Criminalità: a Potenza una base dei Casalesi

  • Postato il 11 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Criminalità: a Potenza una base dei Casalesi

A Potenza una base dei Casalesi, I criminali utilizzavano tecniche sofisticate per accedere ai conti correnti delle vittime. Truffe online per riempire le casse del clan camorristico:  due arresti.


I Casalesi avrebbero avuto a Potenza una delle loro basi per mettere a segno truffe online e “riempire” le casse del clan.  Facevano parte di un’organizzazione che tra l’Italia e la Spagna svuotava i conti correnti di cittadini e aziende attraverso l’accesso abusivo a sistemi informatici grazie al furto di dati sensibili realizzato via mail (phishing), mediante l’invio di sms (smishing) e tramite comunicazioni telefoniche (vishing). Sono accusate di associazione per delinquere e autoriciclaggio con l’aggravante di agevolare il clan dei Casalesi le due persone a cui, al termine di indagini coordinate dalla Dda di Napoli (procuratore aggiunto Michele Del Prete).

I militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, con il supporto dei Finanzieri del Comando Provinciale di Caserta e Milano, hanno notificato due arresti in carcere emessi dal gip. Si tratta di Pasquale Corvino, 40 anni, e della compagna Angela Turco Cirillo, 43 anni, il primo ritenuto dagli inquirenti promotore e organizzatore dell’associazione a delinquere e l’altra sua diretta collaboratrice, che prelevava i contanti dai conti correnti all’esterno per consegnali a Corvino, e che si adoperava anche per investire il denaro in moneta virtuale.

POTENZA E CASALESI: GLI INDAGATI E L’ENTITÀ DELL’INCHIESTA INTERNAZIONALE

Tra gli indagati, complessivamente 24, figura anche Nicola Sergio Kader, esponente di vertice della fazione Bidognetti del clan dei Casalesi, e il collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo, genero del boss Francesco Bidognetti, detto “cicciotto di mezzanotte”. Le indagini, che si sono svolte anche attivando i canali di cooperazione internazionale di polizia, hanno consentito di fare luce su 38 episodi di truffa perpetrate ai danni di altrettante vittime italiane a cui sarebbero stati sottratti circa 800mila euro almeno in parte finite nelle casse del clan dei Casalesi. Le truffe, è emerso dalle indagini, risalgono al periodo che va tra gennaio 2018 e dicembre 2023, e venivano realizzate con diverse modalità. Inoltre per acquisire ulteriori elementi di prova, sono state effettuate ben ventuno perquisizioni in abitazioni e attività commerciali nelle Province di Napoli, Caserta, Modena, Benevento, Potenza e Isernia.

Il primo schema, più comune, consisteva nell’inviare alla vittima un messaggio sms o una mail, proveniente – solo apparentemente – dall’istituto di credito dove il soggetto aveva aperto un rapporto di conto corrente, con i quali veniva comunicata l’avvenuta esecuzione di bonifici o di altre disposizioni di addebito.

LE TECNICHE FRAUDOLENTE E IL RICICLAGGIO IN CRIPTOVALUTE

Successivamente il truffatore, spacciandosi per un dipendente della Banca addetto al sistema antifrode, induceva la vittima a eseguire un bonifico istantaneo verso un altro conto corrente, riconducibile al sodalizio criminale. Un secondo schema consisteva nella fraudolenta attivazione di una copia della sim telefonica in uso alla vittima e associata al conto corrente. In tal modo, era possibile accedere all’home banking e, una volta ricevuta la password temporanea (codice otp) via sms, trasferire con bonifici istantanei le somme esistenti sui conti correnti verso rapporti bancari riconducibili all’organizzazione.

Il denaro veniva velocemente inviato su altri conti correnti, anche esteri, prelevati “per contanti” e consegnati, in gran parte, a esponenti del clan dei casalesi. In alcune circostanze, poi, i proventi illeciti sarebbero stati impiegati anche per l’acquisto di valute virtuali, ritenute un investimento “sicuro” in considerazione dell’oggettiva difficoltà di identificare i titolari dei relativi portafogli virtuali (criptowallets). I due arrestati sono imprenditori casertani operanti nel settore del commercio di automobili e domiciliati tra l’Italia e la Spagna.

BASE DEI CASALESI A POTENZA: IL FINANZIAMENTO ALLA CAMORRA E AL MANTENIMENTO DEI DETENUTI

Per gli altri indagati il giudice “ha comunque ritenuto sussistente un quadro indiziario idoneo a dimostrare che hanno fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla frode informatica, al riciclaggio e all’autoriciclaggio, con l’aggravante, per sei soggetti, della finalità di agevolare il clan dei Casalesi”. Gran parte dei proventi illeciti, pari a circa il 40%, veniva consegnato, per contanti, ad esponenti del clan camorristico al fine di finanziarne l’operatività e provvedere al mantenimento di svariate famiglie di detenuti del clan stesso, rafforzando la presenza camorristica sul territorio. 

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