prove sparite proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti