Ddl violenza sessuale, il Pd: "Meglio nessuna legge che il nuovo testo"
- Postato il 22 gennaio 2026
- /Ilsecoloxix/Italia
- Di Il Secolo XIX
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Ddl violenza sessuale, il Pd: "Meglio nessuna legge che il nuovo testo"
La Lega elimina la parola 'consenso'. Il PD: "Messo in discussione patto con Meloni""E' un testo che francamente non ci aspettavamo, che rimette drammaticamente in discussione un patto siglato alla Camera tra Schlein e Giorgia Meloni. Giulia Bongiorno in questi giorni aveva detto ripartiamo sempre dal concetto di consenso, lo lasciamo al centro e ripartiamo da li". Lo ha detto la senatrice Valeria Valente del Partito Democratico in merito alla decisione della Lega di togliere la parola 'consenso' dal testo del ddl stupro. Sul tema, intervengono anche la parlamentare ligure del Pd, Valentina Ghio, con Sara Ferrari, presidente del gruppo Pd in commissione femminicidio, Cecilia D'Elia, la stessa Valente, il senatore Filippo Sensi, la deputata Antonella Forattini. "Le proposte della senatrice Buongiorno sulla legge sul consenso sono irricevibili - dichiarano -. Con un colpo di mano stravolge il testo unanime uscito dalla Camera dei Deputati sulla legge a tutela delle vittime di violenza, tradisce clamorosamente l'accordo siglato da Meloni e Schlein e tradisce le donne. Una legge sul consenso che toglie la parola consenso è un eclatante passo indietro rispetto a come la giurisprudenza sta già operando secondo le sentenze della Corte Costituzionale. Introduce il dissenso e prevale il contesto, seguendo una logica regressiva che sposta il peso della prova sulle vittime, trasformando il silenzio, la paura o la paralisi in zone grigie funzionali a chi agisce violenza. Il richiamo al 'contesto' e alla 'situazione' rischia infatti di trasformarsi in un alibi, aprendo varchi per giustificazioni inaccettabili e rafforzando una cultura che normalizza la violenza invece di contrastarla. Ancora più allarmante è la scelta di ridimensionare la violenza sulla base delle conseguenze fisiche, come se il corpo fosse l'unico luogo in cui essa si manifesta. La sofferenza psicologica, la coercizione, l'abuso di potere e di contesto vengono relegati ai margini, mentre si tenta di misurare la gravità di un atto violento attraverso lividi e referti. Un'impostazione che nega la voce e la realtà delle esperienze vissute da migliaia di donne. Ci chiediamo cosa pensino le altre forze politiche della maggioranza che alla Camera hanno votato questa norma a tutela delle donne vittime di violenza. Le vogliono tradire anche loro? Ma soprattutto chiediamo alla Presidente del Consiglio se intenda rispettare l'accordo assunto con l'opposizione".