Davide Baiocco in esclusiva: “Cuore a metà: Perugia e Catania. Alla Juve non fui aiutato, ma quel gesto di Del Piero…”

  • Postato il 10 febbraio 2026
  • Di Virgilio.it
  • 5 Visualizzazioni

Davide Baiocco rappresenta, ancora oggi, un esempio da seguire per i giovani calciatori. Partito dalle categorie inferiori è arrivato sino in Champions League, disputata con la Juventus, dopo l’Intertoto con il Perugia.

A Catania ha riconquistato la Serie A (agli etnei mancava da 24 anni), quindi la chiusura del cerchio, di nuovo in Serie D e in Eccellenza al termine di quasi 30 anni di carriera.

Baiocco, il Perugia di Gaucci e la rincorsa dei grifoni

Quanti chilometri avrà percorso con il suo inconfondibile passo, i calzettoni abbassati all’altezza delle tibie e quella generosità che lo ha contraddistinto nel corso di trent’anni di carriera. Iniziata dalla sua terra, l’Umbria, prima al Gubbio, poi al Perugia (dove è nato), proseguita al Catania, al Brescia, alla Cremonese, con una parentesi poco fortunata alla Juventus, fino agli ultimi anni in Sicilia, tra Agrigento, Siracusa e la Serie D.

Davide Baiocco è stato un centrocampista duttile, dinamico, pulito nelle giocate, tatticamente intelligente. La sua carriera prende quota dopo alcuni anni in Serie D, nella vecchia C2 e in Serie C1.

Il Perugia lo riporta a casa dalla Viterbese, a fine anni Novanta gestita dalla famiglia Gaucci. E proprio dal Perugia attuale che inizia la nostra chiacchierata: “Le cose si sono un po’ complicate con qualche sconfitta di troppo, nonostante buone prestazioni. Ma la squadra è viva, è cambiata con i nuovi acquisti, la salvezza non credo che sia un risultato impossibile da raggiungere, anzi. E’ l’obiettivo minimo. Poi con il ritorno di Riccardo Gaucci, di mister Novellino e di Giacomo Tedesco le cose potranno sicuramente andare meglio, perché credo che hanno già iniziato a inculcare il loro spirito di appartenenza alla città e alla maglia”, dice Baiocco.

Non si può non fare un passo indietro, al Perugia di Luciano Gaucci, di Marco Materazzi e del sudcoreano Ahn, cacciato via dopo il golden gol all’Italia ai Mondiali del 2002, per rispetto – disse Gaucci – nei confronti dei nostri colori. Ma il funambolico Ahn fece soltanto il suo lavoro. “Perugia per me è casa, è vita – riprende il discorso Baiocco -. Ho vissuto esperienze indimenticabili rappresentando la squadra della mia città anche in Europa, in Intertoto. E poi come dimenticare il mio primo gol in Serie A con la maglia del Perugia, all’Olimpico contro la Roma. Ho ancora i brividi a ripensarci”.

Ma cosa è cambiato con il calcio attuale? “Rispetto a 20 anni fa ci sono meno presidenti facoltosi, meno soldi – riprende il discorso di Baiocco -. Per fare bene servono tempo e competenze, una visione globale. Il calcio deve essere visto come un’azienda, lo dico sempre. Bisogna puntare sì sulla prima squadra, ma anche sul settore giovanile, sul marketing, sull’internazionalizzazione del brand. Le cose da fare sono tante, ma credo che a Perugia ci siano le basi per poter fare bene”.

L’approdo alla Juventus, Lippi e lo scudetto “da lontano”

I due anni al Perugia, impressionanti per la qualità delle prestazioni in campo, gli regalano il grande salto alla Juventus nell’estate del 2002. Non andrà benissimo: 16 presenze tra Serie A e Coppe, tra cui 4 gettoni in Champions League, saluterà a gennaio per approdare al Piacenza, ma quei pochi mesi in bianconero saranno fondamentali per lo sviluppo della sua carriera: “E’ stata un’esperienza che porterò sempre dentro di me, assolutamente formativa, che mi è servita negli anni a venire. Purtroppo non è andata come avrei voluto, non ero ancora pronto, ma è altrettanto vero che non ho trovato nessuno che mi formasse”.

Chiaro il riferimento al cambio di modulo: “A Perugia giocavo da mezzala, mi inserivo spesso in area, vedevo la porta. Con Lippi all’epoca giocavamo col 4-4-2, mi schierava da mediano, un ruolo che non sentivo mio. Avrei voluto qualcuno che mi allenasse per quel ruolo, ma alla Juventus difficilmente ti aspettano: quella squadra era piena di campioni, c’erano Del Piero, Trezeguet, Nedved, Buffon, Ferrara. Una rosa formidabile costruita per vincere subito in Italia e in Europa. Ma c’è una cosa che porterò sempre con me, nonostante fossi già andato via”.

Baiocco riavvolge il nastro dei ricordi e prosegue il suo racconto: “Mi è rimasta impressa l’umanità di Alessandro Del Piero, simbolo bianconero e campione vero, dentro e fuori dal campo. Un signore. Io ed Emiliano Moretti andammo via a gennaio, la Juventus poi vinse il campionato. In un’intervista Del Piero disse che quel titolo era anche merito nostro. Fece i nostri nomi, anche se non facevamo più parte della rosa. Un gesto encomiabile, che conferma il campione che era anche fuori dal rettangolo di gioco”.

Catania, l’altra metà del cuore di Baiocco

Dopo Piacenza, Reggina e un anno a Perugia, scivolato in Serie B (a fine campionato i grifoni persero la prima finale playoff della storia del torneo cadetto, contro il Torino), Baiocco riparte dal Catania, ancora in Serie B, contribuendo a riportare in Serie A gli etnei dopo 24 anni di assenza: “Per me Catania è l’altra metà del cuore. Ho il cuore diviso in due metà: da una parte il Perugia e dall’altra il Catania. In Sicilia ho vissuto una quindicina d’anni, tra Catania, Siracusa, Palazzolo, Biancavilla. C’ero nel 2006 quando abbiamo riportato il Catania in Serie A e anche quando abbiamo ottenuto la salvezza senza poter contare sul “Massimino”, perché squalificato (dopo gli incidenti del 14 febbraio 2007 in cui perse la vita l’ispettore di Polizia, Filippo Raciti, nda). Ho legato tantissimo con la città e con la tifoseria. Ricordo i sudamericani Maxi Lopez, Bergessio, Barrientos, Spolli, Vargas, e Mariano Izco, che poi è diventata una bandiera rossazzurra, con il quale ho stretto un’amicizia forte”.

Il Catania attuale si sta giocando la vittoria del campionato nel girone C di Lega Pro, le possibilità di tornare in Serie B sono buone per Baiocco: “Per il Catania vale lo stesso discorso fatto per il Perugia. Il progetto tecnico è buono, peccato per qualche risultato non gratificante negli anni scorsi. Ma l’organizzazione societaria è ottima, la proprietà ha acquisito il centro sportivo e questo è sicuramente un valore aggiunto. Si vede che è una società che va oltre i semplici risultati sul campo. Hanno fatto bene a proseguire con Toscano in panchina, certo il girone non è semplice, ci sono avversarie toste e determinate, a partire dal Benevento, ma non tutto è perduto”.

Autore
Virgilio.it

Potrebbero anche piacerti