De Rossi: “Con l’Udinese dobbiamo vincere, è un esercizio per il futuro. Il Genoa deve tornare a sognare”

  • Postato il 19 marzo 2026
  • Calcio
  • Di Genova24
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daniele de rossi

Genova. Tenere alta la tensione per fare un risultato positivo prima della sosta: questa è stata la preoccupazione di Daniele De Rossi per tutta la settimana in attesa della partita di domani del suo Genoa contro l’Udinese: “Il campionato non finisce domani, ma c’è la sosta, una piccola vacanzetta che si prendono tutti per decomprimere. Non si può andare in pausa con un brutto risultato, soprattutto perché non siamo ancora salvi. Il fattore Ferraris, l’ho potuto provare sulla pelle, c’è, ma non dobbiamo aspettarci che lo stadio che faccia gol, ma per impegno, pressione e aggressività faremo una grande prestazione che farà sembrare tutto più facile. Non posso immaginare di andare in sosta con un risultato negativo nonostante la classifica tranquilla”.

All’andata il Genoa aveva messo a segno una vittoria importante contro “gli undici Norton Cuffy” proprio con una rete di Norton Cuffy. Il giocatore, dice De Rossi, “sta benissimo, sta lavorando bene, non ha giocato dal primo minuto a Verona perché Sabelli aveva fatto troppo bene per uscire. Loro sono vittime in base alle prestazioni e alle decisioni che prendo. Ci darà una grandissima mano nel gran finale”.

Il Genoa torna al Ferraris dopo due vittorie: “Bello tornare in campo dopo l’immagine dello stadio in festa. Al di là di quello che diciamo non siamo salvi anche se i punti che serviranno sono molti di meno. I ragazzi lo sanno perché in questa settimana sono stato allenatore fastidioso, un po’ anni Novanta. Quando le cose vanno troppo bene divento molesto e logorroico”.

Che il Genoa non è salvo, De Rossi dice di averlo ripetuto alla nausea. “Sono convinto che ci salveremo, ma non siamo salvi, quindi testa sulla partita per goderci un altro abbraccio dei nostri tifosi. Ci sarà più entusiasmo che dalle squadre seconde, terze e quarte in classifica”.

Baldanzi sta meglio: “A Verona l’ho portato ma non potevo utilizzarlo, lo volevo in mezzo al gruppo. Aveva troppo pochi allenamenti, può giocare dall’inizio ma non ha i 90 minuti”. Tra chi sta recuperando c’è anche Onana, che contro un’Udinese così fisica poteva venir bene: “Vediamo come butta, come rientrerà per l’allenamento di rifinitura. Aveva preso questa storta alla caviglia proprio davanti ai miei occhi che lo ha fatto fermare”.

Il Genoa, da quando c’è De Rossi, ha un ruolino di marcia notevole: sarebbe nono in classifica. Secondo il mister non è solo merito suo: “Ci sono concause che hanno fatto andare le cose bene. Non c’è allenatore che fa bene senza l’aiuto della società e dei giocatori e non c’è squadra che non può vincere senza allenatore e società presente. Il Genoa con Patrick Vieira ho sempre detto che stava ottenendo meno punti di quelli che meritava. A parte la partita molto brutta con la Cremonese le altre le ha perse per un rigore oltre tempo limite o altre situazioni simili. Questa è stata un po’ la mia fortuna. La differenza la fa come gestisci i momenti negativi, nonostante le ottime partite abbiamo fatto due punti in cinque partite, che ci avevano un po’ depresso. Lì la società con Diego Lopez, Andrès Blazquez e il presidente Sucu è stata sempre con me, non ho mai sentito una punta di contestazione silenziosa, mentre in passato era successo. Non posso che sottolinearlo”.

La squadra però è stata sempre presente, con un bel gruppo: “Noi nasciamo allenatori con idee e utopie, con idoli da emulare, poi nella carriera ti rendi conto di quello che ti serve, che devi smussare le ferme convinzioni. La squadra aveva bisogno di qualcosa di più concreto, di più verticale. Credo di essere migliorato grazie ai giocatori. Se riguardo indietro e se dovessi scegliere squadre senza grande qualità tecnica, o fisica, c’è una cosa che voglio trasmettere per prima: l’anima. Il resto ce lo mettiamo. Poi dobbiamo tirare fuori quello che hanno, ma non esiste squadra migliore di quando i giocatori non ti voltano le spalle”.

