Crematorio di Staglieno, l’ombra delle multinazionali spaventa i comitati: “Basta silenzi, Comune chiarisca”

  • Postato il 10 marzo 2026
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crematorio staglieno

Genova. Torna a far discutere il nuovo impianto crematorio di Staglieno. A distanza di tempo dalla conclusione dei lavori, infatti, al momento non sono note ufficialmente notizie riguardo la sua possibile messa in funzione. Tutto fermo? Forse no. A smuovere le acque alcuni rumors raccolti dai comitati dei cittadini che riguarderebbero una possibile trattativa tra privati per la cessione dell’impianto.

Secondo i comitati, dietro il silenzio della cronaca amministrativa potrebbe nascondersi l’interesse di “una multinazionale intenzionata ad acquisire o sostituire l’azienda che ha costruito l’opera e che detiene la concessione“. Lo scrivono in una nota stampa diffusa in queste ora. Le indiscrezioni riguardano nello specifico il gruppo francese Funecap Groupe, un colosso del settore con un fatturato consolidato di 450 milioni di euro, tra le cui fila fa capolino la Altair, già in corsa per la costruzione dell’impianto, ma arrivata seconda alla gara. “La preoccupazione è legata a quella che sembra una voce sempre più concreta – si legge nella nota – quella di un interessamento all’acquisizione dell’impianto costruito da Crezza da parte di Altair, che fa parte del gruppo francese Funecap Groupe, al centro del più grande polo paneuropeo dei servizi funerari“.

E tornano, quindi, alla ribalta le paure e le istanze dei residenti della zona che mai hanno smesso di opporsi ai nuovi impianti. La struttura realizzata nel cimitero, stando ai comitati, non risponde a una necessità reale della città. “Si ricorda che, nello stesso cimitero, è già operativo l’impianto gestito da So.crem (ETS – Ente Terzo Settore) pienamente sufficiente al fabbisogno della cittadinanza: il nuovo crematorio risulta quindi superfluo e privo di utilità reale per la città”. L’eventuale entrata in gioco di un grande operatore privato è vista come una minaccia alla tenuta del sistema locale: “L’eventuale attivazione o acquisizione del nuovo impianto, soprattutto da parte di un operatore paneuropeo, renderebbe una situazione già critica del tutto insostenibile, con gravi ripercussioni sulla salute pubblica e sull’ambiente”.

Non manca una frecciata alla amministrazione civica.  “Nonostante in campagna elettorale gli attuali amministratori avessero dichiarato la loro contrarietà al nuovo impianto di cremazione, ritenuto inutile e privo di reale beneficio per il territorio, dopo l’elezione si sono limitati ad allargare le braccia, sostenendo che ormai era troppo tardi per fermarne la costruzione”. Una posizione definita “poco giustificabile, soprattutto se si tiene conto che i Comitati avevano inoltrato una diffida formale, supportata da analisi dettagliate e motivazioni coerenti”.

“Agiamo ora per evitare che l’intero settore funerario della città finisca nelle mani di una multinazionale, con la solita rassegnazione di chi sostiene che ‘non c’è niente da fare'”. E’ l’appello conclusivo dei comitati — composto da Comitato Cittadini Banchelle, Comitato via Vecchia e strade limitrofe, e Comitato Difesa del Parco dei Forti e delle Mura di Genova — che chiedono un cambio di rotta. “Non si tratta di schieramenti o appartenenze politiche, ma di rispetto verso una comunità che chiede trasparenza, coerenza e risposte chiare. Riteniamo che su un tema così delicato l’amministrazione abbia il dovere di parlare apertamente, spiegare cosa stia accadendo e chiarire quali siano le reali prospettive dell’impianto. Il silenzio, oggi, pesa più di qualsiasi decisione“.

Autore
Genova24

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