Droni, U-Space e dati: così l’Italia si ritaglia un ruolo chiave nella nuova economia aerea
- Postato il 19 gennaio 2026
- Innovation
- Di Forbes Italia
- 1 Visualizzazioni
Contenuto tratto dal numero di gennaio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
L’Italia si sta affermando come punto di riferimento in Europa nella drone economy. Al centro della rivoluzione c’è l’Enav, con la sua società d-flight. “Abbiamo portato funzioni che altri stanno ancora immaginando”, dice il direttore delle strategie, Felice Catapano.
C’è una rivoluzione che l’Italia sta presidiando a livello internazionale. Non bisogna sorprendersi, perché abbiamo intelligenze, tecnologie e mezzi per svilupparla e consolidarla. È la drone economy, una filiera che garantisce servizi alle città e alle persone, nella mobilità e nei sistemi di sicurezza. In cielo e in terra questo mercato ha un protagonista italiano: Enav (Ente nazionale per l’assistenza al volo). Ne abbiamo parlato con Felice Catapano, direttore delle strategie.
Che cos’è, in concreto, la drone economy?
Non è un mercato: è un nuovo orizzonte infrastrutturale. Abbiamo sempre pensato alle infrastrutture come a qualcosa di fisico – strade, ponti, reti –, ma per la prima volta un’infrastruttura nasce in movimento, sopra le nostre teste. I droni stanno diventando nodi intelligenti di una rete che raccoglie dati, protegge le comunità, accelera la logistica, osserva in tempo reale ciò che accade sul territorio. È la trasformazione più profonda che i cieli abbiano mai vissuto: lo spazio aereo basso diventa un layer digitale, una piattaforma nazionale di servizi. E l’Italia, con Enav e la piattaforma d-flight, sta guidando questa trasformazione.
Quali sono gli elementi distintivi di questa trasformazione e i cambiamenti a cui ci porteranno?
Siamo nel punto di incontro fra tre rivoluzioni. La prima è quella dell’intelligenza artificiale, che permette alle flotte di droni di vedere, interpretare, reagire e decidere. La seconda è l’U-Space (lo spazio aereo dedicato ai droni) europeo, la nuova architettura digitale che renderà possibili operazioni simultanee, sicure e ad alta densità. La terza è la trasformazione delle città, che stanno diventando organismi intelligenti, con esigenze nuove di sicurezza, monitoraggio e mobilità. Quando tre rivoluzioni si sovrappongono, nasce una discontinuità. E noi siamo dentro quella discontinuità.
Qual è il ruolo dell’Italia in questo scenario?
L’Italia ha un vantaggio competitivo che pochi vedono, ma che molti presto riconosceranno. Stiamo costruendo le fondamenta di un ecosistema nazionale dei droni: infrastrutture digitali, regole chiare, sperimentazioni avanzate, una filiera industriale che sta crescendo. Enav sta puntando su acquisizioni mirate per rafforzare una filiera italiana. Con d-flight, la società del gruppo Enav che si occupa dei servizi per i droni, abbiamo portato nel Paese funzioni che altri stanno ancora immaginando: tracciamento digitale, geofencing dinamico, autorizzazioni automatizzate.
Quali sono le applicazioni che stanno emergendo?
Quelle in cui il tempo, la sicurezza e l’accessibilità fanno la differenza. Nella protezione civile i droni stanno diventando gli occhi del territorio: incendi, frane, eventi estremi. Nella logistica sanitaria garantiscono velocità che prima erano impossibili. Nelle ispezioni industriali rivoluzionano modelli operativi fermi da decenni. E tutto converge verso la mobilità aerea avanzata, che porterà nelle città servizi oggi inconcepibili. Ma il punto centrale è questo: il valore non è il volo. Il valore è la conoscenza che generano, la sicurezza che aggiungono, le decisioni che permettono.
Non è necessario possedere droni e relative competenze, ma si punta su un modello che si chiama ‘drones as a service’: che cosa significa?
Significa che la tecnologia non è più fine a se stessa. Non compro un drone: ottengo una capacità, come un servizio cloud o una rete elettrica. Per un ospedale significa avere campioni trasferiti in pochi minuti. Per un sindaco significa monitorare il territorio in modo continuo. Per un gestore di infrastrutture significa prevenire guasti. Questo modello crea valore pubblico, efficiente e scalabile. E l’U-Space è ciò che trasforma questa visione in sistema Paese.
Come consolidare questa leadership?
Serve una scelta collettiva. Standard condivisi, altrimenti l’innovazione non scala. Partnership pubblico–private, altrimenti l’ecosistema non si forma. Competenze nuove – piloti, data analyst, ingegneri dell’integrazione –, altrimenti la tecnologia resta potenziale. Anche sulla formazione abbiamo lanciato una digital academy per formare specialisti del settore. La linea dell’orizzonte è già visibile: ora dobbiamo trasformarla in realtà.
Che cosa prevede nel lungo periodo?
Immagino un Paese dove il cielo a bassa quota è una dorsale digitale. Un’infrastruttura viva, che parla con i territori, le imprese, le istituzioni. Un cielo che non è più solo attraversato, ma governato, integrato, reso intelligente. L’Italia può guidare questa traiettoria. Non perché abbia più tecnologia degli altri, ma perché sta costruendo un modello: drone as a service e U-Space significano un ecosistema industriale nazionale. È qui che nasce il vero cambiamento. Il futuro non è fatto di droni, ma di infrastrutture intelligenti. E questo futuro, in Italia, è già iniziato.
L’AZIENDA
Enav controlla il traffico aereo, garantisce l’installazione, la manutenzione e il monitoraggio di tutti i sistemi hardware e software per la navigazione aerea. Ha oltre 100 clienti in tutto il mondo ed è partner delle più importanti realtà a livello mondiale per lo sviluppo dei servizi satellitari. Con le sue 4.500 persone fornisce i servizi alla navigazione su tutto lo spazio aereo italiano e su 45 aeroporti. È una componente fondamentale del sistema di gestione del traffico aereo internazionale e uno dei principali attori nella realizzazione del Single European Sky, il programma per armonizzare la gestione del traffico in Europa.
È l’unica realtà italiana a selezionare, formare e aggiornare i profili professionali che operano nei servizi per il controllo del traffico aereo. È quotata alla Borsa di Milano dal 2016, con un flottante del 46,7%. Il socio di maggioranza, con il 53,3% del capitale, è il ministero dell’Economia e delle finanze. La società opera in un mercato regolato a livello europeo ed eroga i propri servizi in Italia sotto la vigilanza del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e del regolatore nazionale Enac.
L’articolo Droni, U-Space e dati: così l’Italia si ritaglia un ruolo chiave nella nuova economia aerea è tratto da Forbes Italia.