Curling, stone e scopettino: come funziona una partita, regole e glossario

  • Postato il 5 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
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Il curling alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina: la disciplina, di cui il Canada è padrone assoluto con 11 medaglie complessive vinte nel corso delle edizioni dei Giochi, ci porta in dote lo splendido oro del doppio misto vinto a Pechino 2022 dalla coppia formata da Amos Mosaner e Stefania Constantini. Resta uno sport di nicchia che trova la giusta ribalta proprio nel corso dell’appuntamento olimpico ma sono in pochi a conoscerne il regolamento.

Cos’è il curling e quali sono le regole

Il curling è uno sport di squadra sul ghiaccio: due team fanno scivolare delle pietre di granito verso un bersaglio a cerchi, cercando di finire più vicini possibile al centro e di spostare (o proteggere) le pietre avversarie. La particolarità è che, durante la corsa, i compagni possono “spazzolare” il ghiaccio per influenzare distanza e traiettoria. Messa così, sempre abbastanza semplice, ma dietro si celano regole complesse che rivelano un gioco di precisione e strategia, con un regolamento molto codificato e un lessico tutto suo. Durante le Olimpiadi invernali di Milano Cortina, le gare di curling si svolgono al Cortina Curling Olympic Stadium di Cortina d’Ampezzo.

La “stone”: quanto pesa e di cosa è fatta

Quella che sembra una teiera è, in gergo, la stone (o rock, la pietra): una pietra di granito con maniglia, che scivola sul ghiaccio verso la house (o “casa”), il bersaglio a cerchi. World Curling, nel regolamento ufficiale, stabilisce misure e peso: la pietra ha forma circolare, circonferenza massima 914 mm, altezza minima 114 mm, e un peso (maniglia e bullone inclusi) compreso tra 17,24 kg e 19,96 kg.

Sul materiale, il punto chiave è questo: nel curling di alto livello si usano graniti selezionati perché devono resistere agli urti (le pietre si “prendono” spesso) e, soprattutto, perché la parte che tocca il ghiaccio deve essere estremamente affidabile. Le specifiche regolamentari fissano dimensioni e requisiti di utilizzo, mentre i produttori adottano soluzioni diverse (graniti/inserti) per arrivare a prestazioni affidabili . Kays Scotland, un produttore storico scozzese spiega che combina graniti diversi di Ailsa Craig (Common Green per il corpo, Blue Hone per il bordo di scorrimento) e che inserisce un elemento di Blue Hone nella base per costruire il “running edge”, cioè la zona critica che scorre sul ghiaccio. Un grande produttore canadese (Canada Curling Stone Co.), invece, indica di realizzare pietre nuove in granito Trefor.

C’è poi un dettaglio tecnico che spiega molte cose di quello che vediamo in partita: la base della stone non appoggia “piatta” sul ghiaccio. Una spiegazione scientifica dello Smithsonian Science Education Center descrive il fondo come concavo, così che a contatto con il ghiaccio resti soprattutto un anello esterno chiamato running band: meno superficie di contatto significa meno attrito e quindi più scorrevolezza.

Infine, nel formato classico, ogni squadra usa un set di otto stones con lo stesso colore di maniglia.

Lo scopettino del curling: a cosa serve

Lo strumento che sembra una scopa – brush/broom – serve a modificare l’effetto dell’attrito tra stone e ghiaccio, quindi a cambiare la “vita” del tiro. World Curling lo spiega: spazzolare significa scaldare delicatamente la superficie del ghiaccio davanti alla stone applicando forza verso il basso; un buon sweeping può far viaggiare la pietra 2 o 3 metri in più, e può anche ridurre la curvatura rendendo la traiettoria più “dritta”. Si tratta quindi di una parte integrante del tiro, quasi un “secondo volante”.

La parte interessante è che non è un gesto “libero”: è regolato. Nelle regole World Curling, lo sweeping:

  • può essere fatto in qualunque direzione, ma la testa della spazzola non deve essere alzata davanti alla stone in movimento e non deve depositare detriti davanti alla stone;
  • una stone ferma non si spazza: deve essere prima messa in movimento;
  • si può spazzare la stone della propria squadra davanti alla tee line al lato di gioco;
  • la stone avversaria si può spazzare solo dietro la tee line al lato di gioco, e comunque non prima che abbia raggiunto la tee line.

Il campo: linee, cerchi e distanze

La pista del curling si chiama sheet ed è molto più lunga di quanto sembri in TV: il regolamento World Curling indica una lunghezza di 45,720 metri e una larghezza massima di 4,750 m (con tolleranze minime per strutture che non possono rispettare le misure standard).

