Don Alì resta in carcere: oltre cinque anni di pena per il tiktoker torinese
- Postato il 16 febbraio 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – Si aggrava la posizione giudiziaria di Alì Said, noto sui social come “Don Alì”, figura controversa della scena web torinese. Il 25enne si trova attualmente detenuto e dovrà scontare una pena complessiva superiore ai cinque anni di reclusione in seguito a condanne diventate definitive nelle ultime settimane.
Il giovane era stato arrestato lo scorso novembre insieme a due amici per l’aggressione a un maestro cittadino. Il pestaggio, ripreso con un cellulare e pubblicato online, aveva rapidamente fatto il giro della rete, diventando virale sulla piattaforma TikTok e attirando l’attenzione nazionale sul caso.
Dalla misura cautelare alle condanne definitive
Dall’arresto, Don Alì non ha più lasciato il carcere, dove si trovava inizialmente per effetto della misura cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari. Nel frattempo, però, la situazione si è ulteriormente complicata: le autorità giudiziarie hanno autorizzato l’esecuzione di precedenti condanne definitive.
In termini pratici, questo significa che anche nel caso in cui la misura cautelare dovesse essere revocata o modificata, il giovane rimarrebbe comunque detenuto, almeno fino all’eventuale concessione di misure alternative per la parte residua della pena.
Il personaggio social e la sequenza di reati
Sui propri profili social, seguiti da centinaia di migliaia di follower, Said aveva costruito l’immagine di un personaggio provocatorio e sfrontato. Nei video si mostrava spesso sprezzante verso le forze dell’ordine, sostenendo di non temere arresti o conseguenze giudiziarie.
Nel frattempo, però, la lista dei guai con la giustizia si allungava. Le accuse contestate negli anni spaziano dalla resistenza a pubblico ufficiale alla rapina, dal furto aggravato alla sostituzione di persona, delineando un quadro giudiziario complesso.
Il nuovo processo e la strategia difensiva
Le condanne definitive attualmente in esecuzione non riguardano però l’aggressione al maestro torinese, episodio per il quale Said dovrà comparire davanti al giudice il 20 febbraio. In questo procedimento è accusato di stalking: secondo l’ipotesi investigativa, l’aggressione sarebbe stata compiuta su richiesta di un uomo irritato da un rimprovero scolastico rivolto al figlio della compagna.
Assistito dall’avvocata Federica Galante, l’imputato ha chiesto di essere sottoposto a perizia psichiatrica e di accedere al rito abbreviato, che in caso di condanna consente una riduzione della pena fino a un terzo.
Un caso mediatico nazionale
Parallelamente alla battaglia giudiziaria, la difesa punta anche a ridurre l’impatto mediatico del procedimento. Il caso continua infatti ad attirare l’attenzione delle principali reti televisive nazionali, trasformando la vicenda giudiziaria in un fenomeno mediatico che va oltre i confini locali.
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