Crisi del Cosenza Calcio, la barca sta affondando

  • Postato il 27 gennaio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Crisi del Cosenza Calcio, la barca sta affondando

Crisi sempre più nera per il Cosenza Calcio dopo la sconfitta di Catania, Guarascio e Scalise sul banco degli “imputati”


COSENZA – È evidente che quel poco che c’era, adesso non c’è più. Il giocattolo Cosenza, tanto caro a Guarascio e Scalise, si è rotto del tutto. I segnali, gli scricchiolii, si erano percepiti, per chi è attento, gia dopo la partita di Foggia. Da allora è stato un andare indietro giorno dopo giorno gara dopo gara. A Catania si è toccato il fondo. Una squadra spenta, senza voglia di lottare ha ceduto ai siciliani senza nemmeno avere “l’onore delle armi”.
Qualcuno ha pensato più a litigare che a giocare, qualcuno ha pensato più a criticare che a giocare. Sono segnali terribili che portano dove hanno sempre portato. Si era scritto, dopo l’addio di Gualtieri, che Buscè era rimasto fuori dal solito ciclone natalizio solo perché fin lì i risultati erano, tutto sommato, in linea con i valori dell’undici titolare. Ma si era anche scritto che non c’era da stare tranquilli. L’organico non garantiva il tecnico, peggio dopo gli infortuni di Cimino e Mazzocchi. I “rinforzi” arrivati non lo miglioravano. Si era scritto: “Buscè deve chiedere giocatori, ma di qualità”.

LE RESPONSABILITA’ DELLA CRISI

Adesso il tecnico finirà sulla graticola e la sua panchina diventa rovente. Inevitabile, le cose vanno male e bisogna trovare un responsabile da sacrificare. Ma le responsabilità vanno individuate e assegnate. Buscè avrà le sue di colpe, ma a decidere non è lui. Quando una barca fa acqua (e quella rossoblù faceva acqua già da luglio) prima o poi affonda. Stesso avvertimento vale anche per il direttore sportivo. Bisogna mettere gli attributi su di un piatto e dire come stanno le cose o anche Roma finirà nel tritacarne che è già in funzione.
Arriveranno giocatori in grado di dare una sterzata all’andamento della stagione? Il direttore ha un budget adeguato all’occorrenza? La società pensa di vincere i play off?
Per dare un senso alla stagione queste tre domande hanno bisogno solo di un sì come risposta.
Il dubbio della risposta è lecito come la storia recente (basti pensare allo scorso gennaio) insegna.

LA NECESSITA’ DI INVERTIRE LA ROTTA

Se non si inverte la rotta il Cosenza calcio va verso il baratro dell’anonimato e il professionismo è un lusso che questa società non può, evidentemente, più permettersi.
Ma il calcio non è solo un gioco. La società di calcio non è una normale azienda, è molto di più. La squadra di calcio di una città del Sud dell’Italia è la tana della passione delle persone, è un rifugio sociale, è l’immagine nel mondo di una comunità. I danni che si stanno perpetrando sono enormi e stupisce il fatto che la politica che conta (i vari deputati e senatori eletti con i voti dei cosentini e della sua provincia), insieme alle istituzioni locali, faccia finta che nulla sia successo, che stia succedendo, o che nulla possa succedere.

Invece è già successo. Sarebbe logico, oltre che giusto, che coloro che manovrano i fili dell’economia e della politica si facessero carico di un problema che riguarda tante decine di migliaia di persone di Cosenza e provincia che stanno soffrendo molti andranno in analisi) per colpa di una proprietà che pensa che la società di calcio è uguale a una società che vende banane e che il solo lucro è l’unico obbiettivo.

Non è così. E una persona siede sui banchi del Parlamento dovrebbe facilmente comprendere. Bisogna intervenire a sostegno dei tifosi o si è complici di un danno enorme alla città di Cosenza e alla sua gente.

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