Il Genoa può provare ad alzare l’asticella, ma De Rossi mette in guardia: “Sarebbe sbagliato parlare di decimo posto, di quaranta punti, se non vinciamo domani. Devo trovare qualcosa in più per motivare ai ragazzi. Avere stimoli superiori, prendere quelli davanti. Loro lo sanno che non devono sedersi, non accomodarsi su questi risultati che sia un decimo posto o che sia una salvezza. Domani dobbiamo vincere. Quello è l’obiettivo e un esercizio per il futuro. Il Genoa deve ricominciare a sognare. In carriera ho visto il Genoa in serie B e C, ma anche quinto con Gasperini. Non si può far calcio senza sognare. A fare un passo indietro c’è sempre tempo”.

In questi mesi anche De Rossi è cresciuto: “In passato dopo la partita col Verona avrei detto che abbiamo sbagliato qualche passaggio. Io inizio a godere del fatto che la squadra inizi a concedere poco. Non subire tiri è la chiave. Se si può attaccare lo spazio lo si attacca con qualsiasi punteggio, anche 0-0, è solo questione di coraggio per non prendere contropiede e imbarcate e il coraggio è una delle prime armi di questa squadra”.

Chi sta crescendo è anche  Marcandalli: “Lui è un 2002, ha fatto esperienza in B e poi un po’ di meno in A, ma a me ha colpito da subito. Mi piace vedere la crescita, a Udine aveva fatto bene ma aveva avuto 5 minuti di blackout, ora sta dando più sostanza e costanza. È una spugna, ha qualità fisiche da Champions League. Lui deve mettere dentro un po’ di ciccia, di dominio del pallone, un po’ di letture, ha la fisicità che hanno i difensori dell’Arsenal, del Chelsea, mi ricorda Rudiger. Per noi è un piacere lavorarci. Lui si ferma anche a fine allenamento per migliorare i dettagli”.

L’Udinese ha avuto alti e bassi in questo campionato: “È una squadra che è in salute, sicuramente non hanno voglia di fare le comparse. È una società che lavora bene da 40 anni, da prendere come esempio, hanno mantenuto sempre classifica tranquilla. Due miei collaboratori hanno lavorato 10-15 anni a Udine e sanno che daranno battaglia”.

Per De Rossi l’Udinese ha capacità di ribaltare il fronte come il Verona ma con qualità superiore. Per cui il Genoa dovrà fare una “partita di squadra. A Verona ha funzionato perché non li abbiamo sottovalutati neanche un secondo, guai a farlo in casa”.

È un buon momento anche per Ekuban e Messias, che non sono mai stati così continui: “I ragazzi a me devono far vedere una cosa, disponibilità: un lavativo per me non ha giorni di vita. Loro sono giocatori che hanno voglia di dare una mano e la differenza la fa l’elasticità dell’allenatore, non mi va di tenerli in ghiacciaia. Ho preparatore atletico che non è normale, è un fenomeno, ma si sta ammorbidendo e ha conoscenza anche delle teste umane. Ci si avvicina e si cuce il vestito perfetto. Loro hanno sempre cercato di mettersi a disposizione, è la loro gestione che fa la differenza, il prendersi qualche tempo in più per fare terapia, noi dobbiamo solo solo levare o aggiungere”.

Infine De Rossi fa gli auguri a tutti i papà genoani: “Complimenti allo staff del Genoa, ho visto un video con Benedetta Signorini sul padre e stamattina abbiamo iniziato coi lacrimoni. Il mio l’ho sentito poco fa. Spero riesca a venire allo stadio. È molto romantico e bello dire che giocheremo per i papà, ma io gioco da 20 anni e non ho mai avuto bisogno di ulteriori stimoli. Ognuno ha il suo: magari la dedica al papà, magari il bonus economico, qualcuno per trovare una bella squadra, alcuni per i tifosi. Per me è sempre stato primeggiare nel mio lavoro, vincere. Il mio tempo, la passione, li dedico alla squadra che alleno e mi viene tanto facile qui dare tutto, perché mi ritorna amore, sostegno, tifo. Io entravo in campo e per me era una guerra. Tutti quelli che mi incontrano mi dicevano ‘ti odiavamo quando giocavi nella Roma’. Quello era l’obiettivo”.

 

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Genova24

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