Crans-Montana, l’Italia richiama l’ambasciatore in Svizzera: “Grave offesa alle famiglie”
- Postato il 24 gennaio 2026
- Di Panorama
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La scarcerazione di Jacques Moretti non apre soltanto un nuovo capitolo giudiziario sulla strage di Capodanno a Crans-Montana, ma innesca una frattura diplomatica tra Italia e Svizzera. Dopo la decisione del Tribunale di Sion di rimettere in libertà su cauzione il proprietario del locale Le Constellation, teatro dell’incendio che ha causato quaranta morti e 116 feriti, il governo italiano ha deciso di richiamare l’ambasciatore a Berna, Gian Lorenzo Cornado, per definire “le ulteriori azioni da intraprendere”.
Una scelta politicamente pesante, maturata all’indomani di un provvedimento che Palazzo Chigi considera una ferita aperta per le famiglie delle vittime e un atto sproporzionato rispetto alla gravità dei reati contestati.
La decisione di Sion e la cauzione da 200 mila franchi
Jacques Moretti, 47 anni, di origine corsa, è stato scarcerato dopo il versamento di una cauzione di 200 mila franchi svizzeri, circa 215 mila euro. Il Tribunale delle misure preliminari del Canton Vallese ha revocato la custodia cautelare dopo una nuova valutazione del rischio di fuga, ritenuto non più attuale, e dopo aver esaminato l’origine dei fondi utilizzati per la cauzione e la natura del rapporto tra l’imputato e la persona che ha versato la somma.
Il denaro non sarebbe stato pagato direttamente da Moretti, ma da un “caro amico”, rimasto anonimo e che avrebbe chiesto perfino protezione. Secondo quanto emerge dagli atti, la magistratura svizzera ha ritenuto la somma “adeguata e dissuasiva”, respingendo invece la richiesta della Procura di applicare il braccialetto elettronico.
Restano comunque in vigore misure cautelari stringenti: ritiro di tutti i documenti d’identità, divieto di lasciare il territorio elvetico e obbligo di presentarsi quotidianamente presso un posto di polizia. Anche la moglie, Jessica Maric, indagata insieme al marito per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo, deve firmare periodicamente.
Chi ha pagato la cauzione: il notaio, l’assicuratore e il terzo uomo
Sull’identità di chi ha consentito a Moretti di tornare in libertà restano interrogativi pesanti. Nelle ore successive alla scarcerazione, l’attenzione si è concentrata su una cerchia ristretta di rapporti: un notaio, un agente assicurativo e un terzo uomo citati dallo stesso Moretti durante gli interrogatori come amici “molto stretti”, pronti a non fargli mancare solidarietà.
I loro uffici si trovano lungo rue Centrale, a pochi metri dal locale distrutto dall’incendio. Secondo la Procura, però, i coniugi Moretti avrebbero in realtà legami personali limitati in Vallese. Nelle carte giudiziarie si sottolinea come, a fronte di beni immobili ipotecati per oltre cinque milioni di franchi, l’imputato non disponga di redditi significativi e non abbia una rete sociale ampia sul territorio, elementi che inizialmente avevano rafforzato il timore di fuga.
Una valutazione che ora appare ribaltata, non senza alimentare polemiche.
Il ritorno a casa e la rabbia delle famiglie
La sera della scarcerazione, alcune auto sono state viste risalire route de Chervignon, nella località di Lens, dove si trova l’abitazione dei Moretti. L’area è stata presidiata dalla polizia cantonale, mentre tra i presenti non sono mancati momenti di tensione. “C’est propriété privée”, è stato gridato per allontanare curiosi e cronisti.
Durissime le reazioni degli avvocati delle famiglie delle vittime. Jean-Claude Guidicelli ha parlato di “ulteriore violenza inflitta a quei poveri padri, madri, sorelle e fratelli”, mentre Christophe De Galembert ha definito la decisione “sorprendente”. Romain Jordan, altro legale, ha espresso il timore di “collusione e scomparsa di prove”, soprattutto alla luce del fatto che non verrà nominato un procuratore straordinario.
La Procura ha lasciato intendere che l’inchiesta potrebbe estendersi anche alle presunte responsabilità del Comune di Crans-Montana, che dal 2019 non avrebbe effettuato ispezioni di sicurezza nel locale.
La reazione del governo italiano: “Viva indignazione”
È su questo sfondo che si inserisce la reazione durissima di Roma. In una nota ufficiale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno incaricato l’ambasciatore Cornado di prendere immediato contatto con la procuratrice generale Béatrice Pilloud per rappresentare “la viva indignazione del governo e dell’Italia”.
Secondo Palazzo Chigi, la scarcerazione di Moretti è avvenuta “nonostante l’estrema gravità del reato, le pesanti responsabilità che incombono su di lui, il persistente pericolo di fuga e l’evidente rischio di ulteriore inquinamento delle prove”. Una decisione definita “una grave offesa e una ulteriore ferita inferta alle famiglie delle vittime”.
Tajani: “Offesi i sentimenti degli italiani”
Antonio Tajani non ha usato mezzi termini. “La scarcerazione offende i sentimenti degli italiani”, ha dichiarato, chiedendo che la magistratura svizzera acceleri i tempi del procedimento penale. Il ministro degli Esteri ha parlato di una profonda indignazione condivisa con la premier, sottolineando come la vicenda venga vissuta anche sul piano umano, “come genitori”.
Anche Matteo Salvini è intervenuto definendo la decisione “una vergogna”.
Meloni: “Un oltraggio alla memoria delle vittime”
Ancora più netta la posizione della presidente del Consiglio. “La considero un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno e un insulto alle loro famiglie”, ha affermato Meloni, annunciando che il governo italiano chiederà conto alle autorità svizzere di quanto accaduto.
Il richiamo dell’ambasciatore segna così il passaggio definitivo del caso Crans-Montana da vicenda giudiziaria a questione politica e diplomatica. Un segnale che l’Italia non intende archiviare una tragedia che continua a pesare come una ferita aperta, non solo per le famiglie coinvolte, ma per l’intero Paese.