A ogni estremità c’è la house, (come detto, il bersaglio a cerchi concentrici). Sempre il regolamento definisce i raggi dei cerchi (dal più esterno verso il centro): 1,829 m, 1,219 m, 610 mm, e un cerchio interno con raggio minimo 152 mm. tee è il centro del bersaglio e button il cerchietto centrale.

Le linee importanti sono soprattutto: tee line (la linea che attraversa il centro della house: se la stone non supera l’hog line al lato di gioco viene rimossa), back line (dietro la house), hog line (la “soglia” fondamentale sia per la validità del lancio sia per alcune regole tattiche), centre line (l’asse centrale), hack line e hack (la pedana/fermo da cui parte il lancio). La tee line attraversa il centro della house; la back line è dietro la house e oltre quella linea le stones escono dal gioco ; centre line è l’asse; la Free Guard Zone è la fascia tra tee line e hog line, fuori dalla house.

Come funziona una partita: end, lancio alternato, hammer e punteggio

Nel curling tradizionale la squadra è composta da quattro giocatori e ognuno lancia due stones per end, in ordine consecutivo, alternandosi con l’avversario. Un end (una “mano”) è, in pratica, un “round”: si completa quando ogni squadra ha lanciato otto stones (cinque nel Mixed Doubles) e/o quando il punteggio dell’end è deciso. Nella forma più classica, una partita si gioca su dieci end, ma in alcuni formati e competizioni può scendere a otto. Lo skip è il capitano: dirige il gioco e “chiama” i tiri dalla house; il vice-skip lo sostituisce quando lo skip sta lanciando. L’”alternate” è il quinto giocatore eventualmente presente come sostituto.

Il vantaggio chiave è avere l’ultima stone dell’end, chiamata hammer: significa poter “chiudere” l’azione e spesso costruire un punto (o più) con più probabilità. Nelle competizioni di alto livello, per stabilire chi parte con l’hammer si usa il Last Stone Draw (LSD): prima della partita due giocatori per squadra tirano una stone cercando il centro (una con rotazione in un verso, l’altra nell’altro), e si misura la distanza dal tee.

Poi, durante la partita, la regola pratica è: se segni, perdi l’hammer nell’end successivo (passa agli avversari).

Il punteggio è la parte più “pulita”: alla fine dell’end, una squadra ottiene un punto per ogni sua stone che si trova dentro o a contatto con la house ed è più vicina al tee di qualsiasi stone avversaria. Se nessuna squadra segna, l’end è senza punti. Ci sono tre famiglie principali di tiri: guard, draw, take-out. Guard è una stone messa in posizione per “proteggere” un’altra stone. Draw è un tiro che si ferma dentro o davanti alla house. Take-out è un tiro che rimuove una stone colpendola con un’altra stone.

Punteggio e situazioni tipiche: blank end è un end senza punti. Biter è una stone che “morde” appena il bordo esterno della house. Counter indica una stone in o a contatto con la house che è considerata potenziale punto.

Infrazioni: burned stone è una stone in movimento toccata da un giocatore o da un pezzo dell’equipaggiamento. Hog line violation riguarda il rilascio: la stone deve essere rilasciata prima della hog line al lato di lancio. E poi ci sono le regole “di protezione” delle guardie: Free Guard Zone e No-Tick Shot.

Free Guard Zone e no-tick

Una delle chiavi tattiche è la Free Guard Zone (FGZ): in questa zona spesso si piazzano le guardie (stones “di copertura”), per proteggere altre stones o per bloccare linee di tiro. Il regolamento prevede tutele specifiche “prima della sesta stone dell’end”: se un tiro provoca lo spostamento di una guardia avversaria in Free Guard Zone verso una posizione fuori gioco, la stone lanciata è rimossa e le pietre rimesse com’erano.

Poi c’è la regola del No-Tick Shot, che riguarda un caso ancora più specifico: se, prima della sesta stone, un tiro sposta una stone avversaria in Free Guard Zone e a contatto con la centre line portandola fuori dalla linea o fuori dalla FGZ, la squadra non colpevole ha l’opzione di “ripristinare” (rimuovendo la stone lanciata e riposizionando quelle mosse) oppure lasciare tutto com’è finito.

È un modo, in sostanza, per evitare che le guardie centrali vengano “spazzate via” troppo presto con un colpo di alleggerimento tattico.

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Virgilio.it

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