Denaro offerto per ritrattare, archiviazione per l’ex sindaco di Petilia Nicolazzi

  • Postato il 22 gennaio 2026
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Denaro offerto per ritrattare, archiviazione per l’ex sindaco di Petilia Nicolazzi

Non fu intralcio alla giustizia, archiviazione per l’ex sindaco di Petilia Nicolazzi accusato di offerte di denaro a una donna per ritrattare


PETILIA POLICASTRO – Non regge l’accusa di intralcio alla giustizia ipotizzata nei confronti dell’ex sindaco di Petilia Policastro Amedeo Nicolazzi. All’ex sindaco si contestava di aver offerto somme di denaro fino a 70mila euro a una donna per ritrattare le dichiarazioni, da lei rese agli inquirenti, che hanno innescato un processo per tentata concussione sessuale in cui Nicolazzi è imputato. Ma la gip del Tribunale di Crotone Assunta Palumbo, accogliendo la richiesta della Procura, ha disposto l’archiviazione per la «contraddittorietà degli elementi acquisiti» che «non consentiva di ricostruire con certezza l’accaduto». Nel procedimento erano indagati, sempre per intralcio alla giustizia, anche Gaetano Nicolazzi, figlio di Amedeo, e l’ex fidanzato della donna. Archiviate le accuse anche per loro. Erano sospettati di aver svolto un ruolo di intermediazione per conto di Amedeo Nicolazzi.

LE ACCUSE

La vicenda sarebbe maturata in seguito alla denuncia della donna che, nella stanza del sindaco, avrebbe subito abusi sessuali. A lui la donna aveva chiesto aiuto per trovare un posto di lavoro. Ma l’ex sindaco, chiusa a chiave la porta, avrebbe tentato di carpire prestazioni sessuali in cambio dell’occupazione in una clinica. La donna riteneva di essere stata avvicinata da Gaetano Nicolazzi e dal suo ex, ma anche da un medico di famiglia (non indagato), al fine di rimettere la querela.

LE TRE OFFERTE

Tre i tentativi per farla ritrattare, secondo l’accusa ormai crollata. Il primo ad opera del professionista, di cui la donna non ha mai fatto il nome, che le avrebbe offerto 20mila euro. Il secondo da parte del suo ex fidanzato, che avrebbe avuto un ruolo anche nel terzo tentativo. Avrebbe, infatti, organizzato un incontro in una clinica al quale avrebbe preso parte anche Gaetano Nicolazzi. «Quando mi hanno chiamato mi hanno detto di ritirare la denuncia in cambio di 70mila euro».

DICHIARAZIONI ATTENDIBILI

Ad eccezione di quest’ultimo incontro, quanto riferito dalla donna è, secondo la gip, «privo di riscontri». La gip, pur considerando le affermazioni della donna «intrinsecamente attendibili in quanto lineari, coerenti e prive di contraddizioni», ritiene che non siano riscontrate da alcune registrazioni audio prodotte da Gaetano Nicolazzi. Insomma, «non è provato» che gli indagati abbiano offerto denaro alla donna per indurla a ritrattare. E non sono emersi neanche elementi che «in maniera certa» consentano di ritenere «smentita» la versione della parte offesa.

FILE AUDIO

Nel procedimento era indagata, a sua volta, anche la donna, in seguito alla denuncia di Gaetano Nicolazzi che l’accusava di calunnia. Gaetano Nicolazzi sosteneva di essere stato avvicinato dalla donna che intendeva lucrare utilizzando come merce di scambio il ritiro della querela nei confronti del padre. Su domanda dei militari, Gaetano Nicolazzi, però, avrebbe precisato che la donna non aveva mai fatto esplicite richieste di denaro al fine di rimettere la querela. Ma aveva fatto riferimento ad un file audio comprovante le molestie sessuali che il padre avrebbe perpetrato nei suoi confronti.

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NESSUNA CALUNNIA

L’accusa nei confronti della donna è stata archiviata poiché non sono emersi elementi che consentano di escludere che «terzi» l’avessero indotta a credere che le era stata fatta l’offerta di denaro. Inoltre, nell’unico incontro intercettato, non è emerso che la donna abbia fatto un’esplicita richiesta di denaro. «Né può escludersi» che Gaetano Nicolazzi «anche indirettamente abbia fatto un’offerta di denaro» alla donna.

IL PROCESSO

La presunta – più che mai presunta, alla luce dell’ordinanza di archiviazione – offerta di denaro rispunta nel parallelo processo per tentata concussione sessuale a carico di Amedeo Nicolazzi. Ne ha parlato la teste in aula, riferendo di essere stata contattata da una persona presso un distributore di benzina a Petilia Policastro, che le avrebbe offerto 35, forse 40mila euro per ritirare le denunce. ​ Ha poi aggiunto di aver ricevuto minacce che l’hanno spinta a lasciare l’Italia e trasferirsi all’estero. Tant’è che è stata sentita in videoconferenza tramite rogatoria internazionale. ​

NUOVA TESTIMONIANZA

Nella prossima udienza dovrà essere sentito, invece, il suo ex convivente. La donna, assistita dall’avvocato Mario Saporito, sostiene di essere stata chiamata «ripetutamente» dall’ex fidanzato e da Gaetano Nicolazzi. La strategia dei difensori di Amedeo Nicolazzi, gli avvocati Vincenzo Cardone e Francesco Verri, è quella di far entrare nel processo un certificato che attesta la sua invalidità per schizofrenia. La teste ha però collegato il suo stato di salute mentale, inclusa la diagnosi di psicosi schizofreniforme, alle vessazioni subite, che hanno contribuito alla depressione e a un disagio psicologico.

SISTEMA PETILIA

Proseguirà a maggio, invece, il processo d’appello in cui Nicolazzi è imputato, oltre che per una serie di reati contro la PA, anche di tentata induzione indebita a dare utilità e molestie sessuali nei confronti di una donna che si era rivolta all’ex sindaco per un aiuto economico al figlio disoccupato. La prima udienza è stata rinviata perché il processo dovrà essere celebrato dinanzi a un collegio in diversa composizione. In primo grado, Nicolazzi era stato condannato a 6 anni e mezzo di reclusione.

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