Denunciato per reati legati alla caccia, consigliere regionale di FdI deposita mozione per riaprire i roccoli (vietati dalla legge)

  • Postato il 5 febbraio 2026
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Nel novembre del 2023 viene sorpreso dai carabinieri mentre sta sparando agli uccellini dal suo capanno di caccia. I militari controllano i richiami vivi che sta utilizzando (le esche che servono per attirare, col loro canto, altri volatili, che poi il cacciatore abbatte) e si accorgono che gli anellini – stando alle loro verifiche – sono contraffatti. Risultato: multa più denuncia (alterazione e contraffazione di sigilli). Proprio ieri il protragonista di questa vicenda, il consigliere regionale di Fratelli d’Italia e vicepresidente della commissione Agricoltura, Carlo Bravo, ha depositato una mozione per chiedere che vengano riaperti i roccoli. I roccoli sono impianti di cattura di avifauna, ufficialmente chiusi dal 2019 dopo l’intervento del Consiglio di Stato, vietati dalla legge italiana e dalle normative europee.

È dall’inizio della legislatura, in Regione Lombardia, che politici e funzionari lavorano per allentare le regole relative all’attività venatoria. E uno degli obiettivi dichiarati è proprio la riapertura dei roccoli, una vicenda che all’Italia costò una procedura d’infrazione dell’Unione europea. Solo pochi giorni fa, intervistato dal portale Caccia&Dintorni, l’assessore all’Agricoltura Alessandro Beduschi dichiarava che sì, i roccoli sono una priorità. E che ora che a capo dell’Ispra – organo scientifico e in teoria indipendente – il centrodestra ha nominato la ex senatrice di Forza Italia, Alessandra Gallone, il traguardo è maggiormente alla portata.

Non è un caso che Bravo se ne sia uscito col provvedimento proprio mercoledì 3 febbraio: “La chiusura dei roccoli del 2013 è stata una decisione politica assunta dalla Commissione europea, che sollecitata da posizioni ideologiche anticaccia, ha tenuto la Lombardia sotto procedura. Oggi però il vento è cambiato“. Infatti. Non contento Bravo ha anche proposto di 1) promuovere i roccoli nei programmi scolastici 2) candidarli a patrimonio Unesco.

Ed ecco, a stretto giro, il plauso di un altro politico bresciano, sempre di Fratelli d’Italia, che in questo caso però siede a Strasburgo: si tratta di Paolo Inselvini. Anche per lui “la chiusura” dei roccoli “è stata una scelta politica ideologica della Commissione europea, non una necessità scientifica. Oggi però lo scenario è cambiato e l’Europa non può girarsi dall’altra parte. Serve agire ed è per questo che mi congratulo con il consigliere Bravo che con la sua mozione in consiglio ha finalmente rimesso la questione sul tavolo”.
Intanto l’avvocato Alberto Scapaticci, esperto in materia venatoria e difensore di numerosi cacciatori, ha fatto sapere a ilFattoQuotidiano.it che le indagini nei confronti del consigliere di FdI sono concluse. E che al momento non si sa se Bravo sia stato rinviato a giudizio o archiviato (in mezzo ha provato a riavere i suoi richiami vivi sequestrati, ma la Cassazione gli ha dato torto). Il suo fascicolo giace in qualche cassetto della Procura (o del Tribunale) di Brescia, insieme a tanti altri fascicoli a carico di altre persone, accusate di reati legati all’attività venatoria, che con buona probabilità non vedranno mai la luce del sole.
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