Dai municipi: ecco perché serve anche la “sicurezza partecipata”

  • Postato il 22 gennaio 2026
  • Di Il Foglio
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Dai municipi: ecco perché serve anche la “sicurezza partecipata”

Il dibattito annoso sulla sicurezza, che nella casa del centrosinistra viene sempre affrontato con la serenità di chi cammina sui rovi (vedi il mini rimpasto ieri), induce il sindaco Beppe Sala a dichiarare sul Corriere: “Abbiamo una serie di problemi che hanno anche altre città, ma questa voglia di colpire Milano ha un’origine anche politica che trovo inaccettabile”. Il primo cittadino alla fine si è tenuto (in realtà nessuno voleva la patata bollente) la delega sulla Sicurezza, affiancato da esperti tra cui l’ex capo dei vigili Tullio Mastrangelo. Ma nel frattempo si muovono anche alcuni municipi (il livello dove la sicurezza morde davvero) che chiederanno di nuovo di contare di più. O almeno questo è quanto è emerso nel dibattito di circa quaranta consiglieri municipali (lista civica Sala, area riformista, Italia Viva e Azione) organizzato il 15 gennaio scorso da Pier Vito Antoniazzi, segretario milanese di Democrazia solidale (Demos) per trovare una sintesi operativa fra sicurezza e coesione perché, come ha ricordato ieri sul Foglio anche l’europarlamentare e già sindaco di Bergamo Giorgio Gori, “è insensato accapigliarsi sull’alternativa fra repressione e prevenzione, quando è evidente che servono entrambe”. Antoniazzi ha lanciato un piccolo sasso nello stagno perché ritiene che i municipi debbano avere una Consulta per la sicurezza e la coesione sociale in cui siano presenti associazioni, realtà territoriali, singoli cittadini che possano dialogare con le forze dell’ordine e istituzioni. E infatti dopo l’incontro del 15 gennaio, “Non c’è sicurezza senza partecipazione”, diversi consiglieri municipali hanno scritto una bozza di mozione da sottoporre nei rispettivi municipi per rafforzare il dialogo non sempre facile con l’amministrazione comunale dato che scrivono che è “necessario sperimentare anche a Milano strumenti di sicurezza partecipata, capaci di integrare ascolto, prevenzione, responsabilità condivise e coordinamento operativi” per rafforzare la propria funzione politica e istituzionale. Perciò vogliono avviare una campagna di ascolto dei cittadini sulle problematiche della sicurezza e della qualità della vita nei quartieri, come primo passo verso un metodo permanente di confronto territoriale e creare una consulta municipale per la sicurezza e la coesione sociale di confronto periodico con la polizia locale, e su temi specifici le forze dell’ordine, oltre ai servizi comunali come Amsa e MM, istituzioni scolastiche, associazioni territoriali, biblioteche, scuole, spazi aggregativi, presìdi educativi e culturali.

 

 

 

I municipi vogliono potenziare il proprio ruolo di vedette del territorio per contrastare il degrado ma anche offrire opportunità operose ai quartieri dove le sinergie fra forze dell’ordine, istituzioni e cittadini operano quotidianamente ma con diverse difficoltà che indeboliscono il loro operato. E infatti nella bozza della mozione lo scrivono chiaramente: “La persistente centralizzazione delle decisioni e delle competenze rischia di ridurre i municipi a meri terminali di segnalazioni, indebolendo la partecipazione democratica e la fiducia nelle istituzioni”. 


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Autore
Il Foglio

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