Dossi artificiali: normativa, limiti e irregolarità
- Postato il 7 marzo 2026
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- Di Virgilio.it
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Il Codice della Strada inquadra i dossi artificiali o rallentatori di velocità tra i dispositivi complementari di regolazione e sicurezza della circolazione. Il Regolamento di esecuzione detta invece le condizioni operative che trasformano un dosso in un’opera legittima oppure in un’irregolarità contestabile.
La regola di fondo è che i dossi possono essere adottati solo dove il contesto è compatibile con una riduzione effettiva e stabile della velocità, tanto che la disciplina fa ruotare la loro ammissibilità attorno al limite vigente e alla tipologia di strada. Un dosso collocato su un asse di scorrimento, o su una strada dove il traffico deve rimanere fluido per ragioni funzionali, può allora essere considerato un ostacolo.
Dove si possono installare i dossi artificiali
I dossi artificiali sono previsti sulle strade dove vige un limite di velocità non superiore a 50 km/h e devono essere resi riconoscibili anche con modalità di evidenziazione. Il Regolamento di esecuzione del Codice della Strada li collega a questo perimetro e restringe gli ambiti in cui possono essere messi in opera: stabilisce infatti che trovano spazio solo in contesti come strade residenziali, aree analoghe e ambienti in cui la moderazione della velocità è coerente con l’uso locale della strada mentre viene escluso l’impiego lungo itinerari preferenziali dei veicoli di soccorso o pronto intervento.
A completare il quadro c’è la direttiva del Ministero dei Lavori Pubblici del 24 ottobre 2000 che insiste sul presegnalamento e chiarisce che i dossi prefabbricati devono essere approvati mentre quelli collocati su itinerari di attraversamento dei centri abitati lungo strade percorse di frequente da veicoli di soccorso, polizia, emergenza o lungo linee di trasporto pubblico devono essere rimossi in quanto la loro presenza può entrare in conflitto con esigenze di servizio e sicurezza più ampie.
Limiti dimensionali e requisiti tecnici
Molte contestazioni nascono dalle modalità di realizzazione del dosso. La normativa in vigore entra nel merito di altezza, larghezza, materiali e modalità di installazione: più il limite è basso, più il dosso può essere incisivo mentre al crescere del limite massimo ammesso la geometria deve diventare più dolce così da non trasformare il rallentatore in un ostacolo brusco e dannoso. In pratica si applicano soglie dimensionali diverse a seconda che la strada abbia limite a 50, 40 o 30 km/h, con altezze e larghezze che cambiano di conseguenza e con l’indicazione che la realizzazione avviene tramite elementi modulari in gomma o materiale plastico.
Va da sé come dossi troppo alti rispetto al limite vigente, profili troppo taglienti, installazioni improvvisate con materiali non coerenti o fissaggi non adeguati con l’effetto di sollecitare sospensioni, pneumatici e assetto e di indurre frenate brusche che aumentano il rischio di tamponamenti.
Le tipologie di dossi artificiali
I dossi artificiali sono indicati anche con denominazioni differenti. Il termine più comune è dissuasori di velocità, ma rientrano nella stessa categoria anche espressioni come bande sonore, cuscini di velocità e speed table, quest’ultima riferita a una tipologia specifica di rallentatore. Il loro impiego, così come le condizioni che ne disciplinano l’installazione e la rimozione, è regolato dal Codice della Strada e da un decreto ministeriale emanato nel 2011 che ne definiscono l’ambito di utilizzo e i requisiti generali.
Dal punto di vista costruttivo, i dossi artificiali sono elementi rialzati, realizzati in asfalto, cemento o materiali elastici come la gomma, e disposti trasversalmente rispetto al senso di marcia. La loro funzione è quella di indurre una riduzione della velocità attraverso l’azione meccanica esercitata sul veicolo durante il passaggio. Sono dotati di inserti rifrangenti che ne migliorano la visibilità sia nelle ore diurne sia in condizioni di scarsa illuminazione. Possono essere collocati singolarmente o in sequenza e devono essere sempre accompagnati dalla segnaletica di presegnalazione così da avvisare l’automobilista della presenza del rallentatore.
Tra le soluzioni alternative rientrano le speed table, che possono essere descritte come piattaforme rialzate più ampie rispetto a un dosso tradizionale. In molti casi integrano anche le strisce pedonali e trasformano l’attraversamento in un punto fisicamente sopraelevato e quindi più sicuro. Questa configurazione è adottata in genere in prossimità di scuole, ospedali, stazioni della metropolitana, centri commerciali e in aree con intensa presenza di pedoni. Le speed table sono di norma accompagnate da segnaletica verticale dedicata e da illuminazione mirata.
I cuscini di velocità sono invece una versione ridotta del rallentatore classico. Si tratta di superfici sopraelevate a sommità piana che interessano solo una porzione della carreggiata e lasciano liberi i lati. Possono essere installati singolarmente oppure in coppia per evidenziare tratti sensibili della strada, come quelli antistanti edifici scolastici o strutture sanitarie.
Un’altra tipologia sono le bande sonore, caratterizzate da strisce rialzate e arrotondate che producono un rumore percepibile al passaggio dei veicoli. Questo effetto acustico ha lo scopo di richiamare l’attenzione del conducente e indurlo a rallentare. Sono collocate in prossimità degli svincoli autostradali, all’ingresso e all’uscita delle aree di servizio, lungo tratti curvilinei in ambito extraurbano o all’interno dei parcheggi di grandi strutture commerciali.
Segnaletica, presegnalamento e atti amministrativi
La direttiva ministeriale richiama l’esigenza del presegnalamento con colori, forme e dimensioni conformi perché il dosso non può essere una sorpresa e dunque anticamera di un incidente. Sul piano amministrativo l’installazione avviene previa ordinanza dell’ente proprietario della strada poiché la collocazione deve essere motivata e inserita in un disegno complessivo di moderazione della velocità.
Quando un dosso può essere contestato
La prima irregolarità che finisce nelle contestazioni è la collocazione del dosso su strade che non rientrano nelle categorie compatibili oppure su tratti che funzionano come direttrici principali. In questo caso il rallentatore può interferire con i tempi di percorrenza e con la regolarità del trasporto pubblico o dei mezzi di emergenza.
La seconda irregolarità è la non conformità geometrica ovvero dossi troppo alti o troppo stretti rispetto alle prescrizioni fino a provocare urti e danni ai veicoli. La terza irregolarità riguarda segnaletica e visibilità: dossi non presegnalati, poco visibili di notte o in caso di pioggia trasformano un dispositivo di sicurezza in un fattore di rischio.
Responsabilità e conseguenze
Se un dispositivo è realizzato o mantenuto in modo non conforme e contribuisce a un incidente o a un danno entra in gioco il tema della responsabilità per la custodia della strada e la valutazione del nesso causale tra lo stato dei luoghi e il sinistro con un contenzioso che coinvolge ente proprietario, tecnici e soggetti esecutori a seconda delle circostanze.
Quando l’incidente è attribuito alle condizioni della strada, il danneggiato deve provare il collegamento tra la situazione di pericolo e l’evento e poi il custode può andare esente da responsabilità solo dimostrando il caso fortuito o altri elementi idonei a interrompere il nesso.